Come sta reagendo il mondo dell’arte di fronte alla pandemia che perdurando ancora in questi primi mesi dell’anno rischia di sconvolgere la programmazione dell’attività anche per il 2021?

«Nella prima parte del 2021, il mondo dell’arte è purtroppo ancora fortemente condizionato dalla pandemia e dalla scarsa mobilità e possibilità di socialità delle persone. Le programmazioni all’interno dei musei, delle gallerie d’arte e nelle fiere si stanno posizionando da settembre in avanti. Nel frattempo si stanno sviluppando sistemi di comunicazione e fruizione delle opere d’arte in via virtuale tramite strategie sempre più sofisticate. Anche noi come galleria d’arte ci siamo posizionati per raggiungere i nostri collezionisti e gli appassionati attraverso piattaforme online, presentazioni virtuali, collegamenti social, ecc. Un esempio più concreto è quello del servizio di rendering: stiamo infatti lavorando sull’opportunità di una presentazione delle opere di potenziale interesse dei nostri clienti contestualizzandole nelle loro abitazioni, un servizio che normalmente possiamo trovare all’interno degli studi di architettura d’interni.
Tra le iniziative che sono state sviluppate per adattarsi al periodo storico, ci sentiamo di promuovere un metodo molto efficace come quello della realtà aumentata. Lo studio di Art Consulting di Vera Canevazzi ha lanciato un nuovo servizio questo gennaio, denominato Augmented Reality, rivolto a gallerie, art advisor e collezionisti. Il progetto include un portfolio di artisti emergenti, consolidati e storici, mostre curatoriali, monografiche o collettive, tutte fruibili direttamente nelle abitazioni di ogni utente e già posizionate sulle pareti di casa.

In che misura l’utilizzo dell’online può supportare, in questa situazione d’emergenza, la vostra attività?

«Da un lato senz’altro per tenere vivi i contatti con i collezionisti che in particolare vivono in altri Paesi e Nazioni e che di fatto non possono viaggiare; inoltre possiamo dire che sulle opere di tipo seriale e di facile visibilità c’è comunque la possibilità di concludere la transazione anche a distanza, dunque senza che il cliente abbia visto fisicamente l’opera. Chiaramente accostando un supporto di immagini e di informazioni di prima qualità che possano mettere l’acquirente in posizione di concludere la transazione.

In particolare, qual è il suo giudizio riguardo al ricorso alle fiere online, quali sono i loro limiti e i vantaggi che se ne possono ricavare?

«Le fiere online rappresentano forse la parte con i risultati più deludenti. Nonostante gli investimenti, la qualità delle immagini e l’informativa, purtroppo l’efficienza della navigazione attraverso questi sistemi non riesce a sostituire l’insieme delle emozioni e degli approfondimenti. Infatti mentre un collezionista dedica un’intera giornata all’interno di un padiglione fieristico, sulla piattaforma digitale vi dedica molto meno tempo per perdita di interesse. Proprio a causa dello scarso coinvolgimento suscitato dalle fiere online, in vista di Art Basel Hong Kong è nata una nuova iniziativa chiamata Ghost Booth. Il progetto prevede la presentazione di una mostra curatoriale all’interno di uno stand autonomo che verrà gestito dal personale di Art Basel. Gli espositori non saranno dunque presenti in stand a causa delle restrizioni, ma un membro del team della galleria dovrà essere a disposizione telematicamente durante l’orario di apertura al pubblico. L’assenza delle fiere fisiche rappresenta forse la mancanza maggiore in questo periodo per una galleria d’arte, sia per una questione relativa al business che per le relazioni sociali».

In questo quadro generale, siete riusciti a programmare l’attività dei prossimi mesi equali esposizioni potete già annunciare per le sedi di Milano e di Lugano?

«Al momento la programmazione è tenuta in sospeso e si concentra sull’esposizione di opere d’arte di qualità di artisti primari. Le prime idee relative a programmi si posizionano a settembre 2021. Il progetto principale riguarderà la sede milanese con la mostra curatoriale dedicata all’artista Piero Dorazio e al collegamento intercorso con il gruppo ZERO iniziato con l’esposizione al Kunstverein di Düsseldorf nel 1961. Questa sarà in assoluto la prima mostra ufficiale supportata dal nuovo archivio Piero Dorazio.

Più in generale, quando finalmente sarà terminata questa pandemia, che cosa ritiene sarà definitivamente cambiato nel mondo dell’arte o invece tutto tornerà come prima?

«Diciamo che certamente gli investimenti fatti sulla comunicazione e sulla virtualità della trasmissione delle immagini potranno dare un beneficio a lungo termine nei contatti con i collezionisti; ma l’arte vive di fisicità, di incontri, di socialità e di emozioni che certamente riprenderanno a pandemia conclusa. Probabilmente ci sarà un rallentamento nella globalizzazione e nell’eccessiva quantità di eventi, ma il mondo dell’arte ha bisogno di mostre fisiche in galleria e nei musei, nonché di fiere e di aste. Un ritorno alla normalità andrebbe sicuramente a beneficio di artisti più giovani che in questa fase incontrano grossi problemi a far conoscere il proprio lavoro e a trovare musei o galleria disposti a organizzare loro delle mostre. Se come si può immaginare la mobilità delle persone rimarrà limitata o condizionata per parecchio tempo, si assisterà a una concentrazione delle gallerie e degli eventi nelle città e località più popolate e più ricche. Già di recente si stavano sviluppando esposizioni Pop Up di gallerie nei grandi centri come New York, Londra, Parigi o località come Palm Beach frequentate da persone abbienti».

www.cortesigallery.com

Intanto, ecco cosa sta succedendo alla Cortesi Gallery di Lugano.