Quasi duecento partecipanti, una crescita del 40 per cento rispetto all’edizione precedente e una platea composta da imprenditori, manager, professionisti e rappresentanti delle istituzioni. Sono questi i numeri che hanno caratterizzato Connect26, la terza edizione della conferenza annuale organizzata da 4IT Solutions e ospitata a Lugano, appuntamento che negli anni si è progressivamente affermato come momento di incontro e confronto per il settore dell’innovazione e delle tecnologie digitali in Ticino.
L’edizione di quest’anno ha assunto un significato particolare. Oltre ad affrontare i temi più attuali della trasformazione digitale, dell’intelligenza artificiale, della sicurezza informatica e delle infrastrutture tecnologiche, l’evento è stato infatti l’occasione per annunciare ufficialmente il completamento del percorso che porta 4IT Solutions a operare sotto la denominazione di Var Group Suisse, consolidando l’alleanza strategica con uno dei principali gruppi europei attivi nel settore delle tecnologie digitali.
Una trasformazione che rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato nel novembre scorso e che segna una nuova fase nella storia di un’azienda nata nel 2008 a Gravesano per iniziativa di Sladjana Timotijevic e Mishel Borcic. In quasi vent’anni di attività, la società ha accompagnato numerose imprese ticinesi nell’evoluzione delle proprie infrastrutture informatiche, costruendo una reputazione fondata sulla vicinanza al cliente e sulla conoscenza diretta delle esigenze del tessuto economico locale.
Oggi questa esperienza entra definitivamente a far parte di una dimensione internazionale. L’integrazione in Var Group consente infatti di combinare la presenza territoriale sviluppata in Ticino con una rete globale di competenze, centri di ricerca e investimenti. Per le aziende clienti questo significa poter accedere a un’offerta più ampia di servizi, mantenendo al contempo la prossimità e la relazione diretta che hanno caratterizzato l’attività della società fin dalle origini.
La trasformazione riflette una tendenza che interessa l’intero settore tecnologico. La crescente complessità dei sistemi digitali, l’affermazione dell’intelligenza artificiale, l’aumento delle minacce informatiche e la necessità di integrare infrastrutture, dati e processi richiedono infatti competenze sempre più specializzate. Per molte imprese non è più sufficiente disporre di un semplice fornitore tecnologico: occorre un partner capace di seguire l’intero percorso di trasformazione.
È proprio in questa direzione che si colloca il nuovo posizionamento di Var Group Suisse. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la presenza nel mercato svizzero come provider end-to-end, in grado cioè di accompagnare aziende e istituzioni pubbliche lungo tutte le fasi dell’innovazione digitale, dalla progettazione delle infrastrutture fino alla sicurezza, dalla gestione dei dati alle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.
Particolarmente significativo appare anche il ruolo attribuito al Ticino all’interno di questa strategia. L’ambizione espressa dai vertici del gruppo è infatti quella di sviluppare nel Cantone un polo di competenze capace di coniugare conoscenza del territorio e capacità di innovazione internazionale. Una prospettiva che conferma come la trasformazione digitale non sia soltanto una questione tecnologica, ma anche un processo che coinvolge competenze, cultura aziendale e sviluppo economico locale.
Sul palco si sono alternati rappresentanti di importanti aziende del settore tecnologico, tra cui iSquared, Dell Technologies, Oracle, Microsoft e Sunrise, offrendo una panoramica sulle principali sfide che le organizzazioni si trovano oggi ad affrontare. Un filo conduttore ha attraversato tutti gli interventi: l’intelligenza artificiale rappresenta certamente uno straordinario fattore di innovazione, ma la sua adozione richiede solide basi organizzative, una visione strategica chiara e un’attenta gestione della sicurezza
Ad aprire i lavori è stato però un ospite proveniente da un ambito apparentemente distante da quello tecnologico: l’ex campione olimpico Juri Chechi. Attraverso il racconto della propria esperienza sportiva, il “Signore degli Anelli” ha proposto una riflessione sulla resilienza, sulla capacità di affrontare il cambiamento e sull’importanza di acquisire continuamente nuove competenze. La giornata si è conclusa con una performance di arte digitale realizzata dall’artista Antonio Barbieri in collaborazione con Var Digital Art by Var Group. A distanza di tre edizioni, Connect conferma così la propria evoluzione da semplice appuntamento aziendale a momento di confronto sul futuro dell’economia digitale.
L’innovazione nasce dal coraggio di cambiare
Dall’oro olimpico agli incontri con imprese e manager, Juri Chechi continua a trasmettere un messaggio che va ben oltre lo sport: il cambiamento richiede competenze, determinazione e la capacità di restare fedeli alla propria identità.
Quale affinità vede tra la preparazione di un atleta olimpico e quella di un’azienda chiamata oggi a innovare continuamente?
«Esiste un legame molto forte. Nel corso della mia carriera ho dovuto innovare più volte il mio modo di allenarmi e di affrontare le competizioni. Innovare significa spesso cambiare, e il cambiamento richiede sempre nuove competenze.
Se un atleta vuole migliorare le proprie prestazioni deve imparare qualcosa di nuovo, proprio come un’azienda che vuole affrontare mercati e tecnologie in continua evoluzione. Ogni volta che ho modificato programmi, strategie o metodi di allenamento l’ho fatto perché avevo acquisito nuove conoscenze. Credo che anche nelle organizzazioni il vero motore della trasformazione siano le competenze.
Spesso siamo portati a cercare giustificazioni quando non riusciamo a raggiungere un obiettivo. In realtà possediamo molte più risorse di quanto pensiamo. La differenza la fanno il coraggio e la volontà di mettersi in gioco».
Che cosa le ha insegnato il rapporto con il pubblico e con le aziende?
«Mi ha insegnato l’importanza dell’autenticità. È giusto adattarsi alle situazioni e ai contesti, ma non bisogna mai snaturarsi. Cambiare per migliorare è una cosa; cambiare per sembrare qualcun altro è un errore. Quando collaboro con un’azienda, per me è fondamentale condividere valori e obiettivi. L’aspetto economico è importante, naturalmente, ma ciò che conta davvero è riconoscersi in un progetto comune. Le collaborazioni migliori nascono quando esiste una sintonia reale tra le persone e i principi che rappresentano».
Quali sono le qualità umane indispensabili oggi per affermarsi nello sport e nella vita professionale?
«Sicuramente resilienza, forza di volontà e determinazione. Esiste anche una componente di fortuna: sarebbe poco realistico negarlo. Tuttavia, la fortuna da sola non basta. La qualità più importante è la convinzione di poter raggiungere il proprio obiettivo. Molto spesso il limite non è nelle capacità, ma nella fiducia che abbiamo in noi stessi. Quando si sviluppa questa consapevolezza, si scoprono energie e risorse che non si immaginava di possedere».
Quali insegnamenti della sua esperienza sportiva continuano a guidarla ancora oggi?
«Lo sport mi ha insegnato che non si smette mai di imparare. Viviamo in un mondo che cambia rapidamente e che richiede un aggiornamento continuo.
Oggi opero anche nel settore del turismo e della promozione del territorio e mi rendo conto ogni giorno di quanto sia importante acquisire nuove competenze. L’esperienza insegna anche a diffidare delle scorciatoie: il successo può far credere che tutto sia semplice, ma la realtà è diversa. Dietro ogni risultato esistono sempre lavoro, preparazione e capacità di mettersi continuamente in discussione.
Quando ero ragazzo volevo diventare un ginnasta. Per riuscirci ho dovuto imparare come si diventa ginnasti. È una lezione che vale ancora oggi: se vogliamo raggiungere un obiettivo, dobbiamo prima essere disposti a imparare ciò che serve per ottenerlo».
Si parla spesso di crescita e trasformazione. Quanto è importante mantenere identità e valori solidi mentre si affrontano nuovi scenari internazionali?
«È essenziale. Innovare non significa rinunciare alla propria identità. Al contrario, credo che per affrontare il cambiamento servano radici solide e valori chiari. Le competenze permettono di evolvere, ma sono i valori a dare una direzione a quella crescita. Solo mantenendo questo equilibrio si possono affrontare con successo le sfide del futuro, nello sport come nel mondo delle imprese».



