Alberto Gulli, potrebbe raccontare brevemente il suo percorso professionale e come si definirebbe oggi, sia dal punto di vista personale che lavorativo?
«Sono Socio fondatore e coordinatore generale di Fondazione Fitzcarraldo ETS e responsabile didattico del MAS in Cultural Management del Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano. Mi sono sempre occupato di formazione manageriale in ambito culturale, a partire dal mio percorso formativo in quanto dopo la laurea in Scienze Politiche ho ottenuto un diploma di master in gestione di imprese culturali in Francia. All’inizio della mia carriera ho incontrato la Fondazione Fitzcarraldo di Torino, collaborando a sviluppare l’offerta formativa e creando uno dei primi percorsi formativi dedicati alla progettazione culturale in Italia, nel lontano 1996. Da allora ho continuato a formare una nuova generazione di manager culturali progettando percorsi formativi a livello nazionale e internazionale e nel 2010 ho contribuito a realizzare uno dei primi master in management culturale in Ticino, grazie alla collaborazione con il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano».
Fondazione Fitzcarraldo è attiva dal 1999 per innovare politiche e pratiche culturali: come si traduce questa missione nella vita quotidiana della
Fondazione?
«Siamo una fondazione di partecipazione indipendente, che dal 1999 opera nell’interesse generale per promuovere la sostenibilità e l’innovazione delle politiche, delle pratiche e dei processi culturali e creativi.
Progettiamo e realizziamo a livello nazionale e internazionale attività di ricerca, consulenza, formazione e advocacy e ci impegniamo affinché cultura e creatività siano riconosciute e valorizzate come componenti essenziali per il benessere culturale, sociale ed economico delle persone, delle comunità e dei territori.
L’ecosistema culturale e creativo interpreta e produce un insieme insostituibile di valori (simbolici, economici, sociali), che rappresentano il fondamento delle società umane, In questo ecosistema complesso Fitzcarraldo ha sin dai primi anni deciso di investire sulla ricerca (per dare rappresentazione adeguata dei fenomeni e fornire strumenti di interpretazione ai policy maker), sulla formazione (per capacitare gli operatori), sull’advocacy (attraverso ArtLab), e sull’accompagnamento agli enti pubblici per la co-progettazione e l’implementazione di programmi di sviluppo a base culturale. Elemento distintivo del nostro posizionamento è mettere in connessione tutti gli elementi di questo ecosistema, riconoscendone le dinamiche e la complessa articolazione».
In quali ambiti siete attivi?
«Cinque sono gli ambiti di impatto che orientano il nostro agire: l’innovazione delle politiche culturali affinché siano in grado di prefigurare e sostenere il cambiamento; l’innovazione dei settori culturali e creativi sostenendo la trasformazione dell’ecosistema nella sua ricchezza e diversità, verso modelli di creazione e produzione sostenibili; lo sviluppo territoriale a base culturale attraverso la gestione di processi complessi a partire dalle risorse culturali materiali e immateriali dei territori e dal coinvolgimento delle comunità che li abitano; la partecipazione culturale investigando, promuovendo e sostenendo la partecipazione culturale in quanto presupposto essenziale per una democrazia attiva e per una produzione culturale sostenibile; gli impatti della cultura attraverso l’analisi critica della diversità delle dimensioni di valore generato da cultura e creatività: economico, sociale e culturale».
Fitzcarraldo forma ogni anno centinaia di professionisti della cultura: come si progetta un percorso formativo che sia davvero trasformativo?
«Un percorso formativo in ambito culturale davvero trasformativo non può limitarsi a trasmettere competenze tecniche: deve generare cambiamento personale, professionale e poi collettivo. È fondamentale legare il sapere al senso: non basta spiegare solo aspetti gestionali, tecnici ed organizzativi, ma anche perché questi sono importanti in un quadro sociale più ampio; allo stesso tempo è importante connettere il lavoro culturale a sfide reali e contemporanee: transizione ecologica, inclusione, innovazione digitale, impatto sociale solo per fare qualche esempio. Nel nostro approccio trovano spazio la dimensione dell’esperienza e della sperimentazione attraverso l’alternanza tra momenti teorici e laboratori pratici, casi di studio e simulazioni; l’apprendimento tra pari attraverso la circolazione delle competenze. Poniamo inoltre molta attenzione sia alle attività di mentorship e di networking anche perché la rete costruita durante la formazione spesso è la risorsa più preziosa per il futuro ed è importante sviluppare le soft skills».
Il programma MAScult, sviluppato in collaborazione con il Conservatorio della Svizzera italiana, porta la formazione culturale nel cuore del Ticino: cosa significa per Fitzcarraldo contribuire alla crescita professionale in un contesto così ricco di identità e visioni?
«Il MAScult è oggi riconosciuto come un’esperienza formativa che ha dato vita a una comunità di professionisti della cultura attivi in particolare in Ticino, ma non solo, in contesti molto diversi: teatri, musei, fondazioni, festival e istituzioni, Nel corso degli anni il programma ha saputo accompagnare sia figure già impegnate nella gestione di organizzazioni consolidate, sia giovani che hanno avviato progettualità nuove e sperimentali, senza dimenticare funzionari pubblici che si occupano di politiche culturali e imprenditori creativi. Il risultato più evidente è la rete di relazioni professionali e personali che continua a crescere attorno al master, dando forma a un vero e proprio ecosistema.
Grazie alla collaborazione della Fitzcarraldo con il Conservatorio, il MAScult ha potuto radicarsi in un luogo che rappresenta al tempo stesso formazione musicale, ricerca e produzione culturale. Questo legame ha reso possibile connettere il percorso con il tessuto culturale di Lugano, in dialogo con realtà come la Città della Musica, il LAC, l’Orchestra della Svizzera italiana e la RSI, il Locarno Film Festival e molte altre istituzioni cuturali non solo ticinesi, aperto prospettive più ampie verso l’Italia e l’Europa. In questo intreccio di esperienze e di collaborazioni si misura il valore del MAScult, che ha saputo unire formazione specialistica, riflessione critica e capacità di generare impatto sul territorio».
La cultura può essere una forma di spiritualità? E se sì, come la Fondazione
Fitzcarraldo la incarna nei suoi percorsi?
«Si se intesa come ricerca di senso, apertura, connessione con gli altri e con il mondo. È un modo per coltivare profondità, immaginazione e consapevolezza collettiva. Fitzcarraldo incarna questa dimensione nei suoi percorsi di formazione, ricerca e accompagnamento, creando spazi in cui le persone possono crescere insieme e dare valore al proprio agire culturale. Nei progetti sui e con i territori, la cultura diventa occasione di rigenerazione e di incontro, capace di generare legami e visioni condivise».
Qual è la sfida più urgente che la Fondazione vuole affrontare nei prossimi
anni, e come immagina il suo impatto sul territorio?
«Negli anni abbiamo compreso quanto sia cruciale affrontare la sfida della sostenibilità, intesa in senso ampio e multidimensionale, come sfida centrale dei prossimi anni. Non si tratta solo di sostenibilità ambientale o sociale, ma anche di sostenibilità economica, perché per chi opera nel settore culturale spesso le risorse sono limitate e trovare un equilibrio stabile diventa cruciale. La nostra attenzione è rivolta alla costruzione di modelli di intervento capaci di generare valore duraturo, misurabile e condiviso, sia per le comunità locali sia per gli operatori culturali e gli artisti. Ciò richiede investimenti in progettazione, monitoraggio e valutazione, così da garantire che ogni azione abbia un impatto concreto e verificabile. In questo contesto, il concetto di utilità diventa centrale: vogliamo che il nostro lavoro produca un cambiamento tangibile sui territori, contribuendo allo sviluppo di comunità più partecipi, organizzazioni più competenti e progetti culturali più solidi e inclusivi. Immaginiamo così un impatto che non sia episodico, ma duraturo, trasformando la cultura in un vero motore di crescita e coesione sociale».



