https://collezioneolgiati.ch/it/La mostra Kounellis a Lugano propone una lettura del lavoro di Jannis Kounellis che parte da una definizione apparentemente semplice: quella di pittore. Jannis Kounellis: Io sono un pittore, alla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati da ieri 20 settembre e fino al 17 gennaio 2027, riunisce oltre 35 opere realizzate tra la fine degli anni Cinquanta e il 2014 e costruisce il percorso non secondo una successione cronologica, ma attraverso alcuni temi ricorrenti nella ricerca dell’artista. La mostra è curata da Vincenzo de Bellis, in collaborazione con l’Archivio Kounellis di Roma.

Una definizione che cambia la lettura dell’artista

Jannis Kounellis, nato al Pireo nel 1936 e morto a Roma nel 2017, è comunemente associato alla storia dell’Arte Povera e a una pratica artistica nella quale materiali, oggetti e installazioni hanno assunto un ruolo centrale. Il progetto della Collezione Olgiati sceglie però di spostare il punto di osservazione.

Il riferimento è una frase ripetuta più volte dallo stesso Kounellis: “Io sono un pittore”. Non viene interpretata soltanto come una dichiarazione legata alla tecnica, ma come una posizione dell’artista nei confronti della realtà. Il termine greco zōgráphos, cioè pittore inteso come colui che “scrive la vita”, diventa così uno degli elementi concettuali da cui prende forma il progetto curatoriale.

La questione riguarda quindi anche il significato stesso della pittura. Kounellis ha lavorato sulla tela in senso tradizionale soprattutto nei primi anni della sua carriera, per poi utilizzare ferro, carbone, fuoco, sacchi di juta, lana, caffè e altri elementi come strumenti attraverso i quali continuare a costruire un linguaggio pittorico.

La mostra prova così a mettere in discussione una lettura dell’artista limitata alla sua appartenenza a un movimento storico. Il risultato è un percorso nel quale la pittura viene considerata una modalità di relazione con la materia, lo spazio, la memoria e il tempo.

La mostra Kounellis a Lugano segue quattro percorsi tematici

Il percorso alla Collezione Olgiati è articolato in quattro nuclei: La pittura come linguaggio, La pittura come materia e peso, La pittura come memoria e silenzio e La pittura come scena e icona. Non si tratta di compartimenti rigidamente separati, ma di temi che tornano e si sovrappongono attraverso opere appartenenti a momenti diversi della carriera.

La prima sezione affronta la pittura come linguaggio. Lettere, numeri, segni e fiori diventano elementi di un vocabolario visivo. L’opera non viene quindi proposta soltanto come qualcosa da osservare, ma come una costruzione da leggere.

L’apertura del percorso mette in relazione un grande quadrato nero dipinto direttamente sulla parete con alcune tavole del 1958 sulle quali compaiono insegne e numeri. Il riferimento al Quadrato nero di Kazimir Malevič entra in rapporto con elementi riconducibili alla realtà urbana romana. È uno dei dialoghi con la storia dell’arte che attraversano il progetto.

Anche le rose assumono in questo contesto un valore che supera quello puramente figurativo. Quattro opere appartenenti alla serie sono presenti nella mostra, tra cui la monumentale Rosa rossa del 1966-1967 e la Rosa nera su carta con fondo spray argentato del 1966, presentata per la prima volta in questa occasione.

Ferro, carbone, juta e altri materiali

Il secondo nucleo, dedicato alla pittura come materia e peso, porta al centro della lettura il rapporto tra l’opera e la concretezza degli elementi utilizzati.

Ferro, carbone, lana e fumo non sono materiali applicati semplicemente a una superficie: diventano parte della costruzione dell’opera. In un lavoro del 2005, un campo di cactus è circondato da rotoli di piombo, mettendo in rapporto la componente organica con quella metallica.

La tela stessa può diventare materia. In un’opera del 1969, sacchi di juta e “liane” di lana bianca attraversano la superficie; in una tela del 1967, quattro sacchi di juta si sovrappongono fisicamente alla superficie bianca. Sono lavori nei quali il confine tra supporto, oggetto e pittura diventa meno netto.

La materia non viene quindi utilizzata soltanto per produrre un effetto visivo. Il suo peso, la consistenza e la presenza fisica diventano elementi che modificano il rapporto tra l’opera e chi la osserva.

Jannis Kounellis, a Lugano la pittura torna al centro dell’opera Sottotitolo: Alla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati una mostra rilegge il lavoro dell’artista attraverso oltre 35 opere e quattro nuclei tematici Meta description: Mostra Kounellis a Lugano: oltreMemoria, Van Gogh e il tema del viaggio

Il terzo nucleo introduce il tema della memoria e del silenzio. Un corridoio lungo dodici metri ospita Senza titolo (Omaggio a Van Gogh), opera del 1991 composta da una successione di lastre di ferro della stessa dimensione di un’opera di Vincent van Gogh.

Da alcune aperture filtra una luce tenue. Il riferimento al pittore olandese non passa attraverso la riproduzione di immagini riconoscibili: ciò che rimane sono struttura e proporzione. Anche il giallo, associato a Van Gogh e alle icone bizantine, ritorna in questa parte del percorso.

Il tema del viaggio emerge invece attraverso la presenza ricorrente della barca. Per Kounellis, la barca costituisce un’immagine legata al viaggio e all’esodo. La dimensione biografica entra in questo discorso: l’artista, nato in Grecia e trasferitosi in Italia, porta nella propria ricerca anche il tema dello spostamento e della memoria.

Nella stessa direzione si colloca Senza titolo del 2007, nel quale un cappotto appoggiato su una sedia sospesa, insieme a un cappello e a un paio di scarpe, suggerisce una presenza umana attraverso ciò che resta degli oggetti personali. L’assenza diventa così parte dell’opera.

Jannis Kounellis, a Lugano la pittura torna al centro dell’opera Sottotitolo: Alla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati una mostra rilegge il lavoro dell’artista attraverso oltre 35 opere e quattro nuclei tematici Meta description: Mostra Kounellis a Lugano: oltreQuando la pittura coinvolge anche il corpo

L’ultima sezione, La pittura come scena e icona, porta il rapporto con lo spazio a un altro livello. Le opere non sono presentate esclusivamente come superfici da guardare, ma come elementi capaci di modificare la percezione dell’ambiente.

È particolarmente significativa l’installazione del 1988 che conclude il percorso. L’opera comprende migliaia di bicchieri contenenti grappa, sormontati da silhouette in piombo che richiamano le forme pittoriche di Hans Arp. In questo caso anche l’olfatto entra nell’esperienza dell’opera: l’odore della grappa precede la completa lettura visiva dell’installazione.

È uno degli aspetti che permettono di comprendere il senso dell’impostazione curatoriale. La pittura di Kounellis non viene cercata necessariamente nella superficie dipinta, ma nella capacità dell’opera di mettere in relazione materiali, spazio, memoria, luce e percezione.

Una carriera riletta senza seguire la cronologia

La scelta di non costruire il percorso secondo un ordine temporale permette di accostare opere lontane tra loro per data, ma legate da elementi ricorrenti. Il progetto attraversa diversi decenni della produzione di Kounellis e cerca continuità più che successioni.

Il confronto con alcuni grandi protagonisti della storia dell’arte è costante: Van Gogh, Malevič, Mondrian, James Ensor e Hans Arp sono tra i riferimenti che emergono nel percorso. La relazione con questi artisti non viene presentata come una semplice citazione, ma come parte di una tradizione con la quale Kounellis ha mantenuto un rapporto di confronto e trasformazione.

La mostra mette quindi in evidenza una ricerca attraversata da alcune ossessioni ricorrenti: il segno, la materia, il peso, il silenzio, la memoria, il viaggio, la presenza e l’assenza. Sono elementi che non appartengono a una singola fase, ma riemergono in forme diverse lungo l’intero percorso artistico.

La Collezione Olgiati e la programmazione 2026-2027

La mostra dedicata a Kounellis si inserisce nella programmazione della Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, spazio espositivo adiacente al centro culturale LAC. La collezione permanente viene rinnovata annualmente attraverso opere che coprono circa 120 anni di storia dell’arte, dai primi decenni del Novecento fino alla contemporaneità, con particolare attenzione all’arte italiana.

Nel periodo della mostra vengono presentati lavori di numerosi artisti, tra cui Franco Angeli, Giovanni Anselmo, Giacomo Balla, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Fortunato Depero, Piero Dorazio, Luciano Fabro, Günther Förg, Antony Gormley, Anselm Kiefer, Mario Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Vedova e Gilberto Zorio. La sala conclusiva ospita inoltre l’Archivio Futurista, che raccoglie 1.200 titoli originali.

Il progetto dedicato a Kounellis viene così inserito in un contesto più ampio, nel quale la produzione dell’artista dialoga con una collezione che attraversa differenti momenti dell’arte italiana e internazionale.

Jannis Kounellis, a Lugano la pittura torna al centro dell’opera Sottotitolo: Alla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati una mostra rilegge il lavoro dell’artista attraverso oltre 35 opere e quattro nuclei tematici Meta description: Mostra Kounellis a Lugano: oltreInformazioni per la visita

Jannis Kounellis: Io sono un pittore è visitabile dal 20 settembre 2026 al 17 gennaio 2027 alla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lungolago Riva Caccia 1, 6900 Lugano.

L’esposizione è aperta dal giovedì alla domenica, dalle 11 alle 18, con ingresso gratuito. Le informazioni ufficiali sulla mostra sono disponibili sul sito della Collezione Olgiati e su quello del MASI Lugano.

La mostra è stata inaugurata il 19 settembre 2026. La curatela è affidata a Vincenzo de Bellis e il progetto è realizzato in collaborazione con l’Archivio Kounellis di Roma.

È inoltre prevista la pubblicazione di un catalogo bilingue italiano-inglese, edito da Mousse Publishing, con un’introduzione di Giancarlo e Danna Olgiati, un saggio storico-critico-scientifico di Vincenzo de Bellis e un contributo di Bruno Corà, oltre agli apparati bio-bibliografici e alle schede delle opere.