Gabriela Maria Müller si aggiudica il Premio Artista Bally dell’Anno 2019, nella dodicesima edizione della kermesse. Dal 22 aprile al 17 maggio 2020 la Fondazione Bally e il Museo d’arte della Svizzera italiana le dedicheranno una mostra e l’opera vincitrice sarà spostata al piano terra della sede storica di Palazzo Reali.
La Müller, fra gli altri indiscutibili talenti, è stata scelta per significativa aderenza al tema Sulla natura del mondo dell’opera che ha presentato ai giudici. Coeurs sacrés, realizzata nel 2018, invita infatti a una riflessione sull’inarrestabilità dei mutamenti e prende la forma di una grande spirale composta da migliaia di semi essiccati provenienti da un’unica pianta di olmo avvolta in un voile intelaiato su legno, posizionato in una struttura quadrilatera di metallo. “L’opera racconta l’amore dell’artista per la natura, l’unione tra il micro e il macrocosmo, tra il visibile e l’invisibile, tra il materiale e l’immateriale, attraverso una simbologia stratificata. I semi, singolarità essenziali, fragili e preziose, rappresentano potenti nuclei narrativi e generativi; la spirale, emblema di infinito e di perfezione riconducibile alla successione aurea di Fibonacci, richiama all’armonia e all’equilibrio delle ‘presenze’ naturali e ai loro cicli trasformativi; il velo è un invito alla scoperta dell’inviolabile mistero del mondo e della natura; il quadrato simboleggia la dimensione concettuale della soglia, oltre la quale ritrovare lo stupore e, al contempo, esperire il limite umano davanti all’immensità del creato”. Coeurs sacrés si presenta come una grande porta: un passaggio oltre il quale ritrovare la forza, la poesia e la meraviglia del mondo naturale.
Dal 22 aprile al 17 maggio 2020 al MASI, nella mostra che celebra l’artista ticinese di adozione, ci saranno una selezione di lavori realizzati tra il 2007 e il 2020. Protagonista della mostra è la natura, indagata in ogni suo particolare, in un allestimento che pone in relazione tra loro le opere realizzate attraverso un lento e silente lavoro manuale.
La mostra è un primo rilevante risultato del pluriannuale accordo di collaborazione siglato tra il MASI Lugano e la Fondazione Bally per la Cultura nel 2019.