Il compito principale di Flavia Milani risiede nell’educare (dal latino “ex-ducere”, che significa tirare fuori, far venire alla luce qualcosa che è nascosto) e accompagnare le persone nel superare gli ostacoli e nel raggiungere i propri obiettivi, mentre nelle aziende il suo ruolo è quello di sostenerle nel migliorare le performances, la produttività e nel promuovere la trasformazione culturale, facendo della felicità, nella sua dimensione eudaimonica, una strategia organizzativa coerente e ciò a favore del benessere aziendale, a partire dal capitale umano.
Un argomento, quello della felicità in azienda, sempre più attuale, in un periodo in cui l’agire il benessere delle persone diviene prioritario specialmente in un contesto VUCA, l’acronimo delle definizioni Volatility, Uncertainty Complexity e Ambiguity, che ben rappresenta i tratti fondamentali del mondo e sintetizza le sfide che le organizzazioni devono affrontare in un periodo storico di cambiamento come quello che stiamo vivendo.
Un lavoratore felice produce di più: affermazione banale, quanto potente. Non è solo una questione di buon senso, bensì un vero e proprio postulato scientificamente solido e incontrovertibile. Le più importanti ricerche condotte negli ultimi anni, supportate da scoperte scientifiche in ambito neuropsicologico, biologico e fisico, testimoniano che la positività e il benessere “pagano” e migliorano i risultati di performance e business, a livello individuale, collettivo, economico e sociale.
Ci sono a disposizione numeri e ricerche condotte da istituti e ricercatori autorevoli che dimostrano che una cultura “positiva” è in grado di determinare +300% di innovazione (HBR),+44% di retention (Gallup),+37% di vendite (Martin Seligmann); +31%,di produttività (Greenberg & Arawaka), -125% di burnout (HBR),-66% di assenteismo per malattia (Forbes); -55% di turnover (Gallup).
Ciò che provano a dirci questi numeri è che esiste una correlazione molto stretta tra pratiche di lavoro all’insegna del benessere ed effetti sui lavoratori in termini di soddisfazione personale e felicità e che, a loro volta, innescano comportamenti individuali positivi, come il coinvolgimento e la motivazione. Questo circuito virtuoso genera risultati positivi per l’azienda come la redditività e la produttività.
Dentro ogni azienda c’è abbondanza di risorse, spesso intrappolate in procedure e sistemi che, se liberate, rendono le persone piene di energia, capaci di offrire il loro massimo contributo e far prosperare l’ambiente di lavoro. A ciò si aggiunge l’importanza di sviluppare leader positivi, perché dal loro esempio dipenderà il successo del cambiamento culturale, con la consapevolezza che la trasformazione avviene solo coltivando una leadership positiva.
«Se vuoi rendere felici gli altri, se vuoi diffondere una leadership positiva nella tua azienda, inizia da te stesso». È quindi fondamentale creare le condizioni di sistema per rendere sostenibile il cambiamento, riconoscendo quali processi di gestione delle persone e dell’organizzazione potrebbero essere modificati per consolidare la cultura del benessere.
Una trasformazione culturale richiede tempo, impegno, pazienza e soprattutto coerenza da parte di chi la promuove. I luoghi di lavoro hanno bisogno di nuovi modelli e le persone hanno bisogno di potersi esprimere, sentirsi realizzate e vivere felici anche al lavoro, dove trascorre almeno il 30% della propria vita.
Da dove partire quindi per creare la felicità al lavoro? Due fattori determinanti la felicità delle persone al lavoro sono le relazioni positive, ossia un buon clima e comportamenti come rispetto, collaborazione, gratitudine, trasparenza, ascolto e la valorizzazione del capitale umano, riconoscendo la capacità di ognuno di contribuire alla generazione di un impatto che dia significato alla propria funzione in azienda. Tutte le iniziative di welfare e wellbeing, incentivi e bonus, sono certamente apprezzati, ma ciò che favorisce un engagement duraturo e sostenibile, sono la qualità delle relazioni e il dare valore al lavoro di ognuno.