L’Italian Design Day è tornato a Zurigo per la sua decima edizione svizzera, con un programma che dedicato a cultura del progetto, manifattura e rapporti economici tra Italia e Svizzera. L’appuntamento di ieri – 21 settembre 2026 – ha avuto come punto di riferimento la figura del designer italo-giapponese Isao Hosoe, protagonista della mostra allestita al Museum für Gestaltung di Zurigo dal 17 al 27 settembre. L’iniziativa si inserisce nel più ampio calendario delle Zurich Design Weeks e rappresenta, per il secondo anno consecutivo, la partecipazione italiana alla manifestazione.
Promosso a livello internazionale su impulso del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero della Cultura, l’Italian Design Day nasce con l’obiettivo di portare nei principali mercati esteri il patrimonio progettuale e produttivo italiano. In Svizzera l’organizzazione è affidata alla collaborazione tra il Consolato Generale d’Italia a Zurigo e l’Ufficio ICE di Berna (l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane).
Il design italiano in Svizzera tra cultura e mercato
L’appuntamento di Zurigo non si è limitato alla presentazione di prodotti o aziende. Il tema scelto per questa edizione, RE-DESIGN. Rigenerare spazi, oggetti, idee, relazioni, ha posto l’accento sul ruolo del design come strumento capace di intervenire sui modi di abitare, produrre e interpretare gli spazi contemporanei.
Una prospettiva che ha trovato un riferimento concreto nel lavoro di Isao Hosoe, designer nato in Giappone e trasferitosi in Italia, dove ha sviluppato una lunga attività professionale a contatto con aziende e progettisti. La sua esperienza costituisce un punto di incontro tra due tradizioni progettuali differenti, accomunate dalla ricerca sulla forma, sulla funzione e sull’innovazione.
La mostra dedicata a Hosoe, allestita al Museum für Gestaltung, costituisce il fulcro espositivo dell’edizione 2026. La scelta del designer assume particolare significato all’interno del tema della manifestazione: il suo percorso professionale consente infatti di osservare il design non soltanto come produzione di oggetti, ma anche come processo di contaminazione culturale.
Isao Hosoe, un percorso tra Giappone e Italia
È proprio il rapporto tra le due culture a essere stato approfondito nel talk Celebrating Isao Hosoe: A visionary bridge between Japanese culture and Italian design.
Al dibattito hanno partecipato Francesco Zurlo, preside della Scuola del Design del Politecnico di Milano, Werner Zemp, designer e artista svizzero, e Lorenzo De Bartolomeis, curatore della mostra e designer dello studio Hosoe.
L’incontro è stato introdotto dal Console Generale d’Italia a Zurigo, Mario Baldi, e moderato da Taro Hosoe e Alessandra Salvin, curatori svizzeri del progetto.
Il confronto ha permesso di ripercorrere la vicenda professionale di Hosoe mettendo in evidenza il carattere trasversale della sua attività. La sua figura è stata letta come punto di collegamento tra la sensibilità formale giapponese e la tradizione produttiva italiana, in un percorso nel quale progettazione e industria hanno mantenuto un rapporto costante.
Il tema della rigenerazione proposto dall’Italian Design Day trova così una declinazione legata anche alla capacità del design di mettere in relazione culture diverse. Non soltanto attraverso gli oggetti, ma attraverso i processi, le competenze e le modalità con cui un progetto viene concepito e successivamente trasformato in prodotto.
Dalla progettazione alla manifattura
Uno degli elementi emersi dall’iniziativa riguarda infatti il rapporto tra creatività e sistema produttivo. Il design italiano continua a essere strettamente legato alla capacità manifatturiera delle imprese, a una rete di competenze specialistiche e alla possibilità di trasformare la ricerca progettuale in prodotti destinati ai mercati internazionali.
È un modello che trova una particolare rilevanza anche in Svizzera, dove l’arredamento italiano dispone da tempo di una presenza consolidata. Nel mercato elvetico sono numerose le realtà che propongono mobili, illuminazione, complementi e soluzioni d’interni di produzione italiana, con una presenza particolarmente visibile anche in Canton Ticino.
Il rapporto tra i due Paesi non riguarda quindi soltanto la dimensione culturale. Il settore rappresenta anche un segmento significativo degli scambi commerciali bilaterali.
Il peso economico del comparto casa-arredo
Secondo i dati richiamati durante l’evento, l’Italia è il secondo fornitore della Svizzera nel comparto, dopo la Germania, con una quota di mercato stimata attorno al 14%.
L’interscambio commerciale complessivo indicato per il settore raggiunge circa 1,2 miliardi di euro. All’interno di questo valore, mobili, illuminazione e prefabbricati rappresentano oltre il 60% delle esportazioni italiane di settore verso il mercato svizzero.
Numeri che aiutano a collocare il design italiano in una prospettiva più ampia rispetto a quella puramente culturale. La presenza dei prodotti italiani sul mercato elvetico si lega infatti a una domanda che riguarda sia la qualità progettuale sia la capacità delle aziende di proporre soluzioni innovative.
Anche il tema della sostenibilità assume in questo contesto un peso crescente. La richiesta di prodotti durevoli, di materiali più responsabili e di processi produttivi capaci di ridurre l’impatto ambientale sta modificando progressivamente il settore dell’arredamento. Il concetto di RE-DESIGN proposto dall’edizione 2026 si inserisce quindi in una trasformazione che riguarda tanto la progettazione quanto la produzione e il consumo.
Zurigo come punto di incontro per il design europeo
La scelta di integrare l’Italian Design Day nelle Zurich Design Weeks consente inoltre di inserire l’iniziativa italiana in un programma più ampio dedicato alla cultura del progetto.
Per l’Italia si tratta del secondo anno consecutivo di partecipazione. La presenza a Zurigo permette di mettere in relazione istituzioni, progettisti, aziende, curatori e operatori di un comparto nel quale la dimensione internazionale rappresenta ormai un elemento strutturale.
In questo contesto, l’Italian Design Day svolge una duplice funzione. Da una parte mantiene una componente culturale, attraverso mostre e momenti di approfondimento dedicati ai protagonisti della storia del design italiano. Dall’altra rappresenta uno strumento di promozione economica per un comparto nel quale il rapporto con i mercati esteri costituisce una parte importante della filiera.
Il caso svizzero è particolarmente significativo proprio per la vicinanza geografica e per la consistenza degli scambi. In Canton Ticino, inoltre, il legame con il sistema italiano dell’arredamento è ulteriormente rafforzato dalla prossimità territoriale e dalla presenza di operatori specializzati.
Un dialogo che va oltre l’oggetto
La decima edizione dell’Italian Design Day in Svizzera ha quindi utilizzato la figura di Isao Hosoe per affrontare una questione più ampia: quale ruolo può avere oggi il design in una società nella quale cambiano gli spazi, le esigenze e le relazioni tra persone e oggetti.
La risposta proposta attraverso RE-DESIGN non passa soltanto dalla progettazione di nuovi prodotti. Il termine richiama anche la possibilità di intervenire su ciò che già esiste, modificandone la funzione, il significato o il rapporto con chi lo utilizza.
In questa prospettiva, il percorso di Hosoe diventa particolarmente rappresentativo. La sua vicenda professionale mette insieme esperienze culturali differenti e un rapporto diretto con il sistema industriale italiano, mostrando come il design possa svilupparsi attraverso l’incontro tra competenze e sensibilità diverse.
L’appuntamento di Zurigo ha così riportato al centro una delle caratteristiche storiche del design italiano: la capacità di muoversi tra cultura e industria, ricerca e produzione, identità e contaminazione. Un rapporto che, nel mercato svizzero, trova anche una dimensione economica concreta e misurabile.
La mostra al Museum für Gestaltung e il talk dedicato a Isao Hosoe hanno rappresentato, in questo senso, due momenti complementari della stessa iniziativa: da una parte la valorizzazione di una figura e di un percorso progettuale, dall’altra la riflessione sul futuro di un settore chiamato a confrontarsi con nuove esigenze produttive, ambientali e sociali.



