Dal mese di giugno di quest’anno lei dirige SwissFoundations. Può raccontarci come opera questa associazione e quali sono i vostri scopi statutari?

«SwissFoundations è stata fondata quasi 20 anni fa come iniziativa congiunta di undici fondazioni. L’intenzione era quella di dare alle fondazioni filantropiche svizzere una voce forte e indipendente. Il nostro numero di membri è salito oggi a 180, e questo positivo risultato ci conferma e ci consolida nel raggiungimento in questa missione. Un altro importante compito di SwissFoundations è quello di dare visibilità all’importanza sociale del settore delle fondazioni, ma anche di contribuire al suo continuo sviluppo. Insieme ai nostri soci vogliamo rafforzare il settore, generando un valore aggiunto per la società civile e l’economia nazionale. Una pietra miliare per questa crescita è stata la prima pubblicazione, nel 2005, del Codice delle fondazioni svizzere, che si è concentrato sull’impatto, la governance e la trasparenza e ha innescato una piccola rivoluzione nell’intero sistema delle fondazioni.
Un altro passo importante per l’associazione è stata la strategia di apertura e dialogo volta a rafforzare la legittimità delle fondazioni erogative in Svizzera. Se vogliamo mantenere un ruolo rilevante, dobbiamo essere accessibili, visibili e aperti, avventurarci al di fuori dal nostro “Cosy-little-World” e mostrare ciò che facciamo e quali benefici ne derivano per la società. L’associazione sta inoltre sviluppando reti tra tutti gli attori del settore e a livello europeo. Proprio quest’anno abbiamo visto quanto possa essere importante l’aiuto e il sostegno reciproco e quanto si possa trarre vantaggio dallo scambio reciproco di informazioni».

Lei ha un profilo professionale molto interessante. Chi è Franziska Juch e come è arrivata a occuparsi di questa nuova sfida?

«Sicuramente la mia carriera non ha seguito una linea retta. Dico sempre che la filantropia mi ha trovato. All’inizio ero concentrata su una carriera nel mondo degli affari, in quanto sono cresciuta nel contesto di un’azienda familiare, il che mi ha plasmato profondamente. Dopo dieci anni nel settore dei beni di consumo, ho poi utilizzato il mio bonus per finanziarmi un corso di perfezionamento in materie che mi hanno sempre privatamente interessato: storia e politica. In seguito ho capito una un aspetto per me centrale: preferisco seguire il mio intuito piuttosto che i consigli ricevuti. Ho scoperto la mia strada frequentando il Politecnico Federale di Zurigo. Ho scoperto il mondo della filantropia lavorando per la Fondazione ETH, e ho capito che era questo il mio destino. È nel mondo della filantropica che desidero dare il mio contributo, posso utilizzare il mio know-how e mettere in rete le persone. Dopo sei anni mi sono trasferita alla Fondazione Pestalozzi per l’infanzia. Per me è sempre stato importante riuscire a creare quel “certo quid in più” e a dargli forma. E questo è ciò che mi ha entusiasmato della mia attuale posizione in SwissFoundations: le incredibili possibilità creative, le dinamiche e le persone».

Rappresentando un quarto delle fondazioni svizzere, SwissFoundations è un player fondamentale per il settore filantropico del paese. Quale è la sua visione sul ruolo attuale dell’associazione?

«SwissFoundations ispira, informa, crea reti. Quasi nessun altro anno l’ha dimostrato più chiaramente del 2019. Stiamo mobilitando il settore: i nostri soci e partner associati investono ora oltre un miliardo di CHF in progetti e iniziative di pubblica utilità. E questo in forme sempre più diversificate, ad esempio in progetti di cooperazione che come associazione siamo naturalmente lieti di sostenere.
In futuro, vogliamo rendere ancora più visibili le fondazioni erogative di pubblica utilità come terza forza indipendente a fianco dello Stato e dell’economia. Una realtà che contribuisce a risolvere i problemi sociali come investitore sociale. Per creare a tal fine le migliori condizioni possibili ci stiamo battendo per preservare il contesto liberale e per il riconoscimento pubblico del lavoro delle fondazioni. Inoltre, è importante per noi, così come per i nostri membri, interrogarci in modo critico, perché solo così possiamo fare un buon lavoro a lungo termine. Come associazione offriamo i format necessari per dare vita a tutto questo: tavole rotonde tematiche e specifiche, simposi intersettoriali e gruppi di lavoro in cui i nostri soci possono scambiarsi informazioni sulle loro attività. Pubblicazioni come il Rapporto svizzero delle fondazioni e il Benchmark Report consentono alle fondazioni di guardare oltre “i propri confini”. Come sono organizzate le altre fondazioni? Quali sono gli argomenti e le tendenze che stanno plasmando il dibattito attuale? Il Codice svizzero delle fondazioni illustra ancora una volta come si presenta nella pratica il buon governo delle fondazioni di pubblica utilità. Una versione riveduta del codice, ormai consolidata anche a livello europeo, sarà pubblicata nel 2021. Con questa varietà di format e pubblicazioni, possiamo impostare gli argomenti e creare una dinamica in linea con le prospettive del settore». 

La pandemia da Covid-19 ha cambiato le nostre vite e i nostri ritmi quotidiani. Dal suo punto di vista, in che modo queste recenti esperienze cambieranno il modo di lavorare delle fondazioni?

«Tutto il mondo è stato improvvisamente scardinato e questo lascerà un segno duraturo anche nel mondo delle fondazioni. Più che mai, le fondazioni sono consapevoli della loro responsabilità come attori della società civile, mentre allo stesso tempo, sono state e sono tuttora naturalmente colpite dalle conseguenze della pandemia. Ho ascoltato spesso negli ultimi mesi le parole “servire”, “umiltà”, “partnership” e “insieme”. L’impegno delle fondazioni erogative va quindi ben oltre l’aspetto finanziario e questo atteggiamento mi colpisce ogni giorno. Vedere quanto la crisi sia stata affrontata attivamente e quanta fiducia sia stata riposta nei partner ha già cambiato il modo di operare delle fondazioni, a volte su grande come su piccola scala».

In qualità di direttrice di SwissFoundations, lei è fortemente presente anche sulla scena internazionale: quali sono i temi principali del dibattito sulla filantropia nel mondo?

«Solo grazie a un impegno deciso a livello internazionale insieme ai nostri partner europei e a un’eccellente collaborazione con le autorità svizzere, siamo riusciti per il momento a esonerare le fondazioni di pubblica utilità dallo scambio automatico di informazioni. DAFNE- Donors and Foundations Networks in Europe, Associazioni delle reti delle fondazioni erogative europee che SwissFoundations ha cooperato a fondare ha giocato un ruolo centrale in questo processo. Questo importante successo politico di SwisFoundations ha dimostrato che in tempi di regolamentazione globale non basta avere una buona rete di contatti a Berna per proteggere le nostre condizioni quadro. I nostri partner europei funzionano per noi anche come un importante sistema di allerta precoce e ci supportano nel monitoraggio di varie tematiche: un compito che difficilmente potremmo gestire da soli».

Quale cambiamento desidera apportare all’associazione e quali sono le linee di sviluppo nel prossimo futuro?

«A livello nazionale è ancora preminente la salvaguardia delle condizioni quadro liberali e il posizionamento del settore come importante attore economico che non solo permette l’innovazione, ma preserva anche i valori e la cultura, crea posti di lavoro e diventa attraente per i giovani. SwissFoundations si è sempre vista più come un movimento che come un puro gruppo d’interesse. Insieme ai nostri soci e ai partner associati vogliamo mobilitare e sviluppare il settore e, insieme allo Stato e all’economia, affermarlo come terza forza della società. I tempi sono maturi per un’impresa del genere, poiché le crisi passate e presenti hanno creato un ambiente in cui l’importanza della società civile è stata chiaramente dimostrata a tutti. Le fondazioni come espressione e sostegno della società civile mettono in moto una serie di processi positivi di incredibile portata all’interno della società. Ci adoperiamo affinché anche in futuro possano continuare a farlo nel miglior modo possibile».

Franziska Juch

Nnata nel 1979 nella Germania dell’Est, ha studiato economia aziendale e gestione dell’innovazione a Passau, Villingen-Schwenningen e Londra. Dopo aver ricoperto diverse posizioni nella gestione del marketing in Germania e all’estero, si è trasferita in Svizzera nel 2008. Dal 2010 si occupa di comunicazione, gestione delle relazioni e raccolta fondi presso il Politecnico di Zurigo, la Fondazione ETH e la Fondazione Villaggio dei bambini Pestalozzi.