Arrivasti quasi 15 anni fa nella nostra vita. Appena entrato in casa e visitato il giardino, ti sentisti perso, solo e confuso, ma in pochi attimi ti accorgesti di noi e capisti che ti avremmo amato per sempre. Come non amare quel cucciolo grigio con gli occhi azzurri, che combinava di tutti i colori, facendoci arrabbiare rapidamente, ma anche ridere il più delle volte.

Ed era così ogni giorno e ogni giorno ci correvi incontro al nostro ritorno aspettandoci al cancello e facendo giri su te stesso per farci capire quanto fossi felice di vederci. Volevi subito le nostre attenzioni, le carezze e le pacche sulla schiena. La nostra voce ti dava serenità e il tuo sguardo e la tua coda scodinzolante ci davano sempre il benvenuto a casa e il buongiorno ad ogni risveglio. 

Sei cresciuto senza forse avere veramente capito o accettato di essere diverso da noi. Eri un fratello per i nostri figli e un figlio in più per noi. Per dirla tutta ci hai aiutati a crescerli, in particolare le più piccole, con i sei sei cresciuto puro tu e alle quali rivolgevi le tue più grandi attenzioni in ogni momento. 

Capivi quando erano felici e giocavi con loro e accorrevi per consolare quando capivi che quel giorno, qualcosa non andava per il giusto.

È davvero difficile scavare nei ricordi, perché ce n’è uno per ogni attimo che hai vissuto e condiviso con noi, ma è ancora più difficile capire e accettare, che tu non ci sarai più da qui in poi.

Grazie per 15 anni di amore, di lealtà e di presenza costante nelle nostre vite. Grazie per essere stato così unico e speciale e per tutto quello che ci hai dato e hai fatto per noi. Stamattina al nostro risveglio non c’è più e ci manchi già infinitamente.

“Il cane è un gentiluomo”, scrisse Mark Twain. “È sincero, non mentale, non inganna, non tradisce, è generoso, è altruista, ha fiducia”. Ma c’è di più. Il grande scrittore Victor Hugo – come tutti quelli che hanno una canna – si chiede: “Se guardi negli occhi il tuo cane, come puoi ancora dubitare che non abbia un’anima?”.