In/Civiltà è il titolo che Carmelo Rifici, 82 titoli, 19 produzioni e coproduzioni, 165 aperture di sipario: la stagione di arti performative 2026/27 presenta un cartellone che spazia dal teatro alla danza fino ai musical e ai nuovi formati. La danza dialoga con la musica ed il teatro entra negli spazi espositivi del Museo. Strutturata nel focus principale In/Civiltà e in diversi percorsi tematici, la stagione rivolge uno sguardo importante alla scena svizzera e a quella internazionale.

La violenza alle origini della democrazia

Il nucleo teorico e simbolico della stagione è rappresentato da Orestea – Parte I / Mythos, Parte II / Logos, nuova produzione LAC diretta da Carmelo Rifici, in prima assoluta dal 15 al 17 gennaio. L’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente fino a noi viene riletta non come un monumento della tradizione, ma come un testo ancora capace di porre domande radicali sull’origine della giustizia e della democrazia occidentale.

Composta da Agamennone, Coefore ed Eumenidi, l’opera di Eschilo racconta il passaggio dalla vendetta privata al giudizio pubblico. Rifici concentra la propria lettura su un’ipotesi inquietante: la democrazia non nascerebbe da una volontà di pace, ma dalla necessità di regolare una violenza considerata ineliminabile. La polis non sarebbe dunque l’opposto della barbarie, bensì la sua trasformazione più evoluta e controllabile.

In/Civiltà è il titolo che Carmelo Rifici, La trilogia diventa così il racconto di un trauma fondativo. Agamennone, tornato vittorioso da Troia, viene ucciso da Clitemnestra ed Egisto; Oreste, riconosciuto da Elettra come vendicatore e portatore di giustizia, è chiamato a ristabilire l’ordine attraverso un nuovo delitto: l’assassinio della madre. Ogni gesto risponde a una colpa precedente, in una catena nella quale giustizia e vendetta sembrano coincidere.

La prima parte, Mythos, si apre con l’Agamennone e si chiude con la prima lamentazione del coro delle Coefore. Si tratta di decifrare, nella storia dell’uccisione di Agamennone e Cassandra da parte di Clitemnestra ed Egisto, e nel riconoscimento di Elettra del fratello Oreste come unico vendicatore, portatore di giustizia, un trauma fondativo della civiltà occidentale. In questo mondo, fatto soprattutto di dèi del sottosuolo, i morti non muoiono se non vendicati. Qui la violenza è regolata dalla giustizia della vendetta. Su questa certezza si costruisce il primo pilastro della società occidentale e su questa evidenza si chiude la prima parte della tragedia.

La seconda parte, Logos, inizia con Oreste e Pilade e il loro destino di uccisori di Clitemnestra; si apre con il matricidio e si chiude con il tribunale di Atene, dove il processo ai danni di Oreste termina con la sua assoluzione, grazie all’intercessione di Apollo, ma soprattutto alla strategia di Atena. Si abbandona la riva del mito per entrare nel territorio della storia dell’uomo; l’assoluzione di Oreste sancisce la nascita della democrazia occidentale, che poggia il suo primo pilastro sull’assassinio di una Grande Madre. La democrazia non nasce dalla pace ma da una violenza regolata: la polis non elimina la barbarie, la trasforma. Il logos non risolve ma è contenimento della forza arcaica.

In/Civiltà è il titolo che Carmelo Rifici, La scena interroga il presente

Attorno a questo nucleo si sviluppano spettacoli che affrontano conflitti, memoria e responsabilità. Il prodigio, adattamento del romanzo di Fabrizio Sinisi diretto da Giacomo Bisordi, Guerra civile con la regia di Andrea De Rosa e A Place of Safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale del collettivo Kepler-452 osservano le fratture del presente da prospettive diverse. Quest’ultimo nasce dall’esperienza compiuta a bordo della nave Sea-Watch 5 e porta sulla scena il tema delle migrazioni, della salvezza e dei confini.

La memoria italiana più recente è al centro di Anni Settanta. Terrore e diritti, con Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Marco Damilano e Sara Poma, mentre Stato contro Nolan (un posto tranquillo) di Stefano Massini riflette sul rapporto tra informazione, potere e responsabilità pubblica.

Rilevante rimane l’impegno produttivo del LAC, con titoli quali Un marito ideale di Oscar Wilde, diretto da Francesco Frongia e Ferdinando Bruni, Sei personaggi in cerca d’autore, ancora con la regia di Carmelo Rifici, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde nella lettura di Fabio Condemi e Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, affidato a Luca De Fusco.

Tra i protagonisti della prosa figurano Stefano Accorsi con Nessuno. Le avventure di Ulisse, diretto da Daniele Finzi Pasca, Gabriele Lavia con Dopo la prova, ispirato a Ingmar Bergman, e Silvio Orlando con Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello. Accanto a loro, Sonia Bergamasco, Tindaro Granata e Christian La Rosa confermano l’attenzione del cartellone per interpreti capaci di coniugare rigore e popolarità.

Una personale è dedicata a Romeo Castellucci, presente con Faust. Fatto, non detto, una lectio magistralis e la performance site-specific Credere alle Maschere negli spazi del MASI Lugano. Il percorso è completato dalla proiezione del documentario Theatron. Romeo Castellucci.

In/Civiltà è il titolo che Carmelo Rifici, Corpi, identità e nuovi linguaggi

La scena svizzera occupa uno spazio significativo. Il progetto Extra Time Plus riunisce giovani artisti emergenti, mentre Elena Boillat, Simon Waldovogel e Carlotta Viscovo presentano lavori dedicati a identità, memoria e autobiografia.

Il percorso Il corpo che cura affronta il rapporto tra arte, fragilità e trasformazione. Ne fanno parte Tamdom di Bianca Berger, ispirato a modelli matematici legati all’Alzheimer, Can Can, nato dall’esperienza della performer Irene Mantova, Cuna di Giuseppe Comuniello, costruito intorno all’accoglienza e alla percezione sensoriale, Madri diretto da Alice Sinigaglia, un dialogo serrato tra madre e figlio che esplora la fragilità dei legami familiari, La donna si cura (kills the party), spettacolo che esplora il sessismo con cui la medicina tratta il corpo femminile e Graces performance della coreografa Silvia Gribaudi che omaggia il valore poetico dell’imperfezione.

Alle questioni dell’identità e del genere guardano Classical Queers, che immagina incontri con figure come Freddie Mercury e Pëtr Il’ič Čajkovskij, Per sempre, ispirato al carteggio tra Giovanni Testori e Alain Toubas e Oracola di Elena Boillat, riflessione sulla voce e sulla costruzione di sé.

La danza internazionale porta al LAC Christos Papadopoulos, Angelin Preljocaj, il Nederlands Dans Theater 2, la Dresden Frankfurt Dance Company e il Croatian National Theatre in Zagreb con L’uccello di fuoco e i Petruška. Tra le coreografe più celebri della Svizzera, Cindy Van Acker sarà LAC con il suo nuovo lavoro, Pléïades, in absentia. Torna inoltre la produzione LAC Lo schiaccianoci nella rilettura coreografica di Mauro Bigonzetti.

La programmazione musicale accoglie Fiorella Mannoia, Arisa, Massimo Ranieri e i Nomadi, Marco Masini, e lo spettacolo esplosivo STOMP mentre il musical è rappresentato da Chicago, Belle e la Bestia – Il Musical e Cenerentola – Il Musical.