«Non si può guardare al futuro come una continuazione del passato…perché il futuro sarà diverso. È necessario disimparare il modo con cui abbiamo a che fare con il passato, in modo da imparare ad avere a che fare con il futuro. Il grande entusiasmo del futuro è che possiamo dargli forma». (Charles Handy)
Prima considerazione: bisogna imparare a disimparare! Da dove cominciare, se non dai vecchi metodi di gestione aziendale basati sui principi fordisti e tayloristi, all’epoca in mano agli uomini? Diventa fondamentale oggi incrementare la presenza femminile a bordo delle aziende, per accelerare l’introduzione di nuovi metodi e sistemi di gestione. Secondo una ricerca di Grant Thornton nel 2020 solo il 20% dei CEO a livello mondo è Donna.
Quali nuovi metodi allora per governare le aziende del terzo millennio? Ho provato a lavorarci su, affiancando Amministratori Delegati e Direttori Generali, uomini e donne.
La scoperta è farsi in tre! È come avere tre diversi cappelli in testa, ai quali corrispondono tre diversi metodi di gestione. Pensiamoci bene: è necessario essere efficienti sul breve, ma bisogna bilanciare anche il medio-lungo periodo. I prodotti che fatturano oggi saranno rimpiazzati domani. Sembra quindi che il segreto per dare lunga vita alle imprese stia nel creare in azienda tre diverse organizzazioni: Day by Day – Sviluppo sul Cliente – Innovazione.
Il bene più prezioso per un manager è il suo tempo, ed in base a come lo destina indirizza i suoi risultati. Il cappello rosso, quello del day by day, vale il 70% del suo tempo; il cappello giallo, sviluppo sul Cliente, 20%; cappello bianco, innovazione, 10%.
Il cappello rosso, è un colore stimolante. Rappresenta la forza, l’operatività, l’energia vitale. Evoca il bisogno di agire. Nel Day by Day, la leadership del CEO punta a valori quali la massima qualità, la politica dell’eccellenza, la gestione a “zero difetti”, EBITDA crescenti, creando quindi una cultura dell’impresa tendente alla massima efficienza. Ma se continui così fai la fine di Nokia o di Kodak. Non si può essere superiori sempre, non cambiando mai. Senza cambiamento non c’è futuro.
Ma come farlo? Se avessimo continuato a migliorare la candela, non saremmo mai arrivati alla lampadina elettrica! Ecco quindi il cappello giallo. È il colore del giorno, della luce. Rappresenta la spontaneità, l’espansione, l’investigazione, l’ambizione, la curiosità, il nuovo. Evoca il bisogno di aspirare a qualcosa, il desiderio di liberarsi dai limiti, da tutto ciò che è un ostacolo. In pratica si tratta di lavorare con i clienti chiave, di sviluppare con loro progetti non ancora diventati prodotti/servizi definiti, ragionando per i prossimi due/tre anni, facendo insieme un percorso di business. Tempo da dedicare 20%.
Ma anche questo non basta, da solo, per dare lunga vita all’impresa. Mi piace riprendere il pensiero di Akio Morita, fondatore di Sony: «Dobbiamo cercare di rendere obsoleti noi i nostri prodotti, prima che siano gli altri a farlo».
Quindi: Cappello bianco, Innovazione. È il colore della trasparenza, dell’illuminazione, della purezza, della nuova vita. Esprime l’archetipo dell’assoluto e della luce, della voglia di libertà, di scioltezza, di leggerezza e di tensioni verso dimensioni che vanno “oltre”. Tempo da dedicare: 10%
La sfida organizzativa oggi del CEO, Uomo o Donna, è creare dei Team che avranno compiti completamente diversi tra loro e saperli gestire con cappelli diversi. Il CEO dovrà gestire questi tre team con il cappello di riferimento in testa. Cosa non facile, e solo per fare un esempio: quale sarà lo stile di leadership del CEO di fronte agli errori, cosa fa se l’errore succede nel day by day piuttosto che nell’innovazione?
Nel Day by Day la tendenza è nella perfezione assoluta, col cappello dell’innovazione se tutto fosse perfetto già dalla prima idea potremmo parlare ancora di innovazione?
Occorre sognare per guardare il mercato con occhi curiosi, occorre pensare con una mente disponibile a meravigliarsi, occorre andare oltre gli schemi, oltre le regole. E qui le Donne potrebbero veramente creare del valore. L’atteggiamento «visionario» del leader che sogna consiste nel fare piccole cose all’inizio, con in testa un sogno finale molto più grande. Piccolo o grande il cambiamento che verrà introdotto, all’origine dell’attività imprenditoriale c’è la voglia di cambiare qualcosa nel mondo. L’entusiasmo e la gioia che animano l’impresa contribuiscono a trasformare il sogno in un’idea pratica; la passione consente di superare problemi apparentemente insolubili, di trovare soluzioni a problemi apparentemente insolubili. Questo perché il leader deve saper scorgere nel mercato cose che altri non vedono, ossia deve saper riconoscere bisogni o desideri che la sua creatura può soddisfare. Chi si ferma allo stadio della visione non sarà mai leader, resterà sempre e solo un sognatore. Dopo il sogno e la visione, l’azione è dunque la parte concreta del fare impresa: equivale a progettare, costruire, fare in prima persona, assumere collaboratori, gestire team.
Sognare, formulare una visione sulla base del sogno, concretizzarla attraverso l’azione, ma soprattutto lottare per sopravvivere: questo il viaggio da compiere per i CEO, Uomini e Donne, che affrontano il cambiamento oggi. Come mentore, a fianco degli AD e startup fatti di Donne e Uomini, vivo con loro i tanti momenti di difficoltà e discontinuità. E allora ci aiuta l’effetto Papillon, il sentirsi come Papillon nell’omonimo film degli anni ’70. La scena finale del film vede il protagonista nelle acque dell’oceano, all’ennesimo tentativo di evasione per un reato di cui era innocente. Finalmente ce la fa e, guardando il cielo, esclama: “Maledetti bastardi, sono ancora vivo!”