Cosa cambia nella vita delle fondazioni a fronte della crisi COVID 19? Quali conseguenze si registrano nella vita pratica delle fondazioni, dal punto di vista finanziario, della relazione con i richiedenti, della gestione patrimoniale e della liquidità?

FGE: «Per quanto riguarda il lavoro pratico delle fondazioni, le fondazioni si trovano naturalmente ad affrontare le stesse sfide delle PMI o di altre imprese. Per rispettare le norme igieniche dell’UFSP, anche loro hanno dovuto adeguare tutti i loro processi di lavoro. Le conseguenze sono molto più drammatiche laddove le fondazioni non sono più in grado di svolgere il loro lavoro, o possono farlo solo in misura limitata, perché, ad esempio, non è più possibile organizzare eventi a causa del divieto di tenere manifestazioni. In questo caso, è necessaria una grande flessibilità, anche da parte dei partner finanziatori. Devono pensare a come affrontare il fatto che i beneficiari non possono realizzare i progetti per i quali hanno ricevuto il denaro. Alcune fondazioni erogatrici hanno già pubblicato delle linee guida a tal fine, che dimostrano una grande buona volontà nei confronti dei loro beneficiari».

CDE: «Il problema principale per le fondazioni che raccolgono fondi è la grande incertezza. Secondo un sondaggio di Swissfundraising, l’80% degli intervistati prevede una riduzione dei proventi delle donazioni, il 30% di essi teme addirittura un forte calo. Uno dei motivi di preoccupazione è dato dal fatto che molte campagne di raccolta fondi non possono essere realizzate. Tuttavia, al momento è difficile dire quanto sarà effettivamente consistente il deficit. È ancora troppo presto per valutare questo fenomeno. È chiaro che un drastico calo delle donazioni potrebbe portare a problemi di liquidità».

Quali sono i consigli di proFonds punto per punto?

CDE: «È importante che i problemi siano identificati e affrontati per tempo. Ad esempio, una fondazione operativa, il cui lavoro è limitato o reso impossibile, dovrebbe contattare al più presto i partner finanziatori in modo da poter trovare insieme una specifica soluzione. Se una fondazione si trova in difficoltà finanziarie, è consigliabile che il Consiglio di fondazione si rivolga tempestivamente all’autorità di vigilanza. Tuttavia, la gestione della fondazione rimane di competenza del Consiglio di fondazione, il quale, nella situazione di crisi, è chiamato a elaborare proposte di soluzioni affinché un incontro con l’autorità di vigilanza possa risultare proficuo».

FGE: «È importante sapere se l’aiuto transitorio COVID della Confederazione vale anche per le fondazioni ed enti non-profit. Ciò è stato chiaramente confermato dal Consiglio federale in una lettera di risposta a una corrispondente richiesta di proFonds. Concretamente, ciò significa che le fondazioni possono richiedere, ad esempio, il lavoro ridotto per i loro dipendenti, la proroga per il pagamento delle assicurazioni sociali, un credito transitorio con fideiussioni o l’indennità di perdita dei guadagni per i dipendenti se devono restare a casa e curare i figli a causa della chiusura della scuola. Anche nel settore culturale è in atto un pacchetto di misure per evitare danni permanenti al patrimonio culturale svizzero. In ogni caso è necessario chiarire quali sono i diritti e le agevolazione di cui, in ogni specifica circostanza, è possibile usufruire».

CDE: «Per quanto riguarda l’investimento del patrimonio della fondazione, si consiglia di non farsi prendere dal panico. A causa della crisi COVID 19 un calo dei rendimenti è prevedibile. Tuttavia, poiché le fondazioni in genere investono a lungo termine, non bisogna agire in modo avventato. Ci sono state più volte crisi del mercato azionario, ma a lungo termine si è sempre ripreso. Occorre pertanto evitare la vendita di azioni in preda al panico, perché così facendo si realizzerebbero delle perdite, rischiando di vanificare o ritardare la ripresa».

FGE: «Sostenere le fondazioni e dare consigli utili in situazioni difficili è uno dei compiti di proFonds. Il numero crescente di richieste di questo tipo dimostra che attualmente la necessità di una consulenza specializzata è particolarmente forte. I nostri membri apprezzano il fatto che siamo in grado di rispondere alle loro domande in modo molto specifico e orientato alla soluzione di casi e situazioni concrete.

In che modo le fondazioni possono agire in modo complementare allo Stato in relazione alla crisi COVID 19?

FGE: «Le misure di aiuto della Confederazione mirano soprattutto a limitare i danni economici della crisi COVID 19. Ci sono quindi ancora persone e aree di disagio che hanno bisogno di denaro per affrontare la crisi, ma non lo ricevono perché escluse dal pacchetto di aiuti. In questo caso possono intervenire le fondazioni, se lo consente il loro scopo. La Confederazione è tenuta ad aiutare tutti coloro che soddisfano determinate condizioni. Le fondazioni, invece, possono scegliere un gruppo o un’area specifica e offrire il proprio sostegno. Ad esempio, la Fondazione dell’Ospedale Universitario di Zurigo (USZ Foundation) ha lanciato un fondo per fornire un’assistenza rapida e non burocratica al personale USZ sovraccarico di lavoro, ma anche per promuovere la ricerca di un vaccino contro il Coronavirus. Senza il sostegno supplementare delle fondazioni e degli enti non-profit, la Svizzera sarebbe molto più limitata nella gestione di questa crisi».

Quali sono le sue previsioni riguardo a come cambierà la vita delle fondazioni nei prossimi mesi? Quali le sfide e quali le opportunità?

CDE: «Tutti sono ora in attesa di vedere come si svilupperà il flusso di cassa. Ma anche se arrivano meno risorse, le fondazioni non dovrebbero essere orientate a risparmiare. Al contrario: esse dovrebbero – purché la situazione non ne minacci l’esistenza – avere un comportamento anticiclico, cioè spendere più denaro piuttosto che diminuire le erogazioni e forse anche intaccare il patrimonio. Non a caso, i servizi forniti dalle fondazioni sono particolarmente importanti e preziosi in questo momento».

FGE: «La crisi ci ha reso ancora una volta consapevoli di quanto sia importante essere solidari e uniti. Dobbiamo affrontare insieme i problemi per il bene della società insieme possiamo trovare soluzioni a ogni difficoltà. Questa consapevolezza ci ha incoraggiato nel nostro lavoro: da 30 anni proFonds lavora per la coesione del settore filantropico, rappresentando i suoi interessi ed essendo presente nei confronti dei suoi membri quando hanno bisogno di un sostegno personalizzato. Insieme riusciremo a superare anche questa situazione di crisi».