In che stato di salute si trova il commercio delle materie prime ticinese?

«Alcuni stanno bene, alcuni un po’ meno. È stato e continua ad essere un anno complicato per tutti se pensiamo al Covid19. Un po’ più tortuoso per i commercianti di materie prime: i traders sono stati colpiti a livello globale, i prestiti Covid della Confederazione  hanno avuto qualche difficoltà nell’applicazione ai commercianti di materie prime, le misure di crisi messe in atto da alcune compagnie assicurative hanno indebolito il mercato e, non da ultimo, le frodi di Singapore non hanno di certo aiutato alla concessione di linee bancarie da parte di quegli istituti storicamente attivi nel commodity trade finance».

La crisi Covid ha dunque colpito anche il vostro settore?

«Purtroppo sì, anche se in maniera eterogenea. Naturalmente, in base alla materia prima trattata c’è chi ha subito contraccolpi maggiori, chi ha cercato di prepararsi al peggio seguendo l’evoluzione della crisi sanitaria partita dall’Asia, chi si è trovato impreparato e chi invece è stato toccato solo marginlmente. Attualmente, in questa seconda ondata, sono invece tutti toccati dal protrarsi della situazione d’incertezza. D’altra parte, è chiaro a tutti che l’impatto negativo riguarda la maggior parte dei settori socio-economici a livello globale».

Il settore delle materie prime come ha risposto alla crisi?

«Alcune aziende hanno ottenuto risultati soddisfacenti e stanno investendo in nuovi progetti e in nuove assunzioni. Un segnale positivo ed importante in un momento difficile. Altre aziende, invece, durante la prima ondata hanno potuto dare continuità all’attività beneficiando dello strumento federale del lavoro ridotto oppure facendo capo ai crediti Covid garantiti dalla Confederazione. Certo non tutto ha funzionato bene per i commodity traders.

In che senso?

«Nell’ambito della concessione di crediti e fideiussioni solidali in seguito al Coronavirus (Ordinanza federale) sono emerse alcune perplessità sul trattamento delle società di trading. Secondo la prima Ordinanza del 25 marzo 2020, nel caso delle società di trading il parametro di riferimento per la concessione di un prestito era il fatturato, mentre secondo le direttive dell’Associazione svizzera delle banche il parametro di riferimento era il margine lordo. Ovviamente la differenza d’interpretazione è importante e ciò ha creato non pochi malintesi in un momento delicato per numerose società. Curioso notare che però il criterio di esclusione era il fatturato superiore ai 500 milioni di franchi (non il margine lordo) quando è risaputo che nell’ambito delle materie prime si parla spesso di fatturati miliardari. Insomma, un aiuto a tinte chiaro-scure per il settore».

Ma il settore bancario ha fatto dei passi indietro nel finanziamento del commercio di materie prime?

«Evidentemente, in un momento già difficile, non si può dire che siano state d’aiuto le frodi miliardarie sulla piazza di Singapore che hanno travolto le principali banche attive nel commodity trade finance (CTF) come HSBC, ABN AMRO, Société Générale, Natixis, BNP Paribas, ING, ecc. Molte di queste banche sono presenti in Svizzera ed hanno recentemente messo in atto piani di ridimensionamento o di chiusura del CTF. Ne consegue una difficoltà maggiore – soprattutto per le società medie e piccole – a finanziare determinate transazioni oppure anche la necessità di posticipare determinate opportunità di business in attesa di mettere in piedi nuove linee bancarie».

E in Ticino?

«Per fortuna in Ticino le banche attive nel commodity trade finance o presenti con un frontdesk (BancaStato, Banca Corner, Banca Zarattini, Credit Suisse e UBS) non sono state toccate dalle frodi e hanno mantenuto le posizioni sebbene l’anno non sia stato brillantissimo. Addirittura alcuni istituti, approfittando della nuova situazione, hanno potuto rafforzarsi in termini di posizionamento sulla clientela ticinese».

Quali sono le sfide per il settore nel futuro prossimo?

«Dico ovvietà se affermo che dovremo innanzitutto riuscire a venir fuori dalla crisi Covid senza troppi danni diretti o collaterali. In seguito, il settore dovrà fare il possibile per ottimizzare i costi grazie alla digitalizzazione e alla pianificazione fiscale. Naturalmente, sarà anche importante fare una riflessione più strutturata sulle modalità e le possibilità di finanziamento a livello svizzero e internazionale. Da ultimo e non meno importante, anche i commodity traders sono confrontati con le sfide ambientali che a determinate condizioni potrebbero anche portare reali opportunità di business».