ln oltre sessant’anni di attività, Jean-Frédéric Schnyder (Basilea, 1 945, vive a Zugo) si è mosso tra fotografia, scultura, performance e pittura, mantenendo una postura appartata e insieme centrale, ma restando sempre ostinatamente fedele a un principio costante: l’arte come mestiere quotidiano, esercizio di disciplina e di libertà.

Con questo approccio sono nate anche le nuove opere presentate al MASI, più di cento dipinti ad olio inediti a cui Schnyder pittore ha lavorato in modo continuativo per due anni, dal 2024 al 2025. Oltre a un corpus di lavori dai soggetti più disparati realizzati in atelier, l’artista ha creato una serie di paesaggi en plein air in diverse regioni della Svizzera, in cui la natura è la protagonista assoluta. ln base alle regole che si è autoimposto, questi “taccuini visivi” sono stati dipinti nell’arco di una sola giornata, in ore di concentrazione assoluta che avvicinano l’esperienza pittorica a una dimensione quasi visionaria.

Questo disciplinato esercizio di osservazione del mondo è restituito, nel percorso al MASI, attraverso una rigorosa esposizione cronologica dei dipinti, accompagnati da didascalie tracciate a matita dall’artista, con data e luogo di esecuzione. Modalità espositive, tempi e fruizione delle opere da parte del pubblico sono infatti oggetto di un’attenta regia da parte di Schnyder – attenzione che oggi risuona più che mai come un invito sovversivo a riconsiderare l’atto del guardare.

Accanto ai lavori recenti sono inoltre esposte al MASI due creazioni iconiche dell’artista, il monumentale Sti//eben (Natura morta, 1970) e la serie Bi//ige Bi/der (Quadri economici, 2000-2019), con cui si apre la mostra.

Le 162 piccole tele della serie punteggiano interamente, da terra a cielo, le pareti della prima sala del MASI e si presentano come un immediato omaggio alla pittura nella sua dimensione più quotidiana e materiale. Sono state infatti realizzate da Schnyder nell’arco di quasi vent’anni raccogliendo sistematicamente gli stracci con cui puliva i pennelli – di qui il titolo “quadri economici”. Le opere rivendicano un utilizzo frugale, umile della pittura, in cui nulla deve andare sprecato, ma al contempo si rivelano come resti consapevoli di altri lavori, alludendo alla loro presenza.

Per Schnyder tutto è pratica rigorosa, anche il pluralismo stilistico: pittorialismo popolare, realismo, simbolismo, astrazione, citazioni pop e accenti kitsch convivono con naturalezza nelle nuove opere esposte al MASI. Lungo le pareti dell’ampio corpo centrale dello spazio espositivo, i lavori realizzati in atelier si alternano alla serie di piccoli dipinti naturalistici. Come accennato, il soggetto ricercato e fissato in questo ciclo è la natura svizzera. Un’attenzione al paesaggio, quella di Schnyder, che, pur con modalità, poetiche ed esiti assolutamente autonomi e personali, si ricollega alla lunga tradizione della storia dell’arte elvetica. Secondo i limiti autoimpostisi da Schnyder, la scelta è caduta su scorci privi non solo di presenza umana, ma anche delle sue tracce più remote e indirette, come semplici pali della luce, binari o addirittura alberi tagliati: un annullamento radicale e totalizzante, che distingue questa da altre serie realizzate in passato dall’artista.

L’approccio alla pratica artistica e il metodo rimangono quelli che hanno portato alla notorietà le sere di Schnyder negli anni Ottanta e Novanta, e che egli ha ripreso a vent’anni di distanza. La realizzazione dei dipinti è preceduta da una meticolosa preparazione, che va dalla consultazione delle cartine topografiche e degli orari degli autopostali con cui dalla sua residenza a Zugo l’artista raggiungere i luoghi da ritrarre allo zaino per l’abbigliamento tecnico con cui resistere una giornata all’aperto, fino al necessario per dipingere, tra colori, tela e cavalletto portatile. A questi elementi materiali, che l’artista cerca di disciplinare, se ne aggiunge uno incontrollabile: “Nelle sue escursioni in solitaria l’artista ha tuttavia un “compagno di viaggio” con cui fare i conti: il tempo. È il tempo a dettare i ritmi e le possibilità di portare a termine il lavoro, a decidere se la tela dovrà essere dipinta rapidamente per il freddo che aumenta o se sarà necessario scegliere colori diversi a causa di una luce che cambia improvvisamente” osserva Ludovica Introini, curatrice della mostra.

Nella mostra al MASI fa da contrappunto ai piccoli paesaggi la monumentale natura morta del 1970, presentata al termine del percorso nella “punta” del museo, in una posizione culminante, in cui Io spazio espositivo si confronta direttamente con l’esterno. I soggetti (brocca con spighe, pane, candela, vino, ananas, anguria, piatto con frutta, pianta) sono stati disegnati prima da Margret Rufener, grafica, artista e moglie di Schnyder, e da lui dipinti con colori a olio.