La sostenibilità al giorno d’oggi è in cima alle priorità di molti settori economici e quello bancario non fa eccezione. Ormai da diversi anni nella piazza finanziaria svizzera è in atto un cambiamento che sta portando gli istituti bancari a considerare nelle loro attività anche aspetti ambientali e sociali e non solo economici. Questo approccio, per essere coerente, va applicato tanto ai servizi che la banca offre, dalla gestione patrimoniale ai crediti passando per il retail banking, quanto alla gestione dell’azienda stessa, pensiamo in particolare al rapporto con i collaboratori e con il territorio.
Se a livello svizzero Swiss Sustainable Finance fornisce annualmente una panoramica sull’evoluzione degli investimenti sostenibili, in Ticino mancava un quadro generale della situazione in rapporto alla diffusione di buone pratiche di Corporate Social Responsibility (CSR) nel settore bancario. Per colmare questa lacuna l’Associazione Bancaria Ticinese l’anno scorso ha dato mandato alle ricercatrici SUPSI Jenny Assi e Caterina Carletti di effettuare uno studio con lo scopo di promuovere la tematica a livello settoriale, mappare le buone pratiche già attuate dalle banche presenti in Ticino, comprendere i punti forti e le fragilità delle strategie di CSR applicate e non da ultimo fornire agli associati ABT stimoli utili per migliorare il loro posizionamento. Lo studio ha ricevuto il supporto anche da Swiss Sustainable Finance.
La raccolta di informazioni è basata su un campione di 28 banche che fanno parte dell’Associazione Bancaria. Le ricercatrici hanno effettuato un’analisi dei siti internet e dei rapporti di sostenibilità pubblicati, spedito un questionario per una prima valutazione delle tematiche maggiormente affrontate e infine effettuato interviste qualitative all’interno di 10 istituti bancari.
Prodotti sostenibili in crescita, settore crediti da sviluppare
Le conclusioni alle quali sono giunte le ricercatrici offrono diversi spunti di riflessione. La maggior parte delle banche ticinesi interpellate ha introdotto la sostenibilità nella strategia anche se a livelli diversi a seconda delle attività. Ad esempio, se per quanto riguarda gli investimenti sostenibili le banche sono già in grado di offrire una gamma diversificata di prodotti, dal lato crediti emerge ancora una certa fragilità, dovuta prevalentemente alla difficoltà di valutare la sostenibilità di un’impresa, specie se medio piccola. Ma anche nel caso degli investimenti sostenibili i problemi non mancano. Attualmente il tema più urgente riguarda l’adozione di un’unica tassonomia a livello internazionale che possa mettere al riparo l’investitore da azioni di green washing. Inoltre è importante differenziare gli istituti di dimensione medio piccola da colossi bancari con apertura internazionale. Se questi ultimi hanno le risorse per affrontare il cambiamento, le realtà più piccole necessiteranno un maggiore supporto nelle attività di screening dei prodotti sostenibili, evitando di lasciarli soli nei confronti dello “tsunami” normativo e delle metodologie ESG sempre più complesse.
Fondamentale puntare sulla formazione e sulla comunicazione
Un elemento che accomuna tutti gli istituti, a prescindere dalla struttura e dalla tipologia di business, è l’importanza che viene riconosciuta alla formazione: dalle interviste emerge come solo attraverso un ampliamento delle competenze in materia di sostenibilità sarà possibile rispondere alle esigenze della clientela e promuovere un cambiamento di mentalità all’interno della banca stessa. Non a caso diversi istituti si sono dotati di una o più figure appositamente dedicate alla CSR. Per quanto concerne la clientela, interessante notare come tutti gli istituti intervistati abbiano riscontrato un’accresciuta sensibilità a temi ambientali e sociali non solo da parte delle nuove generazioni, come già si sapeva, ma anche da parte degli imprenditori.
Permangono invece approcci diversi sulle modalità comunicative: non tutte le banche redigono un rapporto di sostenibilità, che rappresenta lo strumento principale per comunicare e pianificare la propria strategia di CSR. Alcune banche non hanno le competenze specifiche per realizzare il rapporto, altre perseguono una strategia che predilige una certa riservatezza su tematiche come l’impegno verso il territorio, la beneficenza o le buone pratiche adottate verso i propri dipendenti. Questo approccio, seppur comprensibile (il confine tra comunicare e ostentare è spesso labile), ha lo svantaggio di rendere più difficilmente misurabile l’impatto positivo che le banche hanno sul territorio. Dallo studio emerge infatti che il settore garantisce ancora benefit interessanti per i dipendenti, non solo a livello di salario ma anche di welfare, e soprattutto gioca un ruolo fondamentale a livello di donazioni, sponsorizzazioni e collaborazioni con il settore non profit. Un impegno capillare e diffuso contribuisce a distribuire sul territorio importanti risorse che arricchiscono la vita culturale e sociale del Cantone.
In conclusione, questo primo studio sul rapporto tra le banche del nostro territorio e il tema della sostenibilità ha permesso di fotografare lo stato dell’arte e di cogliere gli aspetti più rilevanti del tema. Lo studio è stato presentato in occasione dell’Assemblea generale ABT ed è disponibile sul sito web dell’Associazione.