30 opere eccellenti dell’arte italiana – Carrà, Campigli, Manzù, Rosai, Scipione e Mario Sironi – esposti sotto la cura di Cristina Sonderegger: è la mostra “Una raccolta d’arte moderna italiana”

Dal 22 maggio 2022 al 29 gennaio 2023, il MASI Museo d’Arte della Svizzera Italiana di Lugano, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, presenta una selezione dei più importanti artisti italiani che hanno operato tra le due guerre. Trenta capolavori tra Carlo Carrà, Massimo Campigli, Giacomo Manzù, Ottone Rosai, Scipione e Mario Sironi.

Curata da Cristina Sonderegger, la mostra Una raccolta d’arte moderna italiana. Carrà, Campigli, Manzù, Rosai, Scipione, Sironi mette in scena tele che provengono da storiche collezioni d’arte italiane e che sono recentemente entrate come deposito a lungo termine alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia.

Il percorso degli artisti in mostra

A parte Scipione e Manzù, che seguono traiettorie indipendenti, gli artisti presenti in mostra sono accostati fra loro da un percorso comune, che parte dall’esperienza delle avanguardie, dagli effetti a volte solo emotivi a volte anche pratici della guerra. Tutti aderiscono ai principi di ritorno all’ordine del gruppo del Novecento italiano e in modi diversi ma simili superano le avanguardie, in particolare quella futurista, che cercava nel recupero delle forme classiche e nella semplificazione compositiva e formale propri alla tradizione primitiva e rinascimentale italiana, un senso di scomposto equilibrio. “In questo senso – spiegano gli organizzatori – i dipinti esposti sono accomunati, dal punto di vista stilistico, dalla ricerca di sintesi, dall’armonia e dall’essenzialità formale”.

L’allestimento al MASI e le opere in mostra

L’allestimento espositivo segue un ordinamento per autore e presenta diversi capolavori che segnano scelte stilistiche e tematiche fondamentali nell’opera dei singoli artisti, oppure raccontano una storia collezionistica ed espositiva rilevante. Il visitatore è quindi invitato a scoprire esempi significativi come il celebre dipinto di Campigli Le amazzoni o Donna ingioiellata, opere come Casine sul Sesia e Mattino sul mare di Carrà, i Giocatori di toppa e il Venditore ambulante di Ottone Rosai, le sculture Ragazza sulla sedia e Cardinale di Manzù, e la serie dedicata al Cardinal Decano di Scipione.

Aprono idealmente la mostra i dipinti di Mario Sironi Pandora e Il bevitore, quest’ultimo parte della collezione Sarfatti fino agli Cinquanta. Realizzato tra il 1923-24, Il bevitore è un esempio significativo della fase sperimentale in cui Sironi cerca di conciliare la solidità novecentista con soluzioni formali legate alle avanguardie. Pandora segna invece una tappa importante nella maturità dell’artista: qui il nudo femminile è ridotto a un’immobile figura monumentale, di statua antica, sullo sfondo di un paesaggio roccioso e primordiale che ricorda quelli di Leonardo da Vinci.

Il viaggio attraverso l’arte italiana tra le due guerre prosegue con cinque dipinti di Massimo Campigli, tra cui la tela Le amazzoni realizzata dall’artista nel 1928 dopo la fascinazione per l’arte etrusca durante una visita al museo romano di Villa Giulia. L’attenzione per la figura femminile è una costante nell’arte di Campigli e si ritrova anche nei due ritratti femminili frontali, come Donna velata e Donna ingioiellata. Quest’ultimo fu dipinto nel 1942 a Venezia, dove il pittore si trasferì allo scoppio della guerra e dove fu esposto alla sua personale presso la galleria del Cavallino un paio di anni più tardi.

Equilibrio, compostezza e recupero di una forma compositiva classica: questi i principi di quel ritorno all’ordine di cui Carrà si fa pieno interprete nei primi anni Venti. Nel suo Mattino sul mare, realizzato nel 1928 a Forte dei Marmi, il paesaggio marino è semplificato fino a raggiungere la potenza di un’immagine archetipica. Un’analoga riduzione del paesaggio ai minimi elementi costitutivi contraddistingue anche la tela Casine sul Sesia del 1924.

Quello di Ottone Rosai è un linguaggio schietto, che ricerca la sintesi e l’essenzialità. Ne I giocatori di toppa (1920), soggetto su cui l’artista tornerà per tutta la sua carriera, il gruppo di personaggi di strada è restituito per sottrazione. Vibrano invece di colori accesi e prospettive azzardate le opere di Gino Bonichi, detto Scipione, artista prematuramente scomparso che si pone in dissenso verso il regime e verso il realismo del gruppo del Novecento. In mostra il suo Bozzetto per il ritratto del Cardinal Decano e lo Studio per Cardinal Decano sono parte di un ciclo sul Cardinale Vincenzo Vannutelli, che culminerà nel ritratto conservato alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

L’attenzione per l’immagine cardinalizia accompagna anche l’opera di Giacomo Manzù, che ne rimane impressionato durante una cerimonia a San Pietro. Nella sua scultura Cardinale, del 1952, le forme bloccate e un trattamento semplificato erigono l’ecclesiastico a immagine emblematica. Somiglia invece quasi a un calco dal vivo la Ragazza sulla sedia, scultura a grandezza naturale del 1949.