Alessandro Malossi, la creatività costituisce una dimensione presente nella sua vita fin dalla giovane età. In che modo ha avuto modo di esprimerla nel corso degli anni e quali sono state le principali tappe della sua formazione artistica?

«Non mi piace definirmi un bambino prodigio, ma in effetti fin da quando avevo pochissimi anni ho sempre mostrato una notevole predisposizione verso il disegno e in generale per tutto quanto aveva a che fare con i colori, imbrattando felice anche i muri di casa. Devo dire che la mia grande fortuna è stata quella di avere due genitori che mi hanno assecondato, ma senza forzarmi in alcun modo, mantenendo tutto nella dimensione del divertimento e del gioco. Questa infanzia felice è proseguita poi nel corso degli studi al Liceo Artistico che mi hanno infine portato a frequentare i corsi di Pittura e Arte visive presso la NaBa, Nuova Accademia Belle Arti a Milano, dove ho avuto modo di cominciare a mettere a fuoco varie tecniche di espressione artistica e soprattutto a maturare la consapevolezza che anche “da grande” avrei continuato a fare qualcosa di attinente alla fantasia e alla creatività».

Quando e in che modo ha compreso che il suo futuro sarebbe stato orientato da attività artistiche e creative?

«Credo che un momento che ha segnato profondamente la mia vita, ma anche il mio percorso artistico, sia stato l’esplosione del mondo social. Come la gran parte dei giovani all’inizio mi ci sono avvicinato con curiosità, poi appassionato in misura crescente, infine ho realizzato che i social potevano essere uno straordinario mezzo non solo di comunicazione, ma di espressione artistica. Insomma posso ben dire che il mondo social è stato il mio trampolino di lancio verso l’arte digitale!»

Nel frattempo tuttavia andava sviluppando intense collaborazioni anche nel campo della moda…

«Anche quello è stato un passo all’inizio abbastanza naturale. La moda a Milano rappresenta una realtà straordinaria di carattere non solo produttivo ma soprattutto sociale e culturale.  Frequentando sfilate, creativi, influencer, fotografi e altre figure professionali legate al mondo fashion ho avuto modo di farmi conoscere sui social grazie ai miei disegni iperrealistici e ai dipinti su capi di abbigliamento, come per esempio giacche e jeans, arrivando ad essere notato da brand quali Calvin Klein, Trussardi e soprattutto Levi’s da cui sono stato incaricato di realizzare una capsule collection per l’anniversario di 10 Corso Como. Da questo evento, che mi ha permesso di far conoscere ancor di più il mio lavoro, sono nati ulteriori contatti e proposte».

Che cosa raccontavano questi primi progetti?

«Utilizzando un iPad ho iniziato a trasportare su uno schermo ciò che facevo con i pennelli su tele e stoffe, scoprendo che mi veniva piuttosto facile.  È così che ho realizzato alcune opere digitali. La prima serie di quadri “ufficiale” l’ho realizzata tre anni fa, creando una specie di arca di Noè (“NOAH”) in cui rappresentavo animali composti esclusivamente da sneakers/accessori di brand molto conosciuti. Grazie a queste sperimentazioni personali sono stato definito, e ne sono lusingato, un “artista che unisce arte e moda”. PL4STIC era invece una miniserie composta da 4 animali in via di estinzione a causa dell’inquinamento degli oceani, realizzata assemblando elementi in plastica.».

Che cosa rappresenta il progetto VOGuE3 e come si andato sviluppando?

«Con Vogue3 ho deciso di reinterpretare qualcosa di veramente iconico nel settore della moda, un vero e proprio simbolo che potesse sposarsi al meglio con la mia arte digitale surrealistica/distopica. La scelta è caduta così sulle copertine della storica rivista Vogue, periodico mensile fondato nel 1892 a New York da Arthur Baldwin Turnure. Ritenuta una delle più prestigiose e autorevoli riviste del mondo della moda, è edita dal 1909 da Condé Nast ed in Italia viene pubblicata dal 1962. La serie consiste in 12 lavori (52.5 x 42 cm), stampati su carta photo rag metallica. Il nome della serie intende esprimere il concetto di metaverso/digitale utilizzando numeri e lettere insieme».

Artista, art director, creatore di tendenze. In che modo i diversi aspetti del suo lavoro hanno concorso a definire la sua personalità?

«Credo di essere una persona felice ma ancora non totalmente realizzata: probabilmente sono soprattutto molto curioso, capace di raccogliere una sollecitazione o uno stimolo da tutte le persone o gli oggetti che mi circondano, alla ricerca di nuove forme di comunicazione e nuovi modi per poter esprimere al meglio me stesso e i miei interessi. Mi piace soffermami ad analizzare i dettagli della vita reale, rompendo gli stereotipi o abbattere i piedistalli della raffinatezza idealizzata.  Per questo cerco comunque di usare i social senza troppi schemi, mettendo anche mie foto in situazioni della vita quotidiana. Facebook lo uso come valvola di sfogo, su Instagram cerco invece di essere più professionale, metto solo i lavori che mi piacciono. Nell’arte è fondamentale conoscere chi c’è dietro l’opera».

Può anticiparci qualche nuovo progetto artistico che la vedrà impegnato nei prossimi mesi?

«Ho nel cassetto diversi progetti che ho in mente di realizzare, ma ciò che in questo momento mi impegna maggiormente è la collaborazione con un importante marchio dell’Interior Design che mi auguro di poter presentare già nel corso dei prossimi mesi».

Alessandro Malossi

I lavori di Alessandro Malossi per Vogue