Nel panorama contemporaneo della fantascienza, dominato da produzioni ad alto budget e da un uso massiccio di CGI, Symmes si colloca deliberatamente altrove. Il lungometraggio indipendente firmato dal creativo svizzero Sebastiano B. Brocchi propone una deviazione consapevole dai codici più diffusi del genere, scegliendo di rallentare il ritmo e di riportare al centro della narrazione una dimensione riflessiva, quasi meditativa.

Il risultato è una space opera atipica, che utilizza il viaggio interplanetario non come pretesto per l’azione, ma come cornice simbolica entro cui interrogare temi urgenti: lo sfruttamento incontrollato delle risorse, la disumanizzazione prodotta dall’iper-tecnologia, la frattura sempre più marcata tra il possesso materiale e la consapevolezza dell’essere.

Un pianeta cavo come metafora

Il mondo immaginario di Symmes, pianeta minerario ormai svuotato di ogni risorsa vitale, è il fulcro simbolico dell’intera operazione. Ridotto a un guscio vuoto a causa dell’estrazione compulsiva di una sostanza chiamata emblematicamente “l’Avere”, Symmes diventa il teatro di un fallimento collettivo: l’esodo forzato dell’umanità da un pianeta reso invivibile dalle proprie stesse mani.

Non è un caso che il nome rimandi alla teoria della Terra cava formulata all’inizio dell’Ottocento dal capitano americano John Cleves Symmes Jr. L’eco di quella visione pseudoscientifica viene qui rielaborata in chiave narrativa e filosofica, trasformandosi in un dispositivo allegorico che parla in modo diretto al presente.

Symmes è il nuovo film di fantascienza indipendente del creativo ticinese Sebastiano B. Brocchi: un viaggio spaziale intimista, girato in Ticino, che rimette al centro il pensiero e il rapporto tra Essere e Avere.La missione e il sapere perduto

La storia segue Euphrosyne, capitano dell’astronave Veracruz, incaricata di tornare su Symmes per recuperare gli insegnamenti del maestro Mida, custoditi in otto dischi d’oro affidati ad altrettante Sibille. Al suo fianco, le compagne Aglaia e Thalia, insieme al droide Erasmo, guida e testimone silenzioso di una civiltà che ha smarrito il senso dei propri limiti.

Il viaggio assume così i contorni di un percorso iniziatico, in cui l’azione è spesso subordinata all’indagine interiore e alla ricostruzione di una memoria collettiva cancellata. La figura di Mida, che richiama esplicitamente il mito greco del re trasformista, incarna il tentativo di salvare un sapere non materiale, destinato a chi saprà dimostrarsi pronto ad accoglierlo.

Symmes è il nuovo film di fantascienza indipendente del creativo ticinese Sebastiano B. Brocchi: un viaggio spaziale intimista, girato in Ticino, che rimette al centro il pensiero e il rapporto tra Essere e Avere.Symmes: la produzione minimale è una scelta ideologica

Symmes è stato realizzato senza scopo di lucro, con un budget estremamente ridotto, e sarà reso disponibile gratuitamente. Una decisione che non è solo produttiva, ma dichiaratamente politica e filosofica. Brocchi ha scelto di rinunciare a qualsiasi scorciatoia tecnologica, inclusa l’intelligenza artificiale, affrontando in prima persona regia, sceneggiatura, design di costumi e oggetti, effetti visivi e postproduzione.

Il film adotta un’estetica che mescola artigianato e computer grafica 2D, con una cura ossessiva del dettaglio: fino a diverse ore di lavoro per pochi secondi di pellicola. Una pratica che riflette coerentemente il messaggio dell’opera, opponendo alla logica dell’accumulo quella della responsabilità creativa.

Symmes è il nuovo film di fantascienza indipendente del creativo ticinese Sebastiano B. Brocchi: un viaggio spaziale intimista, girato in Ticino, che rimette al centro il pensiero e il rapporto tra Essere e Avere.Lo “spazio” è in Ticino

Uno degli aspetti più peculiari del progetto è l’uso delle location. A eccezione dei fondali digitali, tutte le riprese sono state effettuate in luoghi reali del Cantone Ticino, selezionati per le loro architetture avveniristiche e la loro capacità di evocare scenari extra-terrestri.

Edifici come la Chiesa di San Giuseppe ad Arbedo-Castione, il M.A.X. Museo e il crematorio di Chiasso, Palazzo Mantegazza a Paradiso o la sede di Acer Europe a Bioggio diventano così frammenti di un futuro possibile, spesso lasciati volutamente riconoscibili per valorizzare il territorio e dimostrare come l’altrove possa trovarsi a pochi passi da casa.

Un cast tra cinema, teatro e musica

Il film si affida a un cast eterogeneo, che riunisce interpreti attivi tra cinema, teatro e arti performative. Viktoria Krocha dà corpo alla protagonista Euphrosyne, affiancata da Alberto Bonvento nel ruolo del maestro Mida, Christina Andrea Rosamilia e Camila Koller nei panni delle compagne di viaggio Aglaia e Thalia.

Proprio Bonvento e Rosamilia avevano raccontato in passato il loro rapporto con l’opera e i suoi temi in interviste rilasciate al blog Vampire’s Tears, sottolineando la dimensione filosofica e spirituale dei personaggi e il lavoro autoriale di Brocchi.

Symmes è il nuovo film di fantascienza indipendente del creativo ticinese Sebastiano B. Brocchi: un viaggio spaziale intimista, girato in Ticino, che rimette al centro il pensiero e il rapporto tra Essere e Avere.Arte, simboli e citazioni

Symmes si configura anche come un contenitore artistico stratificato. All’interno degli scenari compaiono opere di artisti contemporanei, citazioni visive che attraversano la storia dell’arte – da Botticelli a Odilon Redon – e richiami costanti alla simbologia sacra ed esoterica, rielaborata in chiave futuristica.

Disegni, sculture, geometrie e costumi concorrono a costruire un immaginario coerente, in cui il riciclo e l’ibridazione diventano linguaggio estetico prima ancora che dichiarazione etica. Anche la colonna sonora segue questa linea, alternando brani originali di Flavio Traversa a composizioni classiche selezionate per il loro valore simbolico.

Un esordio che guarda lontano

Prima esperienza cinematografica per Sebastiano B. Brocchi, Symmes sintetizza molte delle tensioni già presenti nel suo percorso artistico e letterario: l’attenzione al simbolo, la riflessione sull’umano, la diffidenza verso un progresso svuotato di senso: più che un film di fantascienza in senso stretto, Symmes si presenta come un oggetto culturale anomalo, che utilizza il linguaggio del cinema per porre domande antiche in un contesto futuribile. Un’opera che, senza proclami, invita a interrogarsi su ciò che resta quando l’avere ha consumato ogni cosa.

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