Possiamo anticipare quali saranno alcuni punti di forza del cartellone musicale 2018-2019?

«Se parliamo di novità, sicuramente il pubblico sarà fortemente interessato dal fatto che torna a Lugano l’opera lirica, con un apposito allestimento del Barbiere di Siviglia, Diego Fasolis maestro concertatore e direttore d’orchestra, Carmelo Rifici regista, I Barocchisti e il Coro della Radiotelevisione Svizzera. LuganoMusica si conferma essere una lunga stagione musicale estesa da settembre a luglio con una serie di appuntamenti distribuiti durante tutto il corso dell’anno. Vorrei che questa programmazione fosse in grado di attirare un pubblico che facilmente potrà seguire le nostre proposte musicali ampie e diversificate».


Da un punto di vista dei contenuti artistici quali novità dobbiamo aspettarci dalla sua programmazione musicale?

«LuganoMusica vanta una sua ben definita tradizione che sarà mantenuta anche nella prossima stagione, come ad esempio la presenza di grandi orchestre sinfoniche. Da questo punto di vista abbiamo raggiunto quest’anno i massimi livelli, ospitando sia i Wiener Philharmoniker, con Michael Tilson Thomas direttore e Igor Levit al pianoforte, che i Berliner Philharmoniker con Daniel Harding. Ma non vanno poi dimenticare altre prestigiose orchestre come l’Orchestre de Paris che aprirà la stagione, la Bayerisches Staatsorchester, o la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin».


Un ruolo da protagonista spetta alla figura dell’Artist in Residence. Chi sarà l’ospite di quest’anno?

«Ho deciso di istituire questa figura per poter portare a Lugano artisti di grande valore con cui il pubblico può instaurare un rapporto più stretto, approfondendone la conoscenza attraverso più di un solo concerto. Il nostro Artist in Residence per questa stagione sarà Emmanuel Pahud. Impostosi come uno dei più significativi interpreti della sua generazione, in discendenza diretta dei grandi flautisti del passato, soprattutto quelli di scuola francese, Pahud porta avanti una carriera contrassegnata da varietà (dal repertorio barocco a quello contemporaneo, passando attraverso il jazz) e da un grande prestigio. Oggi il flautista è presente in tutto il mondo, ospite dei più grandi festival e delle orchestre più prestigiose».


Per quanto riguarda il repertorio proposto si può individuare una tematica prevalente?

«Direi che quest’anno abbiamo cercato di porre una particolare attenzione su un decennio del secolo scorso, quello tra il 1918 e il 1928, cioè tra la morte di Debussy e il Bolero di Ravel, dove in tutte le arti, vedi anche la pittura e la letteratura, si assiste ad un processo di interrogazione degli autori sui fondamenti della propria ricerca artistica e sul senso stesso del loro modo di approcciarsi alla propria arte».


Altri elementi di novità?

«Posso dire che uno dei miei obiettivi era quello di introdurre gradualmente delle novità rispetto al repertorio classico. Così quest’anno abbiamo scelto di portare al LAC il Teatro Musicale, con Oscar Bianchi che presenta la prima esecuzione ticinese dell’opera Sinatra In Agony di cui cura