La biografia artistica di Helidon Xhixha è la storia di un crescente successo che l’ha portato nel giro di pochi decenni a diventare uno degli artisti contemporanei più richiesti al mondo: le sue sculture fanno mostra di sé nelle principali città, sono presenti nei maggiori musei e le sue esposizioni si susseguono ad un ritmo vertiginoso. Nato a Durazzo, in Albania, nel dicembre 1970, figlio d’arte, trascorre la sua infanzia nello studio del padre Sali dal quale eredita una forte passione per le “fine arts” ma soprattutto per la scultura. Inizia infatti a dedicarsi all’arte all’età di soli sei anni. Essendo figlio di un pittore e avendo assiduamente frequentato il suo studio, può dire di essere cresciuto respirando arte e nutrendosi di essa. Infatti, non è un caso che anche suo fratello sia un artista. Entrambi sono stati guidati dal padre, che li ha abituati sin dall’inizio ad una ferrea disciplina ed educati nel pieno rispetto della tradizione artistica di quel Paese, dove era molto consolidata una impostazione figurativa. È stato proprio il padre a riconoscere presto in lui una particolare qualità nel disegno ed una propensione all’arte plastica, e di conseguenza ad indirizzarlo verso questo tipo di espressione, che effettivamente ha compreso subito essere quella che meglio rispondeva alla sua indole.
Frequenta poi l’Accademia delle Belle Arti di Tirana, ma successivamente decide di trasferirsi in Italia. In Albania, infatti, l’Italia è sempre stata considerata, dal punto di vista artistico, una meta ideale ed è qui che grazie ad una borsa di studio ha potuto trasferirsi e frequentare a Milano l’Accademia di Brera, dove poi si è laureato: gli stimoli culturali raccolti hanno contribuito in maniera sostanziale ad indirizzare la sua ricerca. Molto significativo è stato pure il periodo di tre mesi di studio alla Kingston University di Londra, dove ha potuto approfondire le sue conoscenze di scultura, incisione e anche di fotografia.
Tra gli autori del passato che maggiormente lo hanno affascinato e lasciato tracce nel suo lavoro, spicca su tutti il nome di Henry Moore. Sin dal primo istante in cui ha visto le sue opere ci si è in qualche modo riconosciuto, trovando straordinari il plasticismo misurato delle sue composizioni e il rapporto tra vuoto e forma che le caratterizza, così come quello fra passato e presente.
A proposito dell’ispirazione del suo lavoro, Helidon Xhixha dichiara: «Quello che cerco di fare ogni giorno per mezzo del mio lavoro è modellare la luce attraverso i segni. È per arrivare a questo che ho intrapreso da anni una costante ricerca, sia stilistica che tecnica, che mi ha portato ad un linguaggio aniconico. Resta il fatto che la conoscenza del disegno e dell’arte figurativa, la padronanza di quei mezzi di rilettura della realtà, rappresentano un imprescindibile punto di partenza anche per ogni ricerca informale. Penso che la scultura debba essere un concetto visivo dinamico, capace di utilizzare la luce come materia prima per trasmettere sempre energia, movimento. Quello con l’acciaio è stato un incontro del tutto casuale, ma al contempo un autentico colpo di fulmine. Circa dieci anni fa, mi sono ritrovato al cospetto di un cassone che conteneva scarti di metallo: è stato come se mi si aprisse un mondo nuovo davanti agli occhi. Ho riconosciuto in tale ammasso, apparentemente informe, quelle che per me erano invece delle forme straordinarie, dove circolava un’energia indescrivibile. Da allora ho iniziato a lavorare con l’acciaio, ed è stato un lungo percorso di avvicinamento e di conoscenza, perché naturalmente ho dovuto pian piano imparare le tecniche e anche sperimentarne di nuove, che mi hanno per esempio portato ad inventare speciali presse attraverso cui riesco ad ottenere gli effetti plastici che mi prefiggo L’acciaio è un materiale incredibile, dalle doti nascoste, che risponde perfettamente alle mie esigenze di utilizzare i segni per canalizzare l’energia e la luce e al tempo stesso rappresenta una sfida continua dal punto di vista progettuale e tecnico».
Dall’inizio del 2000 ha allestito numerose personali in gallerie e istituzioni pubbliche, ha realizzato monumentali installazioni nelle maggiori città del mondo e ricevuto diversi importanti riconoscimenti. Le sue sculture sono incluse in molte collezioni pubbliche e private in Italia, Principato di Monaco, Germania, Francia, Albania, Gran Bretagna, Svizzera, Austria, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti.
Dopo la grande mostra monumentale Lugano: Riflessi di Luce, promossa dalla Fondazione Gabriele e Anna Braglia in collaborazione con la città di Lugano e curata da Eike Schmidt, e la mostra promossa da Imago Art Strategies e curata da Beatrice Audrito, dove l’artista ha presentato opere in marmo e acciaio in dialogo con la città di Forte dei Marmi e le cave della Versilia, lo scultore albanese è ancora protagonista di questa esposizione, a Lugano, di sculture d’interno. Per la prima volta l’artista, accanto ad opere realizzate in acciaio, che costituiscono un po’ il suo “marchio di fabbrica”, presenta alcuni lavori dove il metallo viene presentato in versione colorata, dando vita a singolari effetti cromatici.
IMAGO Art Gallery
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CH-6900 Lugano
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