A scuola, da ragazzo, la mia insufficienza in canto, era essenzialmente determinata da una timidezza, che al cospetto di qualsiasi persona che conoscesse la mia passione, mi impediva di esprimere il vulcano di emozioni che provavo. Per qualche tempo il cattivo voto scolastico, mi fu un compagno tutto sommato positivo, come una sorta di angelo custode dei miei tesori musicali. Come un solitario Orfeo, mi vedevo ai piedi di una scala da percorrere e da conoscere in un continuo colloquio con la sparsa dinastia dei geni compositori, allora privilegiati compagni della mia adolescenza.
Accanto alla “radio” di casa, lucido simulacro in noce laccato, sempre accuratamente protetto da un panno, mi collegavo alla grande musica…L’amato tema delle Sinfonia Incompiuta di Franz Schubert, quasi una sorta di “identificazione” giovanile, oppure le scandite note del pianoforte del “Chiaro di luna” di Ludwig van Beethoven o ancora gli irraggiungibili vertici vocali dell’Opera lirica con Rossini, Bellini, Verdi, Puccini ,Maria Callas, la Tebaldi, Di Stefano, Del Monaco, Corelli e altri miti.
Che fare? E come fare per divenire parte di quel fantastico mondo? Sognare di essere Caruso fra le mura di casa, oppure immergersi nella arena del Bel Canto più prossima alla nostra città, Milano, con la sua storia, la sua tradizione, il suo sommo teatro, la Scala, che ai miei occhi di giovane, transitoriamente metropolitano, appariva come un monolito inscalfibile della bellezza e del sapere, a cui riversare tutte le speranze, le ponderate percezioni dei miei limiti, ma anche qualche certezza.
Segui poi un lungo periodo di studio, le prime audizioni, le prime importanti conferme. Senza evocare il lungo percorso artistico, mi soffermerò invece sui rapporti umani con alcune grandi personalità storiche e alcune istituzioni del contesto internazionale, che hanno qualificato “fuori mura” la mia identità di artista, a Berlino a New York a Parigi, Roma, Mosca, in Europa, negli Stati Uniti, in Estremo Oriente, ben più facilmente e ben diversamene va pure detto, che “in casa” a Besso, a Comano o sulla amena lacustre riva della mia città.
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