Con quali risultati di bilancio Banca del Sempione esce da un anno che per tutti è risultato particolarmente difficile a causa della pandemia mondiale?
G.C.: «Effettivamente si è trattato di un anno difficile in quanto nessuno di noi ha mai operato in simili circostanze. Un evento, questo, che rimarrà fortemente ancorato nella storia. Le nostre vite, il nostro sistema basato su relazioni personali, le nostre abitudini nonché la nostra economia sono state stravolte. Ciononostante in Banca del Sempione abbiamo mantenuto un’ottima efficienza operativa grazie all’implementazione di appropriate misure, garantito la tutela e la salute dei nostri collaboratori e dei nostri clienti, e ottenuto risultati economici più che soddisfacenti.
La prima parte dell’anno è stata caratterizzata da mercati finanziari molto volatili e piuttosto negativi che hanno condizionato anche la redditività. La ripresa evidenziata nel secondo semestre ha permesso un sensibile recupero in tutte le società facenti parte del gruppo Banca del Sempione. A livello di conto economico consolidato abbiamo così potuto chiudere l’anno con un risultato in linea con quanto ottenuto nel corso del 2019, ossia un utile netto superiore ai 6 milioni di franchi svizzeri».
In un’epoca segnata dal cambiamento la flessibilità sembra essere la condizione indispensabile per sopravvivere. Quali sono le grandi sfide che attendono Banca del Sempione nei prossimi anni?
G.C.: «Entrata in vigore della legge sui servizi finanziari, digitalizzazione, sostenibilità degli investimenti, gestione dei rischi nonché la continua formazione del personale con particolare attenzione alla crescita dei giovani, sono i temi che più ci occuperanno nell’immediato futuro. Si tratta di tematiche che, se ben gestite, porteranno ad un’aumentata efficienza operativa che alla fine andrà a beneficio della clientela e di tutta l’organizzazione. Sarà inoltre fattore determinante ampliare il numero della clientela con la conseguente crescita delle masse in gestione».
La digitalizzazione è un processo ormai irreversibile. A suo giudizio quale sarà un possibile equilibrio tra Banca reale e Banca virtuale?
G.C.: «La banca virtuale già al giorno d’oggi gioca un ruolo importante. Tutta una serie di semplici transazioni si svolge senza l’intermediazione di una persona ma semplicemente sfruttando i vari mezzi tecnici moderni a disposizione. Ciò vale per tutti i generi di clientela ma soprattutto per quella retail. Questo modo di operare è da considerarsi indubbiamente in costante crescita.
Non dimentichiamo però che siamo una banca attiva principalmente in ambito wealth management, attività per la quale considero indispensabile il contatto personalizzato tra cliente e consulente. Quello della vicinanza al cliente è un aspetto che caratterizza l’attività di Banca del Sempione, è il nostro valore aggiunto sul quale non mancheremo di insistere anche in futuro. Diventeremo anche noi sempre più virtuali e in questo senso abbiamo già fatto molti passi in avanti, ma sarà attraverso l’identificazione del giusto equilibrio che intendiamo incrementare il già elevato grado di soddisfazione della nostra clientela».
Da qualche tempo molti istituti bancari hanno posto la sostenibilità al centro delle proprie strategie d’investimento e riguardo all’organizzazione interna. Che cosa significa per Banca del Sempione questa scelta strategica?
G.C.: «Oltre che di una scelta strategica, si tratta di un adeguamento alla sempre più importante presa di coscienza generale che si debba finalmente fare qualche cosa di concreto per la protezione del clima. Un processo, questo, irreversibile, che guarda con maggior attenzione alla sostenibilità soprattutto nell’interesse e a favore delle generazioni future. Da parte nostra abbiamo già lanciato da tempo un interessante progetto denominato Green division. All’interno di Banca del Sempione si sta dando vita a un nuovo modo di fare banca, basato su una maggiore attenzione alle persone, all’ambiente e alla comunità. Presso la sede di Lugano vi sono stati alcuni interventi concreti anche sull’immobile che ci ospita: un ufficio creato totalmente con materiali sostenibili in cui opera la suddetta neonata divisione e la creazione di un sistema per la generazione di energia sostenibile attraverso la posa di pannelli fotovoltaici sul tetto del palazzo.
Questa filosofia di pensiero si ripercuote ovviamente anche nella scelta da parte dei nostri clienti di prodotti a tema. Rispondiamo a questa richiesta mettendo a disposizione prodotti da noi sviluppati e soluzioni appositamente selezionate di terzi».
Di recente avete inserito la dott.ssa Silvana Cavanna quale nuovo membro del CdA, unica donna in questo ruolo. Che valore assume questa scelta e quali sono le sue specifiche competenze?
G.C.: «L’assemblea degli azionisti si è trovata a dover identificare un nuovo membro indipendente all’interno del CdA. La scelta della dottoressa Silvana Cavanna è dovuta a meriti acquisiti, grazie alle sue capacità ed esperienze accumulate nel corso degli anni nel mondo della finanza, tra cui è doveroso segnalare la sua ultima esperienza operativa in qualità di Presidente della Direzione Generale di un istituto bancario a Ginevra. È comunque indubbio che il fatto di aver potuto accogliere una professionista donna in seno al Consiglio di amministrazione ci fa enormemente piacere».
Dal suo osservatorio qualificato come giudica lo stato attuale del sistema finanziario svizzero in generale e del Ticino nello specifico?
G.C.: «Il sistema finanziario svizzero è sicuramente all’avanguardia. Ha saputo adattarsi ai cambiamenti epocali intervenuti negli ultimi anni con la professionalità che lo contraddistingue. È riconosciuto universalmente come leader nell’attività di wealth management. Lo dimostra, fra l’altro, la costante e regolare crescita degli averi gestiti dalle banche svizzere.
Anche in Ticino il passaggio verso la gestione di fondi ufficialmente detenuti presso di noi da clienti esteri si è svolto con grande capacità di adattamento alle mutate esigenze. Purtroppo l’assenza di un accordo italo-svizzero sul libero accesso al mercato italiano non ci facilita il compito».
Ci aiuta a conoscere meglio la sua attività extra-professionale, raccontandoci come vive il suo tempo libero?
G.C.: «Sono sempre stato un amante della montagna e dunque della vita all’aria aperta. Passo gran parte del mio tempo libero sulle montagne del Canton Uri e della valle Leventina. L’inverno lo trascorro sulle piste di sci di Andermatt e l’estate prevalentemente sui sentieri escursionistici dell’alta Leventina. Da qualche anno ho imparato ad apprezzare i vantaggi di una bicicletta elettrica che sempre più mi appassiona. Coltivo altresì l’hobby della cucina, dove mi diletto con discreto successo. La lettura è pure una componente importante; oltre a ciò che riguarda il mondo della finanza, essendo un amante degli sport in generale, mi interessano le biografie e le imprese dei grandi campioni dello sport».
Quali sono le principali linee di sviluppo lungo le quali avete impostato la crescita della Banca per i prossimi anni?
S.R.: «La Banca ha una identità chiara che intende sfruttare maggiormente anche sul nostro territorio. Essere una banca privata con il potere decisionale in Ticino, non caratterizzata dalle logiche imposte nei grandi istituti, è un valore che desideriamo far percepire maggiormente alla clientela ticinese. Quindi per rispondere alla sua domanda guardiamo allo sviluppo nel nostro cantone con estremo interesse, affiancandolo a quello sui mercati esteri che considerano la Svizzera e il suo sistema paese con grande rispetto e colpiti da quelle che sono le certezze che possiamo assicurare in un contesto, non solo finanziario, difficile da interpretare. A questo aggiungiamo lo sviluppo della nostra Sicav in Lussemburgo che ricordiamo viene gestita in casa ed è una fabbrica prodotto molto apprezzata anche al di fuori del Gruppo Banca del Sempione».
Il processo di rinnovamento di Banca del Sempione passa anche attraverso l’assunzione di giovani al di sotto dei 30 anni e l’attribuzione sempre maggiore di ruoli di responsabilità alle donne. Quali sono le strategie in proposito che state mettendo in atto?
S.R.: «In realtà siamo sempre stati piuttosto lontani dai preconcetti o dogmi che creano distinzioni tra uomini e donne, giovani o persone di esperienza. Semplicemente basiamo le nostre valutazioni sul principio meritocratico, nella crescita dei nostri collaboratori o collaboratrici. Si premia chi lavora con impegno, sacrificio e voglia di fare e innovare. Puntiamo molto su ragazze e ragazzi che dispongono dell’entusiasmo giovanile, utile e stimolante anche in banca. Per garantirci un futuro pieno di soddisfazioni riteniamo che sia fondamentale mixare al meglio i ruoli, le competenze, le attitudini di ognuno di noi, donne o uomini, giovani o meno giovani che siano».
Quali sono i risultati già ottenuti attraverso l’attuazione del progetto Green Division?
S.R.: «I risultati sono eccellenti ma soprattutto è soddisfacente il posizionamento di questa nuova divisione all’interno del gruppo. Operando in modo trasversale e sensibilizzando tutti gli uffici e i servizi stiamo creando una cultura diversa, più giusta e al passo con i cambiamenti che le esagerazioni passate impongono a tutti noi. Questo avviene senza dimenticare la necessità di contribuire alla generazione di ricavi che sostengano l’impegno negli investimenti e nei costi per le attività sostenibili. In questo senso mi piace ricordare il contributo nell’emissione di certificati a tema che hanno avuto molto successo, la creazione del “conto green” che investe esclusivamente in prodotti sostenibili e che destina una parte dei ricavi all’impegno sul territorio di associazioni che lavorano per renderlo migliore e infine l’impegno nella verifica delle nostre attività di gestione per adeguarle alle direttive ESG».
Quali saranno le successive tappe e quali obbiettivi finali vi siete prefissati di ottenere?
S.R.: «In realtà non ci siamo posti dei limiti ma l’obiettivo è di continuare sulla strada del miglioramento delle nostre attività, dei nostri servizi, dei nostri prodotti in una modalità maggiormente sostenibile. Non intendiamo dimenticare il passato ma solo impegnarci tutti in modo serio per contribuire a rendere migliore il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno. Nel mentre desideriamo creare un ambiente di lavoro stimolante e generatore di idee e creatività, pensando al benessere di tutti quelli che ci lavorano».
Una delle principali chiavi del successo di questo progetto riguarda il coinvolgimento del personale. Quale è stata la risposta di dipendenti e collaboratori?
S.R.: «Il personale è il patrimonio della Banca e metterlo in condizione di lavorare al meglio è nell’interesse di ogni azienda. Per rispondere alla sua domanda posso assicurarle che il risultato è buono ma non vogliamo su questo tema forzare le persone, ma arrivare con gradualità e rispetto delle sensibilità di ognuno a un coinvolgimento globale».
Il Rapporto di esercizio 2020 è dedicato ai ghiacciai della Svizzera. Anche questa è una scelta di attenzione nei confronti di quel riscaldamento climatico che rappresenta uno dei temi più delicati per la tutela dell’ambiente?
S.R.: «La decisione di evidenziare un problema che riguarda l’ambiente a noi più vicino fa parte di quel processo di sensibilizzazione che siamo convinti di sostenere nell’interesse di tutti. La Svizzera e il Ticino hanno una natura bellissima e invidiata da tutti e naturalmente le montagne ne sono una delle componenti più apprezzate. Far riflettere sul tema ci sembrava doveroso e rappresenta un atto d’amore verso il nostro territorio».
Lei è impegnato nella gestione diretta della vita della Banca ormai da molti anni. Come è cambiato nel tempo il modo di “fare banca” in Svizzera e in Ticino?
S.R.: «Sono in Svizzera da 25 anni ormai e in Banca del Sempione da quasi 16. Ho quindi avuto la fortuna di veder cambiare completamente il modo di fare banca. Alla fine per il sistema svizzero e quello ticinese nello specifico, è stato uno stimolo, una sfida che ha contribuito ad aumentare la qualità dei nostri servizi e del nostro approccio alla clientela. Sarà così anche con l’entrata in vigore della nuova Legge sui servizi finanziari. Mi sento di dire, senza presunzione, che come Banca del Sempione e più in generale come sistema bancario svizzero, siamo stati in grado di affrontare le prove impegnative che ci sono state imposte e che lo saremo anche per quelle future. Questo, a mio modo di vedere, dipende da un modello operativo efficace e al riconoscimento della cultura, della tradizione e della professionalità delle banche svizzere nel mondo. Per il futuro dobbiamo aumentare la trasparenza delle nostre attività e ovviamente l’impegno per renderle più innovative e sostenibili».
Il Direttore di una Banca è spesso immaginato sempre assorto tra numeri e bilanci. Quali sono in realtà i suoi interessi e passioni quando riesce per qualche ora a staccare dai suoi compiti alla guida della Banca del Sempione?
S.R.: «La banca e le sue attività sono nella mia testa 24 ore al giorno. Non lo dico per cercare comprensione o vanteria, è probabilmente una questione di carattere che mi porta a cercare sempre di migliorarmi e a migliorare ciò che facciamo in Banca del Sempione. La fortuna è quella di avere una squadra in Direzione generale di grande qualità con la quale condividere questo impegno. Sono molto orgoglioso di tutto quello che riusciamo a esprimere e dell’impegno di tutti i collaboratori e collaboratrici. Così come, tornando alla sfera personale, sono orgoglioso della mia famiglia formata da Simona mia moglie che continua a sopportarmi dopo tanti anni e da Camilla che vive a Londra e Giacomo che vive a Berna. Con loro ci divertiamo a ritrovarci tutti assieme in Ticino, in Valtellina, mia terra di origine, o in Toscana, dove abbiamo una piccola proprietà. Per sfogarmi l’ideale è una partita a tennis al circolo TC Lido Lugano a cui seguono discussioni, bevute e prese in giro con gli amici e delle belle passeggiate nei bellissimi boschi ticinesi con i miei due cani, cercando di contenere i pensieri sulla banca!».