«Un problema strutturale rinviato non scompare. Cresce soltanto. Si accumula. Riduce la libertà di scelta.» Andrea Gehri, presidente della Camera di commercio del Cantone Ticino (Cc-Ti), lo ha ricordato venerdì all’Espocentro di Bellinzona, nella relazione «Ritrovare la rotta». Un anno fa aveva indirizzato al Consiglio di Stato sette proposte. «Quante sono state realmente applicate?», si è chiesto. Qualcosa si è mosso in ambito sanitario e digitale, ma «segnali puntuali non sono ancora una riforma».
Sergio Giraldo, esperto in materie prime e risorse energetiche, ha poi sintetizzato lo scenario dell’economia globale: i dazi statunitensi, il record del surplus commerciale cinese, un’ Europa divisa e una Germania esposta al confronto tra mercati delle due superpotenze.
Il denaro è tornato a costare, spinto da energia, intelligenza artificiale e spese militari. Per le imprese, ha osservato, ciò impone più attenzione a rischi, mercati e forniture.
Il Ticino, secondo i dati citati dal presidente della Cc-Ti, nel 2025 ha registrato un saldo negativo di 1’191 unità tra nascite e decessi.
«Meno giovani in futuro significa meno lavoratori, meno imprenditori e meno contribuenti», ha avvertito Gehri, legando l’invecchiamento a una pressione crescente su sanità e assistenza, e quindi proseguire: «in questi anni abbiamo assunto impegni e aumentato le uscite senza chiarire fino in fondo chi avrebbe dovuto pagarne il conto».
Il Preventivo 2027, trasmesso dal Governo al Parlamento il 30 settembre, prevede 4,731 miliardi di franchi di spese, 108 milioni più del preventivo 2026, e 4,633 miliardi di ricavi.
Il disavanzo di 98,5 milioni rispetta il limite di legge; gli investimenti netti restano sui 291 milioni.
Il 2025 si era chiuso con un rosso di 32,5 milioni, contenuto, ha precisato Gehri, da due entrate eccezionali: 80,1 milioni della Banca nazionale svizzera non preventivati e 67 milioni di imposte di successione e donazione oltre le attese, in gran parte per un singolo caso.
Il debito, secondo le cifre citate dal presidente, era di 2,729 miliardi a fine 2025 e toccherebbe 4,585 miliardi nel 2030, con introiti fermi tra 4,5 e 4,6 miliardi.
Si tratta di scenari esposti a revisioni future. Renato Mondada, economista presso il Dipartimento finanze ed economia (DFE) e Samuele Vorpe, docente SUPSI, in un’analisi del 4 maggio ipotizzano uno squilibrio potenziale tra 550 e 600 milioni l’anno.
Nei mesi scorsi media e politica avevano ricondotto le osservazioni di Gehri sull’assenza di un disegno economico cantonale a Christian Vitta, responsabile del DFE.
Alla assemblea Cc-Ti Gehri ha contestualizzato questa interpretazione, parlando di un rapporto personale fatto di «grande stima, correttezza, rispetto e collaborazione», chiarendo che «sarebbe sbagliato attribuire a una sola persona responsabilità che appartengono al Consiglio di Stato, al Parlamento e alla politica cantonale nel loro insieme».
Christian Vitta, presente alla 109ª Assemblea della Cc-Ti per l’ultima volta nel suo attuale ruolo al Dfe, come ha ripercorso con la vicepresidente della Cc-Ti Cristina Maderni le intese con le associazioni economiche e le riforme fiscali per aziende e persone fisiche, parimenti ha ricordato che sul proprio futuro scioglierà le sue riserve dopo aprile.
«Le imprese non chiedono privilegi», ha quindi ripreso Gehri. «Chiedono fiscalità sostenibile, regole comprensibili, infrastrutture, energia competitiva, formazione di livello, certezza del diritto e tempi amministrativi ragionevoli.»
Sul fisco, ha ricordato: «la domanda non è quanto possiamo ancora chiedere. La domanda è quale livello fiscale permetta di generare il massimo gettito sostenibile nel lungo periodo».
Sull’azienda: «Quando cresce, assume, investe, forma apprendisti», ma «quando parte, lascia un vuoto».
Le aziende ticinesi versano lo 0,15% dei salari AVS al fondo per conciliare lavoro e famiglia: oltre 100 milioni in quattro o cinque anni, stima la Cc-Ti, che vorrebbe sapere quanti genitori ne abbiano beneficiato.
Sull’apprendistato, Gehri ha portato un esempio concreto richiamandosi alla attività edilizia: «con l’intelligenza artificiale non si posa un tetto».
Tornando ai compiti della pubblica amministrazione, già nel febbraio 2027 gli elettori potrebbero votare sull’iniziativa, promossa anche dalla Cc-Ti, per fermare la crescita dell’organico cantonale.
Gehri sollecita dal Governo un controprogetto legato ai compiti dello Stato, capace di «rendere superfluo il voto popolare». L’iniziativa, ha proseguito, «non è un attacco ai servizi pubblici». In aprile, ha ricordato, si rinnoveranno anche Governo e Gran Consiglio.
I richiami della Cc-Ti al settore pubblico muovono da una premessa: «prima di chiedere altri soldi ai cittadini e alle imprese, dimostriamo di avere utilizzato bene quelli di cui già disponiamo».
Ne consegue l’auspicio di una revisione permanente della spesa, «non un rapporto destinato a finire in un cassetto», accompagnata da un progetto per il Cantone al 2040, da elaborare tra università, SUPSI e parti sociali, ed una strategia fiscale con orizzonte 2035.
E’ una missione possibile: Gehri ha citato il Canton Vaud, dove il 27 settembre è passato un taglio del 12% dell’imposta cantonale su reddito e sostanza delle persone fisiche, con 272 milioni l’anno di minor gettito stimato, coperto, ha avvertito, anche da ricavi straordinari. «Il Ticino non deve copiare Vaud. Ma deve ritrovare la stessa capacità di scegliere una direzione.»
Dal 2027, senza indicarne per ora importo e regole di impiego, Gehri ha anticipato che la Cc-Ti si doterà di un fondo per le campagne politiche, alimentato da soci e associazioni di categoria,
Lo ha motivato con il bisogno di «strumenti concreti» per difendere le condizioni quadro, descrivendolo come un progetto «trasparente e responsabile» per contribuire al dibattito pubblico con «fatti, dati e proposte».
Sulle evoluzioni economiche, Gehri è stato chiaro: «il tempo utile per intervenire in modo ordinato e graduale si sta riducendo», e nessuno «può affrontare da solo le sfide che ci attendono».



