Lei viene considerato con Luciano Balbo, l’inventore dell’impact investing italiano. Come nasce la sua carriera professionale?

«Dopo la laurea in Scienze Economiche all’Università Cattolica di Milano, ho iniziato a lavorare per alcune importanti istituzioni finanziarie americane ed italiane. Successivamente sono entrato della direzione finanziaria di un grande gruppo italiano quotato in borsa fino all’incontro con Luciano Balbo nel 2004».

Come è nata la Fondazione Oltre?

«È nata dall’intuizione primaria di Luciano Balbo; è stata una delle prime fondazioni di Venture Philanthropy europea, facendo esperienza delle iniziative che nel frattempo si stavano già sviluppato nel Nord America».

Che obiettivi aveva?

«L’obiettivo primario è stato quello di portare questo modello di attività in Italia, provando a testarlo all’interno del settore sociale, quello che in Italia viene chiamato Terzo Settore».

Cosa si intende per Venture Philanthropy? Che cosa invece per Impact Investing?

«I concetti inziali consideravano la VP come una attività di erogazione, per lo più liberale, a favore di imprese sociali che venivano accompagnate anche da un sostegno manageriale; mentre per Impact Investing veniva considerato un investimento (equity o in alcuni casi anche debito) in imprese che avessero come obiettivo il raggiungimento insieme di ritorni finanziari e di ritorni sociali.  Da qui è poi nata, e continua a svilupparsi, una grande discussione, soprattutto accademica, se devono avere la precedenza i ritorni finanziari o i quelli sociali, e se i ritorni finanziari devono essere inferiori o uguali a quelli di altre forme equivalenti, in termini di rischio, di altri tipi di investimento».

Può fornirci qualche esempio di progetto che avete finanziato?

«Abbiamo inizialmente investito in imprese di servizi, soprattutto alla persona, sia nell’ambito della salute che in quello finanziario. Abbiamo avuto un approccio molto imprenditoriale, quello che gli americani chiamano di Venture Studio, nel senso che abbiamo costruito l’impresa insieme al fondatore, il quale al momento dell’incontro con noi aveva solo una idea .  Abbiamo creato, ad esempio, il Centro Medico Santagostino che è una rete di poliambulatori in Lombardia in grado di offrire tutte le possibili visite ambulatoriali a prezzi accessibili e con una qualità molto elevata; oggi questa società fattura oltre 50 milioni di euro ed è considerata una delle migliori innovazioni nella sanità privata della Lombardia.  Siamo stati i primi investitori in Permicro, la società che ha portato in Italia il modello del microcredito internazionale. Oggi Permicro rappresenta la principale realtà di microcredito a livello europeo».

Siete sempre stati attivi nel sociale più che nella cultura. Perché?

«Perché non siamo riusciti a realizzare alcuni progetti che avevamo iniziato a costruire. Ad esempio, abbiamo lavorato quasi due anni per realizzare una cittadella d’arte in una importante città del Nord Italia, ma alla fine non siamo riusciti a trovare un accordo per utilizzare un importante immobile che era in disuso. Ci siamo rimasti male, anche perché avevamo molto lavorato, girando in Europa ed in America, per capire se ci fossero degli esempi da cui imparare»

Quando avete deciso di cambiare ragione sociale e perché?

«Siamo partiti come Fondazione, poi nel 2006 abbiamo creato la prima nostra società di investimento, e nel 2015 siamo diventati investitori istituzionali, con la nostra prima Sicaf, che si chiama Oltre Venture, con la quale abbiamo raccolto 43 milioni di euro e investito in 23 start up. A fine 2021 abbiamo creato la nostra SGR, che si chiama Oltre Impact, con la quale abbiamo lanciano il nostro nuovo fondo, Oltre IIII, che è ancora in fundraising. Questi cambiamenti di dimensione e anche di posizionamento, rispondono alla volontà di riuscire ad avere sempre maggior impatto attraverso i nostri investimenti».

Quali sono oggi i vostri prioritari settori di intervento?

«Oggi siamo ancora attivi nella gestione di alcune partecipate importanti della nostra Sicaf.  In particolare stiamo seguendo la crescita di Sfera, che produce pomodorini di altissima qualità nella più grande serra italiana tecnologicamente avanzata (utilizza la tecnologia idroponica); siamo molto attivi nel seguire Wonderful Italy, che è una delle principali realtà di turismo italiane focalizzata nella crescita delle destinazioni secondarie (soprattutto nel Sud Italia) attraverso la gestione delle seconde case e di pacchetti di percorsi turistici locali. Siamo impegnati anche nell’organizzazione di un importante round di investimento per Erbert, la società nel nostro portafoglio che sta sviluppando una rete di negozi fisici e digitali per una alimentazione sana e gustosa, proponendo piatti di propria produzione che stanno riscuotendo un notevole successo. Contemporaneamente stiamo studiando i primi progetti per gli investimenti del nostro nuovo fondo; noi siamo generalisti e quindi non abbiamo un focus verticale su un settore. Ci piacciono molto i progetti nei settori dell’economia circolare, dell’istruzione, dell’agrifood e dei servizi alla persona in generale».

In che modo Oltre seleziona gli imprenditori e le imprese su cui investire?

«La selezione passa attraverso un confronto serrato sulle loro idee e sul modello della loro impresa. È molto importante capire il posizionamento dell’impresa all’interno del proprio settore e comprendere i caratteri distintivi del prodotto o del servizio che l’impresa offre. Risulta essere sempre decisiva la bravura del team e la sua volontà di raggiungere obiettivi ambiziosi sia in termini economici finanziari che di impatto sociale».

Per ora siete attivi in Italia. Potete immaginarvi di essere presenti anche in Svizzera? Se si a quali condizioni?

«Con il nostro attuale fondo (Oltre III) possiamo investire fino al 20% dei soldi raccolti fuori dall’Italia, e quindi anche in Svizzera. Ci piacerebbe molto trovare degli investitori stranieri che ci possano accompagnare in questa crescita internazionale, che è un passo fondamentale per la crescita di Oltre Impact».

Qual è la sua visione per l’Impact Investing del futuro?

«Ormai tutto è Impact Investing! Il concetto originario ha perso un po’ della sua freschezza e della sua potenza, ma rimane comunque un modello di investimento che se gestito bene può realmente contribuire ad una crescita più equilibrata della nostra società, trovando le soluzioni migliori per alcuni problemi della vita quotidiana. Dobbiamo utilizzare tutte le novità tecnologiche che il mercato ci offre per risolvere questi problemi: il punto di partenza devono però essere proprio la volontà di risoluzione di problemi concreta e a scelta degli strumenti, mentre la tecnologia – che è indispensabile – dovrebbe venire dopo».

Che ruolo può avere la filantropia strategica nei prossimi anni?

«La filantropia arriva, in generale, dove il capitale privato non può arrivare, perché le finalità sono diverse. Penso però che un certo tipo di filantropia possa anche dirigersi verso le sperimentazioni di modelli economici di risposta ai bisogni primari delle persone per poi, in caso di successo, passare la palla al capitale privato per il suo sviluppo.  Per questo penso che una quota parte, piccola, del patrimonio dei filantropi possa essere indirizzata verso soggetti che coniugano, nelle proprie strategie di investimento, sia il giusto ritorno finanziario che l’impatto sociale».