L’abilità di Zorro con la spada ha incantato milioni di persone – tra cui Elia Dagani – che da oltre un secolo fanno del suo personaggio un’autentica icona della cultura popolare grazie allo scrittore americano Johnston McCulley, ideatore nel 1919 del mito di grandi e piccini. «Ero affascinato da Zorro – racconta Elia Degani – per il suo abbigliamento nero con la sua maschera e per la sua capacità nel duellare. La scherma mi ha subito conquistato ed eccomi qua 20 anni dopo a inseguire un altro sogno…».

Le Olimpiadi di Parigi del 2024 rappresentano l’obiettivo più importante della tua ancora giovane carriera, nel cui parlmarès spicca un titolo europeo a squadre Under 23.

«È proprio la disciplina a squadre che determina la qualifica ai Giochi Olimpici anche nelle specialità individuali. Francia, Italia, Corea e Ungheria sono le più accreditate nelle otto gare sull’arco di un anno che valgono il biglietto per Parigi, senza dimenticare Ucraina e Russia. Per vincere questa concorrenza la Svizzera dovrà superarsi. È dura pure la selezione interna per i quattro posti a disposizione per partecipare alla gare di qualifica con la Nazionale. Sarà una lotta aperta fino all’ultimo, anche se un’Olimpiade vale qualsiasi sacrificio. Ho un anno di tempo per giocarmi fino in fondo le mie chances».

Elia Dagani è nato il 3 febbraio 1998 sotto il segno dell’Acquario, in cui trova alcuni miti dello sport come i calciatori Roberto Baggio, Cristiano Ronaldo, il motociclista Valentino Rossi e il tennista John McEnroe. A chi ti ispiri?

«A Roger Federer. Al di là dei suoi straordinari successi in carriera, si è sempre proposto come un vero sportivo, con classe ed eleganza. Un uomo apprezzato in tutto il mondo per il suo stile inconfondibile e per la sua capacità di farsi amare ovunque. Un esempio per qualsiasi giovane della mia età».

La scherma richiede un’ottima forma fisica, una grande abilità tecnica e mentale, oltre a una concentrazione straordinaria. Qual è la tua tabella di allenamento?

«Mi sono trasferito a Milano per i miei studi universitari e ho intensificato la mia preparazione fino a 24 ore alla settimana. La mia giornata prevede due ore in palestra per il lavoro prettamente fisico e altre due ore e mezza di scherma per la tecnica e il combattimento. Inoltre, mi affido a un preparatore mentale, Stéphane Clech, che conosce molto bene questo sport, essendone uno specialista. Sono sedute in presenza o in videoconferenza che mi hanno permesso di compiere dei notevoli progressi. Milano, dove ho completato il mio Bachelor nel 2022, è stata una scelta ottimale che mi consente ora di conciliare gli allenamenti con il mio Master in Management che sto seguendo all’USI di Lugano».

Perché hai scelto la spada?

«A differenza del fioretto e della sciabola, che sono armi soggette a convenzione con il diritto di mettere la botta a chi inizia l’attacco, la mia è una specialità più aperta e ogni schermidore può mettere a segno la stoccata decisiva senza limitazioni. Mi sento più libero, anche se la spada presenta più concorrenti e richiede più energie. L’adrenalina è sempre al massimo. Per citare un mio maestro, un assalto di scherma può essere considerato come una partita di scacchi giocata alla velocità della luce».

Nel tuo curriculum spiccano già alcuni risultati di assoluto rilievo e il titolo continentale Under 23 a squadre conquistato nel 2018 in Armenia è finora il tuo fiore all’occhiello…

«Ho avuto la fortuna di far parte delle selezioni giovanili di categoria superiore e a 13 anni combattevo già per la nazionale Under 17. A Erevan, nel 2018, avevo soltanto 20 anni in quello che rimane il risultato più importante della mia carriera. Pure il bronzo Under 17 di Maribor nel 2015 e l’oro in Coppa del Mondo Under 20 nel 2016 in Bahrain sono arrivati in una categoria superiore alla mia età. Ai Campionati svizzeri ho vinto un argento e due bronzi e nella prossima edizione di dicembre punterò all’oro. Nella stagione in corso ho finora ottenuto due medaglie in competizioni del circuito europeo della categoria “assoluti”. Un argento a Dublino e un bronzo a Losanna che confermano il valore del lavoro che sto seguendo».

Delle otto medaglie olimpiche conquistate dalla Svizzera nella scherma, soltanto tre arrivano dalla spada, mentre in 58 edizioni dei Mondiali non è mai giunto un titolo individuale. Come ti spieghi questo percorso particolarmente laborioso rispetto ad altri sport delle Olimpiadi estive come la ginnastica, il ciclismo, il canottaggio o l’equitazione?

«La concorrenza nella mia disciplina è molto elevata e imporsi nelle varie gare è sempre difficile, anche se va sottolineata con orgoglio la medaglia d’oro a squadre della Svizzera nei Campionati del mondo del 2018. Ci sono molteplici variabili che entrano in gioco nella scherma, che negli ultimi anni è diventata sempre più fisica, con la preparazione atletica che ricopre ora un ruolo fondamentale nel raggiungimento della performance. Uno schermidore di 1 metro e 90 (o addirittura più alto) ha un fisico esplosivo e un’apertura del braccio che amplia la sua capacità di mettere a segno una stoccata prima del suo avversario. Nella spada, con una lama di 90 cm di lunghezza, fa ancora di più la differenza. Tuttavia, con una buona tattica, tecnica e forza mentale si può battere chiunque».

Come ti immagini la “tua” Nazionale?

«I Giochi Olimpici di Rio de Janeiro del 2016 hanno chiuso un ciclo straordinario ed è in corso un ricambio generazionale al quale voglio appartenere. Il COVID ha messo a dura prova tutto lo sport, facendo perdere un anno soprattutto ai giovani per la preparazione del grande evento di Parigi 2024, visto che in realtà l’edizione di Tokyo 2020 si è disputata nel 2021. Al di là di questa considerazione che può rappresentare un vantaggio per quei Paesi tradizionalmente più forti, io mi sento bene e sono pienamente motivato per un obiettivo ambizioso e affascinante come quello di partecipare a un’Olimpiade. Nel 2028 sarò ancora nella piena maturità di uno schermidore, che di norma va dai 27 ai 32 anni, e potrò puntare anche ai Giochi di Los Angeles».

Buenos Aires, Vancouver, Istanbul, Budapest, Doha. Nel tuo calendario figurano gare di Coppa del Mondo attorno al globo e anche questo è un aspetto stimolante delle tue competizioni internazionali…

«Swiss Fencing, la nostra federazione, rimborsa parzialmente (e solo dall’entrata nel tabellone principale di ogni torneo) le spese per queste trasferte. La scherma è uno sport impegnativo anche dal punto di vista finanziario e senza il sostegno di sponsor personali sarebbe impraticabile. Io ho la fortuna di beneficiare dell’appoggio della Banca del Sempione, che mi segue indipendentemente dall’esito dei risultati prettamente sportivi. È un progetto che mi permette di concentrarmi anche sulla preparazione fisica e mentale della mia crescita, privilegiando pure un aspetto etico che rafforza il mio equilibrio di sportivo e di uomo. L’Aide sportive suisse, sostenuta da Swiss Olympic, il nostro Esercito (di cui faccio parte come atleta) e l’Associazione Aiuto Sport Ticino in collaborazione con AIL mi garantiscono la mia indipendenza. Ringrazio ogni persona che crede in me anche sotto questo aspetto basilare».

Elia Dagani, un talento della scherma sostenuto dalla Banca del Sempione

La scherma è uno sport di combattimento che si pratica con “armi” protette: la spada, il fioretto e la sciabola. Il ticinese Elia Dagani è uno dei suoi migliori interpreti a livello svizzero e insegue la qualificazione ai Giochi Olimpici di Parigi 2024: «La Nazionale è diretta dal francese Stéphane Le Roy, che fa già affidamento su due posti fissi in squadra per la selezione all’evento più atteso del prossimo anno. Siamo rimasti in corsa in cinque atleti per le altre due piazze e io ci credo con tutte le mie forze».

Marcel Fischer, unico schermidore della storia a conquistare un oro olimpico per i colori rossocrociati (ad Atene nel 2004), ha coronato il lavoro in profondità di “Swiss Fencing”, la federazione nazionale che da anni concentra i suoi sforzi nella spada. «Ho cominciato con il fioretto, poi ho cambiato per poter avere un futuro agonistico a livello internazionale», sorride Elia Dagani.

La spada è la specialità più versatile e permette di colpire qualsiasi parte del corpo. Il fioretto è un’arma più leggera e il bersaglio è limitato al torso dell’avversario, mentre la sciabola, più veloce, consente ai combattenti di colpire il busto, le braccia e la testa. «La mia è sicuramente la disciplina più completa e spettacolare». Per affrontarsi sulla pedana di gioco, lunga 14 metri e larga 1,5 metri, gli schermidori devono indossare una maschera protettiva e una divisa composta da una giacca, una corrazzetta, i pantaloni e un guanto.

Elia Dagani, fra le promesse più interessanti del panorama sportivo svizzero, è sostenuto dalla Banca del Sempione, che ha sposato senza vincoli di risultati il progetto di un giovane studente in economia. «Seguiamo i talenti nella loro formazione – sottolinea Veronica Broggi, vice-direttrice dell’istituto presente a Lugano dal 1960 – con lo scopo di garantire loro un percorso di crescita sportiva e un’esperienza di vita. Al momento, siamo presenti anche nel tennis, con una giovane promessa, e – nella seconda parte dell’anno – con una squadra nell’unihockey».