L’estate è praticamente finita e si può dire che per gli hotel di qualunque categoria in tutto il mondo sia stata una stagione veramente dura. Fra i più colpiti però ci sono di certo gli alberghi di lusso sul lago di Como. Posizionati in una delle regioni che ha pagato di più il conto al Covid-19 e dedicati a una clientela spesso legata ai grandi eventi internazionali, 4 stelle superior, 5 e 6 stelle hanno subito un durissimo colpo a causa dell’emergenza economico/sanitaria. Ne abbiamo parlato con Gian Paolo Fumagalli, attivo nell’hôtellerie di lusso comasca e a sua volta proprietario di strutture ricettive di categoria superiore.
Cerchiamo di capire come stanno andando le cose in generale.
«A essere penalizzati non sono soltanto gli hotel comaschi ma tutti gli alberghi italiani di alta categoria. Io per esempio possiedo anche una struttura in Sardegna e non abbiamo mai avuto una situazione grave come questa. Anche a Como la stagione è stata veramente drammatica: in hotel a 5 stelle, sul Lago o in centro storico, in cui arrivavamo soprattutto a luglio al completamento delle camere, quest’anno abbiamo avuto picchi negativi di 7 camere occupate su magari 160. Il bonus vacanze dato dal Governo Italiano per sostenere il turismo interno non ci ha aiutato, primo perché difficilmente i nostri ospiti hanno un ISEE inferiore ai 40mila euro e secondo perché la base del nostro business sono i turisti stranieri che non beneficiano comunque del bonus».
E i turisti stranieri quest’anno sono mancati quasi del tutto…
«Sì, la pesantissima diffusione del coronavirus fra gli statunitensi – che fino all’anno scorso erano i nostri principali clienti -, ma anche fra i russi e gli indiani, ha pesato moltissimo sui conti, soprattutto perché non parliamo soltanto di clienti privati che vengono in vacanza, ma soprattutto di clientela legata ai grandi eventi aziendali o privati, come i matrimoni indiani. Alcuni appuntamenti siamo riusciti a farli slittare di uno, due, a volte persino di tre anni, per non perdere il nostro prestigio come destinazione. Due esempi: un matrimonio indiano che è saltato e che è stato riprogrammato per l’agosto 2021 e una grossa convention addirittura rimandata a cavallo fra il 2022 e il 2023. Ma altri appuntamenti, invece, specialmente quelli legati alle festività – come la Pasqua o il 4 luglio per gli americani – per quest’anno sono completamente persi».
Qual è la sua previsione per il futuro?
«Mi sento di poter dire che il 2021 sarà ancora un anno di passaggio e che soltanto nel 2022, forse, potremmo tornare alla normalità. Il problema infatti non è soltanto la crisi economica o l’impossibilità di arrivare in Italia da alcune destinazioni, ma è la paura diffusa, che a mio avviso si concentra soprattutto sui mezzi di trasporto. Anche da quelle destinazioni europee su cui le rotte si sono aperte a giugno, in tanti hanno deciso di non viaggiare per non prendere l’aereo, tante aziende hanno stabilito di non organizzare eventi per il rischio che fossero un buco nell’acqua e tanti privati hanno deciso di non programmare grandi cerimonie in Italia, per non obbligare parenti e amici a voli che avrebbe magari destato ansia. Finché non sarà passata questa paura quindi, non credo che potremmo tornare alla piena normalità».