Il progetto del nuovo borgo a Besso nasce in un contesto di crescente pressione sul mercato abitativo. Qual è la sua finalità principale?

«L’obiettivo è quello di offrire una risposta concreta a una fascia di popolazione che oggi fatica a trovare soluzioni adeguate: persone anziane autosufficienti con risorse limitate. Non si tratta solo di costruire alloggi a pigione moderata, ma di creare condizioni che permettano a queste persone di rimanere nel proprio contesto di vita, mantenendo relazioni e abitudini. Il progetto si inserisce in una dinamica demografica chiara, con un progressivo aumento della popolazione anziana e un sistema abitativo che non sempre riesce ad assorbirne i bisogni».

Il borgo prevede 80 appartamenti a pigione moderata e 20 unità a condizioni di mercato. Qual è la logica di questa scelta?

«La presenza di una quota di appartamenti a condizioni di mercato risponde a una precisa visione: evitare la creazione di comparti mono-generazionali o socialmente omogenei. L’idea è favorire un tessuto abitativo misto, in cui convivano generazioni e situazioni economiche diverse. Questo approccio contribuisce a ridurre il rischio di isolamento e a rafforzare le relazioni di vicinato. È un modello che guarda alla coesione sociale come elemento strutturale del progetto».

A Lugano prende forma un progetto abitativo che punta a rispondere alla crescente domanda di alloggi accessibili, soprattutto per la popolazione anziana. Ne parliamo con Andrea Grassi, Presidente dell'ASFESI - Associazione delle Fondazioni Erogative della Svizzera Italiana, in rappresentanza della Fondazione Borgo Sergio Mantegazza, promotrice dell’iniziativaOltre agli alloggi, il progetto include numerosi servizi e spazi comuni. Che ruolo avranno?

«Sono parte integrante del concetto. Il borgo è pensato come un ecosistema abitativo, non come un semplice complesso residenziale. La presenza di una piazza centrale, aree verdi, servizi alla persona, attività commerciali e un asilo nido ha una funzione precisa: facilitare la quotidianità e incentivare l’incontro. L’accessibilità non è solo economica, ma anche funzionale. Ridurre le distanze tra casa, servizi e socialità significa migliorare concretamente la qualità della vita».

Il progetto sorgerà nell’area dell’ex Righetti Combustibili. Che impatto avrà sul quartiere di Besso?

«L’intervento rappresenta anche un’operazione di riqualificazione urbana. Si tratta di restituire valore a un’area oggi parzialmente inutilizzata, migliorandone la fruibilità e la sicurezza. L’arretramento degli edifici lungo via Besso, ad esempio, consentirà la creazione di marciapiedi più ampi e alberati, con benefici evidenti per la mobilità pedonale. Inoltre, l’integrazione dell’edificio storico Veladini e la creazione di una nuova piazza contribuiranno a rafforzare l’identità del quartiere».

A Lugano prende forma un progetto abitativo che punta a rispondere alla crescente domanda di alloggi accessibili, soprattutto per la popolazione anziana. Ne parliamo con Andrea Grassi, Presidente dell'ASFESI - Associazione delle Fondazioni Erogative della Svizzera Italiana, in rappresentanza della Fondazione Borgo Sergio Mantegazza, promotrice dell’iniziativaIl progetto è promosso dalla Fondazione Borgo Sergio Mantegazza. Qual è il ruolo della Fondazione e quale visione la guida?

«La Fondazione Borgo Sergio Mantegazza nasce con l’obiettivo specifico di realizzare questo progetto e, più in generale, di promuovere iniziative di utilità pubblica. Si ispira alla visione di Sergio Mantegazza, che ha voluto lasciare un contributo concreto alla sua città natale. La Fondazione opera in dialogo con il territorio e le istituzioni, con un approccio pragmatico: individuare bisogni reali e sviluppare soluzioni sostenibili nel tempo».

Guardando oltre il singolo intervento, questo modello è replicabile?

«Il progetto, sviluppato da EROP Real Estate, nasce da condizioni specifiche, ma il modello è certamente replicabile nei suoi principi: integrazione tra abitazione e servizi, mix sociale, attenzione alla sostenibilità economica. La sfida sarà adattarlo a contesti diversi, mantenendo l’equilibrio tra qualità progettuale e accessibilità. In un momento in cui la questione abitativa è sempre più centrale, iniziative di questo tipo possono rappresentare un riferimento per politiche più ampie».