Riunire Rainer Maria Rilke (1875 – 1926), Hermann Hesse (1877 – 1962) e Friedrich Dürrenmatt (1921 – 1990) in una mostra sembra a prima vista un progetto inconsueto. A dispetto delle molte, evidenti differenze, c’è qualcosa che li accomuna. I tre autori di madrelingua tedesca scelgono di vivere in un luogo in cui si parla una lingua diversa dalla loro e in cui la viticoltura ricopre un ruolo importante: si tratta dei cantoni Vallese, Ticino e Neuchâtel. Presentare al pubblico questi artisti con le loro affinità e le loro differenze serve a trasmettere un’idea globale, a tutto tondo e foriera di ispirazione, in grado di illustrare in modo esemplare la grandezza e la varietà del patrimonio letterario svizzero.
È il vino a unire Rilke, Hesse e Dürrenmatt. Caratterizza il luogo in cui vivono e fa parte del loro stile di vita anche quando scelgono consapevolmente l’astinenza. Ma soprattutto, il vino è un elemento importante della loro opera: contribuisce, come catalizzatore o come metafora, a rendere visibile il tema e il messaggio insito nel testo. Con l’ausilio di citazioni da lettere e opere letterarie, di fotografie, disegni e oggetti personali, la mostra intende illustrare il significato e l’importanza del vino nel contesto biografico e artistico dei tre autori.
Il vino è solo uno dei molti aspetti che contraddistinguono Rilke, Hesse e Dürrenmatt ma, com’è noto, “in vino veritas”. Pur limitandosi ad affrontare questo tema, la mostra riesce a trasmettere un’immagine viva, caratteristica della personalità dei tre poeti, scrittori e pittori e della loro opera.
«Tu entra ed esci dalla metamorfosi.
Qual è la tua esperienza che più duole?
Se ti è amaro il bere, fatti vino.
Rainer Maria Rilke, Sonetti a Orfeo
«Questa musica ha lo stesso carattere del vino che stiamo bevendo: buono, innocente, paesano, fidato, un vino che non infiamma e non tradisce».
Hermann Hesse, Serata d’estate in Ticino
«Il vino lo aveva reso pesante e pacioso, in quella compagnia di persone tolleranti, assaporava il piacere di essere autentico, sé stesso, di non avere più segreti […] di essere apprezzato, ammirato, amato, capito».
Friedrich Dürrenmatt, La panne