Da più parti si ritiene che il settore turistico sarà particolarmente colpito dall’emergenza sanitaria e dalle misure restrittive adottate per contenere l’epidemia. Avete già dei dati relativi alle conseguenze registrate nel settore turistico ticinese?
«Il settore turistico è certamente tra i più colpiti. Non potendo contare sulle entrate generate da milioni di visitatori e sulle relative tasse, a rischio vi è anche il finanziamento delle stesse organizzazioni turistiche. Senza contare gli effetti gravosi per il singolo imprenditore del settore. Per il momento non è ancora possibile stimare esattamente le perdite dato che non sappiamo quanto durerà questa emergenza».
Quali sono le prime misure che a livello della Confederazione sono state prese per sostenere il turismo?
«Per quanto riguarda i dipendenti sono state da subito attuate le indennità per lavoro ridotto, mentre gli imprenditori possono beneficiare dell’indennità per perdita di guadagno. Sono stati introdotti anche i crediti Covid (con interesse 0 fino a SFr. 500.000) con fideussione dello Stato. Altri possibili aiuti al settore sono in fase di definizione, tra i quali lo stanziamento di crediti necessari per poter dare vita a grandi campagne di rilancio. Il settore turistico si è organizzato a livello federale con uno “Steering committee turismo” e a livello cantonale con uno specifico gruppo di lavoro».
Nello specifico, avete lanciato una campagna in cui invitate i turisti alla pazienza. Come è nato il progetto e qual è il suo obiettivo?
«A fine marzo abbiamo lanciato una campagna tattica con lo slogan “#stayathome…A presto”. La campagna era principalmente indirizzata ai turisti d’Oltralpe ed aveva come obiettivo principale quello di lanciare un messaggio di empatia e speranza ai nostri ospiti ed amici confederati. Un saluto ed un invito ad aspettare, a restare a casa, in questo momento di grandi incertezze. Quando la situazione sarà tornata alla normalità il Ticino, la loro amata “Sonnenstube”, sarà pronta per accoglierli a braccia aperte. Questa prima campagna fa parte di una strategia di crisi che abbiamo definito a livello cantonale e ricalca quanto auspicato da Svizzera Turismo che, da parte sua, ha dato il via alla campagna nazionale “Dream now, travel later”.
La nostra strategia è composta da tre fasi: crisi, ripristino e rilancio ed il video è solo il primo tassello di una storia che costruiremo nel tempo e la cui velocità dipenderà dall’evoluzione della situazione sanitaria nel nostro Cantone, in Svizzera e all’estero».
Attualmente ci sono turisti che organizzano viaggi e vacanze in Ticino?
«Al momento (l’intervista è stata realizzata ad inizio aprile, ndr) non ci sono prenotazioni, anche perché il messaggio delle autorità sia cantonali che federali è stato molto chiaro. D’altra parte in Ticino tutte le strutture ricettive, i ristoranti e gli attrattori sono chiusi. Diverso è il discorso sul lungo termine. Abbiamo il sentore che per quanto riguarda l’estate e l’autunno il nostro Cantone tornerà ad essere molto attrattivo per i confederati. Anche per questo motivo abbiamo lanciato una campagna, in collaborazione con GastroTicino e Hotellerie Suisse, denominata “#nocancellations”. L’obiettivo è quello di fare in modo che chi ha già una riservazione effettuata, propenda per il posticipo delle vacanze anziché alla loro cancellazione».
Anche la vostra attività interna si è modificata da quando è iniziata l’emergenza sanitaria? In particolare quali sono le attività su cui avete scelto di concentrarvi?
«Sì, anche la nostra attività interna si è modificata. Le priorità in questa fase sono quelle di coordinare le necessità e le richieste di tutto il settore (operatori turistici, associazioni di categoria, organizzazioni turistiche) sia a livello cantonale che federale, di comprimere al massimo costi ed investimenti in questo periodo e di sviluppare una strategia di rilancio che dovrà essere attuata al momento giusto. In generale, almeno per il 2020, gli sforzi saranno concentrati sul mercato svizzero».
E possibile ipotizzare che la stagione turistica possa essere almeno in parte salvata e quali azioni andrebbero promosse in proposito?
«Come detto poc’anzi, in questo periodo siamo nonostante tutto fiduciosi sul proseguimento della stagione, in particolare sull’estate e sull’autunno (un periodo, quello tra settembre e inizio novembre, che in Ticino è ancora considerato alta stagione). Vi sono una serie di iniziative di rilancio sul tavolo, in collaborazione con il Dipartimento delle finanze e dell’economia, tra cui incentivi rivolti ai ticinesi affinché possano riscoprire le bellezze del loro territorio e usufruire a prezzi agevolati delle strutture alberghiere, di ristorazione e di svago».
In generale, come cambierà nei prossimi mesi e anni, il mondo del turismo?
«Ritengo che l’emergenza coronavirus contribuirà ad accelerare dei cambiamenti che erano già in atto. Penso in particolare all’attenzione per la sostenibilità in tutti gli ambiti e per il “Km 0” nell’offerta enogastronomica. Vi sarà sempre maggior attenzione verso il turismo cosiddetto “esperienziale”. I visitatori già oggi chiedono di poter vivere esperienze con un forte coinvolgimento emotivo, sociale, intellettuale con le persone, la storia e le tradizioni del luogo. Questo favorirà i flussi turistici interni, la riscoperta dei valori e delle ricchezze che i nostri stessi Paesi hanno da offrire. Molti opinano inoltre che stiamo assistendo all’inizio della fine del turismo di massa, di quello mordi e fuggi, insomma che l’era post-Coronavirus sarà marcata da un turismo più lento e responsabile. Di questo non sono così sicuro. Tuttavia, da parte nostra, come destinazione continueremo a puntare ancora di più su un turismo di qualità, consapevole, responsabile e sostenibile».