Nel momento in cui la pandemia fa meno paura ma si profila una gravissima crisi nella politica internazionale, qual è lo stato di salute dell’economia ticinese?

«L’economia ticinese è complessivamente in buona salute e ha superato bene il delicato periodo pandemico, nel solco peraltro della positiva tenuta a livello nazionale. Alcuni indicatori, come ad esempio il progressivo miglioramento delle stime del prodotto interno lordo (PIL) cantonale o il riassorbimento dei disoccupati iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC) dopo l’aumento dettato dalla fase acuta della pandemia, confermano questa lettura tendenzialmente positiva.

In questo senso ricordo anche l’importanza degli aiuti messi in campo tempestivamente in Ticino, tra cui le indennità per lavoro ridotto (ILR), le indennità per perdita di guadagno Corona, i prestiti garantiti COVID-19 e il programma di sostegno per i “casi di rigore”. Questi strumenti hanno permesso di sostenere l’economia cantonale con oltre 2.5 miliardi di franchi, contrastando gli effetti nefasti della crisi.

L’attuale situazione di incertezza sul fronte internazionale, alimentata soprattutto dalla guerra in Ucraina, pone ovviamente delle sfide importanti anche all’economia e alle aziende ticinesi. Senza dimenticare l’emergenza umanitaria, preoccupano la disponibilità e la fornitura di materie prime, così come l’evoluzione dei prezzi nel settore energetico (petrolio, gas, elettricità). Vi è quindi un contatto costante tra le associazioni di categoria e il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), in modo da monitorare la situazione e percepire le concrete ripercussioni sul tessuto imprenditoriale. Ricordo che già oggi è possibile, se sono date le condizioni, intervenire con gli strumenti di sostegno disponibili, come ad esempio le ILR».

La sua formazione vanta una specializzazione riguardo alle problematiche relative alle piccole e medie imprese. Nello specifico, che ruolo svolgono nella realtà produttiva ticinese?

«Le piccole e medie imprese (PMI), quindi realtà imprenditoriali con meno di 250 dipendenti, rappresentano la quasi totalità del numero di aziende e occupano oltre l’85% dei dipendenti. Queste realtà sono quindi il cuore pulsante e la tela di fondo della nostra economia. Si tratta di realtà generalmente dinamiche e proattive, caratterizzate dagli elementi centrali su cui punta anche la strategia di sviluppo economico del Cantone: qualità, competenze e innovazione. Su questo ultimo aspetto ricordo che, secondo uno studio del 2021 della Commissione Europea, il Ticino rientra nel gruppo dei “leader dell’innovazione”. Il nostro Cantone, tra le 240 regioni considerate, si classifica nei primi dieci sistemi dell’innovazione a livello europeo e al secondo posto, dopo Zurigo, a livello nazionale. Siamo una delle migliori regioni per quanto riguarda le PMI che introducono innovazioni di prodotto (1° posto in Svizzera e 9° posto in Europa) e le PMI che introducono innovazioni nei processi aziendali (al 1° in Svizzera e al 3° posto a livello europeo). Questi dati sono significativi e testimoniano come le aziende ticinesi siano capaci di eccellere nel contesto nazionale e internazionale».

Lei dirige da ormai 10 anni la Divisione dell’economia del Cantone. Quale sono state le linee principali della strategia adottate per offrire un supporto allo sviluppo dell’economia?

«Con la propria strategia di sviluppo economico, il nostro Cantone ha adottato negli ultimi anni una serie di misure per incentivare proprio l’innovazione e, più in generale, l’imprenditorialità. L’intento è quello di rendere il Ticino sempre più attrattivo, consolidando le condizioni quadro per il “fare impresa” e favorendo così la creazione di interessanti opportunità di lavoro. Uno dei concetti di fondo di questa strategia è la “messa in rete” tra le numerose e riconosciute competenze presenti a livello accademico, aziendale e istituzionale. Si tratta di alimentare un circolo virtuoso, in grado di incentivare e sostenere le attività dei vari tipi di imprenditorialità, dalle PMI esistenti alle aziende internazionali, passando per le startup e chi desidera mettersi in proprio. Ricordo che il “Portale dell’innovazione e dell’imprenditorialità”, raggiungibile all’indirizzo web www.ti.ch/portale-impresa, illustra le varie misure di sostegno disponibili».

Quali ulteriori misure avete allo studio o saranno messe prossimamente in atto per promuovere l’economia ticinese dopo la pandemia?

«In un contesto contraddistinto da grandi cambiamenti, prima con l’avvento della pandemia di COVID-19 e ora con l’invasione russa in Ucraina, è necessario analizzare la situazione in maniera strutturata. Ciò permette di immaginare possibili azioni o misure per affrontare, con sguardo prospettico, il futuro del nostro Cantone e della nostra economia. Le sfide possono e devono essere trasformate in opportunità.

Con questo intento, su iniziativa del Consigliere di Stato Christian Vitta, è stato istituito nell’aprile 2020 il “Gruppo strategico per il rilancio del Paese”, i cui lavori sono stati riassunti in un documento pubblicato nell’autunno 2021. Questo percorso ha permesso di individuare quattro assi di intervento, all’interno dei quali incanalare gli sforzi per accompagnare la fase di rilancio dell’economia cantonale. Parliamo di “ricerca e innovazione”, “formazione”, “amministrazioni pubbliche e infrastrutture” e “responsabilità sociale delle imprese”. Il sito web www.ti.ch/visione-economia permette di approfondire i risultati di questo percorso condiviso tra i principali attori delle università, della politica, delle parti sociali e altri esperti.

I possibili assi di intervento sono coerenti con alcune importanti misure già intraprese o avviate, come ad esempio l’adesione del nostro Cantone all’agenzia di marketing territoriale Greater Zurich Area (GZA) o la costituzione di una sede di rete ticinese di Switzerland Innovation, sulla quale sta lavorando con grande impegno la Fondazione AGIRE (l’agenzia cantonale per l’innovazione). Questo legame accresciuto con il nord delle Alpi e con una delle aree economiche più dinamiche al mondo è completato da uno sguardo verso sud, grazie alla collaborazione tra la stessa Fondazione AGIRE e il MIND Milano Innovation District. L’intento è quello di collocare strategicamente il Ticino lungo l’asse nord-sud, valorizzando le competenze e favorendo l’attrazione di interessanti realtà internazionali».

Dal suo osservatorio privilegiato quali sono i punti di forza e quelli di debolezza dell’economia ticinese e quale modello di sviluppo ritiene che debba essere adottato per consolidare il benessere e la qualità della vita raggiunti dalla sua popolazione?

«La principale forza dell’economia ticinese risiede nella sua diversificazione, che ci ha permesso di superare con successo vari momenti delicati, dalla crisi finanziaria del 2008 all’apprezzamento del franco, senza dimenticare ovviamente la recente pandemia. D’altro canto, una delle sue debolezze è la produttività, che risulta in parte più bassa rispetto al contesto nazionale. Puntando con decisione sull’innovazione e su settori orientati al futuro, sarà possibile cementare i punti di forza e aumentare la produttività, rafforzando ulteriormente un tessuto economico nel complesso già solido. Una crescita orientata al lungo periodo, che permetta non solo di creare interessanti opportunità di lavoro con salari interessanti, ma anche di conciliare elementi di sostenibilità, favorendo un sempre migliore equilibrio tra vita lavorativa e privata».