Angurie e zucchine, rose e peonie, uova fritte e piselli. Sono solo alcuni ingredienti per una ricetta di successo. Non stiamo parlando della formula di uno chef, ma di un personaggio poliedrico protagonista della moda tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, di un antesignano del rapporto tra arte e cucina, di un fautore della contaminazione tra arti differenti. Tutto questo è stato Ken Scott. Vivacità e allegria caratterizzarono il suo mondo. Un mondo ricco di colori e fiori, di animal print e frutti esotici che diventarono il soggetto indiscusso di tele e infiniti oggetti.
Grande innovatore, ha rivoluzionato lo stile floreale trasformandolo in una tendenza di gran moda per il guardaroba di donne e uomini e per gli interni della casa. Statunitense di nascita ed italianissimo di adozione, è stato uno straordinario anticipatore di stili con una grande passione per l’arte e la moda, che lo portò a trasferirsi in Europa. Il ricco ambiente culturale che frequentò durante gli studi d’arte a New York contribuì alla sua sensibilità per l’arte applicata e lo mise in contatto con diverse personalità tra cui Peggy Guggenheim che organizzò la sua prima mostra a 26 anni. Stabilitosi definitivamente in Europa, per la precisione in Francia tra Parigi ed Eze, esordì nel tessile realizzando motivi floreali per i più noti produttori francesi, facendosi notare anche da Christian Dior che scelse un suo bozzetto per la collezione d’alta moda primavera-estate del 1954. La svolta importante avvenne in Italia, a Milano, verso la fine degli anni Sessanta, dove era in atto un gran fermento e le regole del gioco della moda stavano cambiando a ritmi molto vivaci: in una realtà che aveva concepito sino ad allora stoffe principalmente in tinte unite, Ken Scott iniziò una vera rivoluzione per il gusto dell’epoca. Dopo la creazione di un’azienda specializzata nel tessile stampato per arredamento, il suo successo fu inarrestabile. Dopo che disegni floreali stilizzati, colori accesi e solari, fantasie con nuovi accostamenti vennero adottate da molti nomi della moda italiana, lanciò la prima collezione di abiti e accessori con il suo nome, diventando per tutti lo stilista del colore e della fantasia. Conosciuto come il giardiniere della moda proprio per la grande passione per i fiori che lo caratterizzava, ereditata dalla nonna materna, che non a caso si chiamava Giacinta e che aveva curato con grande amore il giardino della casa di famiglia di Fort Wayne nell’Indiana, iniziò a vestire molte star del cinema e della musica.
Tutti i fiori che coltivava anche Ken Scott nei giardini delle sue case, girasoli, petunie, begonie e papaveri, finivano su foulard, abiti, bikini, indossati dalle star del periodo.
Fu il primo a stampare motivi floreali su lana per abbigliamento e fu il primo ad affermarsi come manager e artista-artigiano di ogni performance, disegnando personalmente tutti gli accessori, dagli occhiali alle scarpe, dai cappelli alle borse, ai gioielli, dando vita a un fenomeno antesignano del contemporaneo total look.
Si occupava anche della comunicazione, con la cura grafica degli inviti, delle brochure, dei comunicati stampa, di manifesti e foto pubblicitarie, personalizzati sempre da una fantasia sfrenata. Pioniere di uno stile che sarebbe diventato la norma alcuni decenni più tardi, nel suo Emporio a Milano, definito da lui stesso la prima boutique completa, si trovava di tutto.
Dalie, ortensie, drappi di shantung di seta, twill, crêpe e taffetà caratterizzarono le sue prime sfilate, ma furono i primi abiti di jersey, ingualcibili ed elastici, che lo resero celebre come lo stilista della modernità.
Fu l’inventore delle sfilate-spettacolo con le sue modelle sotto la tenda di un circo sull’Appia antica dove, nei panni di un domatore, le faceva muovere come felini, avvolte in cappe, tute, maxi abiti zebrati e leopardati o ancora nel Palazzo dello Sport di Roma con abiti ispirati al mondo degli atleti o al Piper, il locale romano più trendy dell’epoca, con la celebre collezione Findus, che inaugurava sulla scena della moda italiana il filone dell’arte figurativa pop. Anche la Sala Bianca di Palazzo Pitti fu travolta dalla sua presenza colorata, con vestiti-fiore elastici in audaci tonalità.
Un’altra grande passione che lo contraddistinse non poteva che essere quella per la cucina che lo rese anche antesignano del design applicato al food. Sembra che sul suo comodino avesse il Larousse gastronomico per conciliare il sonno.
Angurie, zucchine, uova fritte, cosce di pollo, asparagi e fragole su abiti da giorno e da sera gli fecero conquistare nel 1968 anche un Oscar della Moda. Nobilitò pure la pizza, trasformandola in un elemento cromatico pop.
L’amore per l’arte culinaria sbocciò quando durante gli studi a Chicago conobbe una signora che a casa vendeva vestiti e cucinava raffinate vivande. Perfetto uomo di casa e cuoco provetto amava ricevere gli amici e preparare per loro piatti ricercati e soprattutto colorati su tavole imbandite come un vero giardino, presentandosi in tenuta da chef.
La cucina per lui era un momento di felicità, da condividere in compagnia di amici. Ecco perché anche in questo caso tanta luce e colore. La tavola diventava una piccola isola di serenità che lo portò ad aprire nel ’69 il ristorante Eats & Drinks, al pian terreno del suo quartier generale a Milano, di fianco alla boutique, dove tutto, dalle piastrelle alle forchette, dai bicchieri agli sgabelli, dai piatti alle tovaglie, era disegnato da lui. Per allenarsi, prima dell’apertura aveva invitato gli amici a una serie di cene.
Nasceva così il primo ristorante griffato con una cucina internazionale che rispecchiava la sua esperienza cosmopolita, dove spesso si metteva ai fornelli. Una passione celebrata anche con la collezione “gastronomica” primavera – estate ‘70 con abiti cocomero e stampe di rigatoni giganti, formaggi a buchi, uova al tegamino e polli ruspanti.
Oggi il legame tra moda e gastronomia è diventato molto forte, sono sempre di più le case di moda che hanno puntato anche sulla ristorazione. Ancora una volta Ken Scott aveva anticipato i tempi e aveva intuito come il pubblico non si sarebbe più accontentato di un singolo prodotto, ma era alla ricerca di esperienze coinvolgenti.
Forme, colori, consistenze, volumi, sono molti i fattori estetici che sia uno chef che uno stilista devono considerare per presentare un piatto o un vestito, entrambi lavorano su una tela dove la combinazione di ingredienti genera una infinita nuance di sapori e sensazioni. I cuochi creano manualmente i loro piatti e sempre con le mani gli stilisti reintepretano questo atto creativo, aumentando il valore aggiunto culturale ed economico. Tradizione, creatività e curiosità sono alla base sia della cucina che della moda. Per creare è importante conoscere. E le realizzazioni di Ken Scott racchiudevano tutto ciò.
Morto nel 1991, l’attività è proseguita con la Fondazione omonima, creata dallo stesso Scott nel 1989, custode, tra l’altro, dell’archivio, del marchio e dello Studio Ken Scott. Oggi il suo genio rivive grazie all’Archivio Mantero di Como, uno degli archivi tessili più ricchi e straordinari al mondo: più di 10.000 volumi, 60.000 foulards delle più prestigiose maison, migliaia di disegni realizzati a mano con le produzioni quotidiane di più di 100 anni di creatività dell’Azienda e con l’acquisizione di archivi tessili francesi, inglesi, tedeschi ed americani. Nel 2019 Mantero, iscritta al registro delle Imprese Storiche e ancora oggi a conduzione familiare, ha acquisito il marchio Ken Scott e trasferito nella sede di Grandate, a pochi passi da Como, l’immenso archivio che la Fondazione Ken Scott ha conservato e concesso in esclusiva alla storica azienda. Uno spazio nuovo e allegro grazie alla raccolta di oltre 6000 disegni originali dell’artista, campioni di tessuto, carte prova e cartelle di varianti colore, 500 quadri ed elementi in cornice, 1000 capi di abbigliamento, tessuti, bijoux, arredi stupefacenti, oggetti, documenti, inviti, riviste, pubblicità e ricordi vari. A dimostrazione che il mondo della moda, come del cibo, sono in continua evoluzione con tendenze che cambiano, spariscono e ricompaiono periodicamente.