Dal 1 gennaio del prossimo anno lei guiderà la Cc-Ti. Quale importanza riveste questa associazione nell’economia del Cantone?
«La Cc-Ti è l’associazione mantello dell’economia ticinese; fondata nel 1917, opera da oltre 100 anni a vantaggio del tessuto imprenditoriale ed economico cantonale, che rappresenta in tutta la sua variegata composizione. Favorisce l’attività delle aziende e delle associazioni settoriali che rappresentiamo attraverso iniziative concrete in vari ambiti, fornendo informazioni, formazione e servizi mirati agli associati, favorendone al contempo la loro messa in rete. Siamo soprattutto un interlocutore privilegiato di autorità federali e cantonali, in quanto fungiamo quale punto di collegamento tra lo Stato, il mondo politico e la realtà economica del Cantone. Ciò fa di noi un partner credibile e privilegiato nei rapporti con le istituzioni; canali questi che utilizziamo per tutelare la libertà economica e promuovere condizioni quadro favorevoli. Alcune cifre sono sufficienti a confermare il ruolo della nostra associazione: oltre 900 soci individuali e 43 associazioni affiliate; circa 7.000 imprese rappresentate (ossia 135.000 dei circa 185.000 posti di lavoro ETP esistenti in Ticino)».
Come giudica lo stato dell’economia ticinese, anche alla luce della recente pandemia?
«Il mondo imprenditoriale ticinese non si è mai fermato ed è determinato a continuare le attività nonostante le difficoltà del periodo che stiamo vivendo. Proprio per questo, pur senza sottostimare in alcun modo la gravità dei contagi, una seconda chiusura di tutte le attività va assolutamente evitata. Di fronte alla pandemia occorre fare ricorso a tutti i possibili strumenti per superare la crisi. Le PMI sono la spina dorsale dell’economia e il Ticino ha migliaia di aziende che ogni giorno vivono e lottano per la sopravvivenza, per la crescita e per mantenere o creare nuovi posti di lavoro. Bene dunque gli interventi che si sono avuto nei mesi scorsi a livello federale e cantonale, ma la politica deve rendersi conto che per uscire da questa situazione e fare fronte alle sfide che ci aspettano ci vogliono chiare premesse: pensiamo, per esempio, che temi come la digitalizzazione, l’economia circolare, l’intelligenza artificiale, il co-working, avranno un forte impatto sia sui modelli di business aziendali, sia sulla società. La sostenibilità di cui tanto di parla dovrà essere al tempo stesso economica, ambientale e sociale».
Con quali progetti intende promuovere l’attività della CC-Ti?
«La CC-Ti rappresenta un interlocutore valido ed equilibrato, che cerca il dialogo costante con le singole categorie di imprese e con le istituzioni. Ci vuole meno burocrazia e maggior responsabilità sociale. Riguardo poi alla questione della fiscalità essere al 23esimo posto nella classifica di attrattività è un elemento molto indicativo di quanto ci sia da fare per ricuperare il tempo perduto. Il settore pubblico deve permettere alle aziende di crescere in modo virtuoso con condizioni quadro favorevoli. I prossimi mesi restano incerti ed è auspicabile l’introduzione di nuove misure di sostegno alle imprese. È dunque quanto mai necessario concentrarsi sulle aree in cui investire, come digitalizzazione, innovazione, sostenibilità».
In che modo pensa di riuscire a conciliare i nuovi impegni con la gestione della sua impresa? Prevede un accelerazione nel processo di successione della terza generazione alla guida dell’azienda?
«Già negli anni scorsi era stato avviato un processo di coinvolgimento di mia figlia nella gestione dell’azienda, dove è attiva da tempo anche mia moglie: e questo importante aiuto mi ha sempre consentito di dedicare parte del mio tempo a seguire attività associative nei confronti delle quali ho sempre nutrito un grande interesse. In particolare poi ho cercato, anche a livello formativo, di curare la crescita di giovani che secondo me rappresentano la grande risorsa per il futuro delle aziende. In ogni caso, il 2021 sarà un anno molto importante per la Gehri Rivestimenti perché abbiamo programmato un ulteriore passo in avanti nel processo di riorganizzazione dell’azienda con la separazione logistica degli spazi dedicati al trattamento della ceramica da quelli per la lavorazione della pietra».
A questo proposito, quali novità si annunciano per quanto riguarda il settore in cui opera la Gehri Rivestimenti?
«Le novità del settore vengono solitamente presentate in occasione di fiere che in questo momento sono tutte annullate o rimandate. Direi che in ogni caso si confermano alcune tendenze già emerse in modo marcato nel corso degli ultimi anni: per quanto riguarda la ceramica, la produzione di formati sempre più grandi con spessori sempre più sottili; per la pietra, la scoperta e lo sfruttamento in tutto il mondo di nuove cave da cui provengono materiali innovativi e molto interessanti».
Da ultimo, nel suo nuovo ruolo lei dovrà avere un atteggiamento super partes. Questo significa un ridimensionamento del suo ruolo di appassionato tifoso dell’Hockey Club Lugano?
«Non credo che la mia passione di tifoso dell’Hockey Club Lugano possa in alcun modo essere messa in discussione da questo nuovo incarico istituzionale. Piuttosto, anche in veste di membro attivo all’interno di associazioni che sostengono l’HCL, non posso che essere molto preoccupato rispetto a come la pandemia sta condizionando la vita di tutte le società sportive operanti in Ticino. Siamo abituati a pensare ai campioni che rappresentano soltanto il vertice dell’attività professionistica, e spesso ci dimentichiamo invece di quante persone, con le relative famiglie, lavorano in diversi settori del mondo dello sport ed in questo momento stanno gravemente soffrendo per le limitazione che più o meno tutte le discipline subiscono a causa dell’emergenza sanitaria. Per questo è necessario intervenire al più presto, a livello federale e cantonale, al fine di mettere in campo tutte le possibili iniziative di sostegno».