Di Manuela Lozza

 

Milanese, manager per le più importanti realtà industriali italiane, Salvatore Amura approda a Como nel 2009 accettando un sfida: trasformare l’antica accademia di belle arti lariana, ormai ridotta ad un residuo legato al restauro, in un’istituzione competitiva e soprattutto attuale, sul pezzo, inserendola nel tessuto cittadino, «cosa che assolutamente le mancava», e facendone un perno per la nascita di un grande asse aziende/artigiani/turismo.

 

Lei non è di Como e non viene esplicitamente dal mondo della conservazione dei beni culturali, come è arrivato a dirigere l’Accademia Aldo Galli?

«Il mio interesse per questo settore inizia nel 2003: il gruppo Cabassi, per cui lavoravo, aveva acquisito l’anno precedente la NABA (la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, nata negli anni 80 sotto la spinta di alcuni artisti internazionali) e mi aveva chiamato per rilanciarla. Ero la persona giusta perché da sempre (in Telecom, Canon, Mondadori) mi occupo di processi di innovazione oltre che di marketing e comunicazione. Così nel 2009, quando il gruppo IED mi ha proposto di dirigere la loro sede di Como e le relazioni istituzionali dell’intero gruppo, ho accettato volentieri questa sfida, anche se qui c’era molto da fare, soprattutto ampliando i percorsi di studio e arrivando a formare figure davvero ricercate nelle aziende».

 

Ne nascono sei corsi di studio, più tanti progetti elaborati in sinergia con imprese e territorio…

«Siamo uno dei primi 10 centri in Italia a poter conferire la Laurea Magistrale in Restauro e Conservazione. Abbiamo 3 lauree triennali, tutte estremamente innovative: quella in Fashion & Textile, che è la prima ad essere pensata esplicitamente per questo aspetto così specifico del territorio lariano, quella in Design e quella in Arti Contemporanee, argomento raramente al centro di un percorso di studi così specifico e insieme articolato. Abbiamo poi un Biennio in Arti Visive e il nostro, per noi importantissimo, Master in Restauro del Contemporaneo e degli Oggetti di Design, sicuramente raro e innovativo. In ognuno di questi percorsi, manteniamo intatta la nostra vocazione di scuola/laboratorio, in cui il 50% del lavoro è pratico».

 

Questo è possibile solo se anche le imprese si dimostrano ricettive: quale è il vostro rapporto con loro? E con le istituzioni?

«Fin dall’inizio di questa esperienza, mi sono sentito fortemente appoggiato, con grande sinergia e disponibilità di tutti gli enti con cui siamo venuti a contatto: abbiamo attraversato due Giunte e con entrambe abbiamo coltivato ottimi rapporti, così come con la ex Provincia e con la Regione. Il nostro lavoro/studio sul restauro ha la curia come primo interlocutore (l’Accademia Galli ha negli anni ridato splendore all’abazia di Sant Abbondio, al Duomo cittadino, all’Oratorio di Tremezzo, agli affreschi nella chiesa di San Fedele. N.d.R.) e i rapporti con il vescovo sono sempre stati ottimi, per non parlare del legame con il mondo imprenditoriale, dove, grazie a Confindustria Como, abbiamo potuto far partire progetti importanti e unici».

 

Come l’apertura a settembre del nuovo FABLAB, lo spazio laboratoriale di nuovissima concezione…

«È uno dei nostri progetti più innovativi, sicuramente unico in Italia è assai raro anche a livello internazionale. Un luogo permanente, all’interno della sede universitaria, quindi in un luogo già vivo, dove sono stati istallati macchinari sofisticati, come stampanti plastiche. Un ambiente comune di ricerca prima e di realizzazione poi, in cui confrontarsi e così fare grandi le proprie idee e vederle realizzati, un luogo di relazione che mette in comunicazione studenti, professionisti, professori e imprese, avvicinando sempre più il mondo universitario e quello del lavoro, partendo dal nostro grande artigianato, ma con uno sguardo orientato al futuro, investendo sulla ricerca e sull’innovazione dei processi. Tutto nasce dal bando regionale vinto dall’Accademia 2 anni e mezzo fa, grazie al progetto Smart Digital Citizen, per rispondere a una domanda: ok, le nostre città hanno l’ambizione di essere smart, ma come sono i cittadini che ci vivranno? Come vogliono essere rappresentati e di cosa hanno bisogno? L’apertura del laboratorio è stata possibile grazie alla partnership con le imprese del territorio e si muove sempre nella stessa direzione di tutti i nostri progetti: realizzare l’obiettivo della scuola del saper fare. Non c’è soddisfazione più grande che vedere gli ex studenti inseriti nel modo del lavoro, felici della propria vita professionale proprio perché hanno saputo rispondere alle richieste reali e attuali delle aziende».

 

Ha coltivato delle belle relazioni per essere uno che a Como c’è arrivato da grande…

«Sono di Milano e porto con me tutta la mia milanesità. Sicuramente gli obbiettivi che ho raggiunto anche qui all’Accademia Galli dipendo fortemente da quella grande apertura imprenditoriale e culturale che il capoluogo meneghino ha saputo regalarmi fin dalla prima infanzia. Ma una volta qui ho scelto di restarci, ho scelto Como per viverci. Si tratta di un luogo unico, ricco di bellezza, ideale per crescere una famiglia. Qui ho realizzato il mio progetto di vita, sposato Francesca e fatto nascere Giorgio Giovanni e Michelangelo».