Quali sono stati i passaggi attraverso i quali ha raggiunto un ruolo di responsabilità in un mondo, come quello della promozione turistica, che fino a pochi anni or sono è stato appannaggio degli uomini?
«Ho iniziato la mia attività lavorativa all’aeroporto di Zurigo dove ho lavorato fino al 1986. Poi sono tornata in Ticino per seguire il progetto di Crossair ad Agno, dove ho lavorato fino al 2001 e a soli 27 anni sono diventata membro di direzione. Il direttore di Crossair a Lugano aveva scelto prevalentemente donne per dirigere i diversi settori e tutte abbiamo potuto crescere professionalmente. Malgrado le competenze, l’esperienza e l’interessamento, quando lui ha dato le dimissioni, la preferenza per la sua sostituzione è andata a un altro uomo. Lavorando per Crossair ho avuto modo di collaborare intensamente con il mondo turistico ticinese. Dopo il grounding di Swissair ho lavorato ancora qualche anno per SWISS e poi ho deciso di cercare una nuova sfida professionale. Il direttore che mi ha preceduto alla testa di Mendrisiotto Turismo ha annunciato il suo pensionamento ed è stato aperto un concorso. Sapevo di avere le giuste competenze, ma ho esitato a candidarmi perché conoscendo il “sistema” ritenevo che non avrei avuto nessuna possibilità di essere scelta. Poi mio marito mi ha convinta a tentare, ho chiesto conferma che anche la candidatura di una donna poteva essere tenuta in considerazione e mi è stato confermato che si sarebbe tenuto conto unicamente delle competenze. Oggi so che ero l’unica donna su 22 candidati».
All’interno della società ticinese ritiene che le donne siano adeguatamente rappresentate e le loro competenze debitamente riconosciute?
«Il fatto di dovere dimostrare attenzione per il genere femminile credo spinga le aziende a valutare quali compiti è possibile affidare loro e di conseguenza troviamo, anche nel settore turistico, donne molto capaci che coprono cariche intermedie (marketing, comunicazione, HR, ecc), ma vi sono ancora molti ruoli ritenuti essere destinati agli uomini, indipendentemente dalle concrete competenze dei candidati. Questo perché il potere decisionale in materia di opportunità per le donne è ancora prevalentemente in mano agli uomini, che non sono sempre capaci di valutare oggettivamente le competenze e non il genere. Il tema delle pari opportunità dovrebbe prevalere, ma vi sono altre questioni che condizionano le scelte».
In particolare, quale patrimonio di competenze e sensibilità femminili è riuscita a portare nel suo ambiente di lavoro?
«Credo che ogni donna debba impegnarsi molto di più di qualsiasi uomo, capace o incapace, per ottenere attenzione e rispetto sul posto di lavoro. Io so che ho dovuto e che devo impegnarmi molto. Difficile è stato invece capire come farlo senza cadere nella trappola della considerazione maschilista (e non solo) che valuta una professionista sulla base dell’aspetto e dell’umore, per non dire altro. Tutto sommato credo di essere rimasta una persona vera, impegnata e appassionata. Spero di essere riuscita a trasmettere un’immagine che mi corrisponda, considerando che ritengo elementi fondamentali della mia persona sul lavoro, come nella vita privata: l’impegno, la sensibilità, l’attenzione per gli altri, l’assunzione di responsabilità e la determinazione».
Come riesce a conciliare gli impegni professionali con la famiglia e con i suoi interessi personali?
«Il mio lavoro mi ha sempre assorbita molto. Mi sono lasciata coinvolgere molto e ho anche sempre cercato di trovare nuovi stimoli per sviluppare ulteriormente la mia attività lavorativa: felice di farlo. Ciò nonostante ho una vita privata molto soddisfacente e piacevole. Sono felicemente sposata da 34 anni, ho un figlio di 24 anni con il quale ho un ottimo rapporto, una famiglia della quale mi occupo molto ed una rete di amicizie che mi è davvero molto cara. Con loro condivido la maggior parte dei miei interessi personali e molti momenti sereni. Credo che conciliare vita professionale e privata non sia facile per nessuna donna e che è importante avere accanto la persona giusta».
Nello specifico, come trascorre il suo tempo libero e quali sono le cose che più l’appassionano?
«Amo molto viaggiare per scoprire altre culture e tradizioni, mi piace leggere, guardare documentari e anche andare a teatro. Per anni ho seguito mio figlio che trascorreva molte ore del suo tempo libero in scuderia e ho apprezzato molto quei momenti, molto distensivi per me, a contatto con la natura e con i cavalli, che adoro da sempre. Mi piace anche molto trascorrere del tempo con mio marito nel suo atelier di pittura e seguirlo nelle visite a musei e gallerie d’arte».
Che cosa significa occuparsi di promozione turistica dopo la pandemia e quale visione ha per il futuro del turismo ticinese?
«A mio modo di vedere la promozione turistica passa attraverso l’impegno per la realizzazione di prodotti e di offerte di qualità che tengono conto delle richieste del pubblico ed eventualmente anche delle nuove tendenze. I temi della collaborazione e dell’esperienza di qualità da proporre al cliente non sono delle novità. Se vogliamo distinguerci ed avere successo come destinazione Ticino dovremo sempre più condividere obiettivi e strategie tra le 4 OTR e Ticino Turismo, ma anche con i principali partner di settore perché sarà utile e necessario utilizzare al meglio le risorse per rendere più efficaci tutte le nostre attività di sviluppo dell’offerta e della comunicazione. Nell’era post Covid risulterà inoltre ancora più importante sviluppare l’utilizzo delle nuove tecnologie per raggiungere i nostri futuri clienti con le giuste proposte. Per farlo saranno quindi necessarie competenze specifiche e una formazione continua di supporto».
Quale progetto in ambito professionale vorrebbe vedere realizzato nei prossimi mesi?
«Ritengo strategici per la mia regione: l’Albergo diffuso del Monte Generoso, il Glamping Momò Bellavista, l’Itinerario bike del Monte San Giorgio, … Tengo inoltre molto ad altri progetti di diverso genere che sono il Programma di formazione per le guide turistiche, il progetto di trasmissione dei valori della tradizione delle Processioni della Settimana Santa di Mendrisio, i progetti del Centro di Competenze Agroalimentari Ticino (CCAT) e i progetti da realizzare nell’ambito della messa in rete dei Patrimoni mondiali dell’umanità UNESCO per tramite dell’Associazione svizzera World Heritage Experience Switzerland (WHES), che attualmente presiedo».
E, a livello personale, qual è il suo più grande desiderio?
«Non ho un desiderio particolare, se non che quello di poter riprendere a viaggiare presto, insieme alla mia famiglia. Sto terminando uno sfidante percorso di formazione EMBA che è durato poco più di due anni, mi ha permesso di apprendere molto e che terminerà con la consegna della tesi che sto preparando. Mi sento pronta per nuove sfide in ambito professionale e aspiro ad avere ulteriori occasioni per sviluppare molti interessanti progetti».