Chi era Ursula Böhmer?

«Era nata a San Gallo nel 1920. Già molto giovane manifestò interesse per l’arte della tessitura di arazzi, così si iscrisse alla scuola d’arte applicata. Ursula era per così dire predestinata a quest’arte. Infatti era la nipote della famosa tessitrice sangallese Maria Geroe-Tobler (1895-1963) che ebbe in seguito un ruolo centrale nella biografia di Ursula.

È importante ricordare qui, insieme ad Ursula, anche la figura di Maria Geroe-Tobler, che è stata una delle più importanti artiste della tessitura in Svizzera e contribuì negli anni venti del secolo scorso, alla rinascita dell’arte dell’arazzo, soprattutto a soggetto figurativo, trovando consensi anche all’estero. Si formò al Bauhaus con maestri quali Kandinski, Klee, Schlemmer, frequentò la scuola della Manifattura dei Gobelins a Parigi, fu chiamata a esporre le sue opere ad importanti esposizioni internazionali e nazionali. Maria Geroe-Tobler e suo marito Marcel, drammaturgo e direttore di teatro, si stabilirono nel 1925 a Montagnola, in un edificio dietro a Casa Camuzzi, dove Maria visse fino al 1961.

Ursula raggiunse dunque la zia a Montagnola per approfondire le sue conoscenze nell’arte della tessitura. Divenne la pupilla di Maria, che apprezzava molto la sua creatività e la incoraggiò a realizzare le sue idee. A Montagnola Ursula Bächler conobbe nel 1940 Gunter Böhmer, che abitava già dal 1933 in Casa Camuzzi ed era amico di Maria, con la quale veniva spesso invitato a casa Hesse. Nel 1945 Ursula e Gunter si sposarono. Ursula continuò anche dopo il matrimonio a tessere i suoi arazzi, ma poi abbandonò questa attività per sostenere il marito. Le opere tessili di Ursula, conservate nell’archivio della fondazione, si distinguono per un loro tipico stile, e meriterebbero di divenire oggetto di uno studio più approfondito».

Come nacque la Fondazione Ursula e Gunter Böhmer e quale è il suo scopo statutario?

«Ursula e Gunter Böhmer abitarono in Casa Camuzzi fino alla morte dell’artista, avvenuta nel 1986. Al momento della vendita del palazzo, la signora Böhmer fu costretta ad abbandonare questa dimora, ma desiderava trovare una sede adatta per sistemare il copioso lascito artistico del marito, che intendeva conservare nella sua integrità. Si trattava infatti di un fondo vastissimo che comprendeva quasi 10.000 documenti fra oli, aquerelli, disegni, stampe, fotografie e manoscritti. La signora Böhmer, che aveva sempre conservato l’atelier del marito come era stato lasciato, aveva espresso la volontà di costituire una Fondazione che ne onorasse la memoria e si impegnasse a divulgarne l’opera.

Nel 1995 la signora Böhmer morì improvvisamente, ma grazie alla disponibilità e generosità dei suoi eredi che ne raccolsero le volontà e s’impegnarono per istituire la “Fondazione Ursula e Gunter Böhmer”, che nacque il 23 ottobre 1996. Proprio per la sua volontà di istituire una Fondazione che gestisse il lascito artistico del marito la fondazione è dedicata anche a lei.

Gli scopi statutari della nostra Fondazione sono conservare, far conoscere e valorizzare l’opera dell’artista Gunter Böhmer, pittore e illustratore, che hanno riferimento particolare a Montagnola e alla Collina d’Oro, dove l’artista ha vissuto e operato dal 1933 alla sua morte, catalogare il patrimonio artistico donato alla fondazione, provvedere alla conservazione, alla cura e all’esposizione delle opere in una sede idonea nel territorio della Collina d’Oro. Inoltre la fondazione si impegna a far conoscere l’opera di Böhmer favorendo scambi culturali con altri enti o istituzioni in Svizzera e all’estero aprendo la collezione a studi scientifici e organizzando esposizioni e manifestazioni, e ha facoltà di concedere prestiti a mostre temporanee.

Voglio ancora a precisare che esistono altri fondi con opere di Gunter Böhmer in diverse istituzioni della Germania: a Dresda, Offenbach, e sorattutto a Calw (Hesse-Museum e Böhmer Stiftung). Parte del lascito di Böhmer venne infatti donato dalla vedova alla Böhmer-Stiftung di Calw, soprattutto opere riguardanti l’illustrazione di libri. Gli archivi delle due fondazioni si integrano. A Montagnola si trova però il lascito quasi completo dell’opera pittorica di Böhmer».

Quali sono le attività della Fondazione?

«La Fondazione ha già fatto molto per dar vita al fondo Böhmer e per tramandare l’operato dell’artista alle generazioni future. L’inventario completo del suo lascito artistico, i cataloghi delle mostre organizzate negli anni scorsi in Collina d’Oro e dell’ultima che ha avuto luogo in autunno 2019 a Parma, nonchè la creazione di un nuovo sito internet e la nuova banca dati comprendente più di 3000 oggetti, che stiamo sempre più perfezionando, sono strumenti preziosi che permettono di approfondire la ricerca al fine di collocare l’opera di Gunter Böhmer in un contesto più ampio nel campo dell’illustrazione libraria.

Ursula era una donna molto generosa, ma soprattutto era anche un’artista che meriterebbe di essere più conosciuta pur non essendo stata una protagonista. Penso che non avesse nemmeno avuto la possibilità di affermarsi, e di sviluppare appieno la sua arte all’interno del gruppo di artisti giunti a Montagnola in quegli anni, e di poter far emergere pienamente le sue vere possibilità. Come tante altre compagne di artisti che si erano affermati nel mondo dell’arte, anche Ursula aveva preferito abbandonare la sua attività. Sosteneva il marito che divenne uno dei più apprezzati e virtuosi artisti illustratori del secolo scorso. Gunter, che di carattere era piuttosto introverso, si dedicava al suo lavoro con un’acribia quasi ossessiva. Nella sua carriera ha illustrato quasi 200 libri dei maggiori autori della letteratura mondiale, fra cui Hermann Hesse che dall’inizio era stato il suo mentore. Böhmer ha creato circa 500 copertine e lasciato scritti autobiografici.

Purtroppo non ho conosciuto la signora Ursula, ma chi le è stato vicino l’ha descritta come una donna affabile, di stile, dotata di un carattere generoso, che ha dedicato la vita al marito. Ursula gli dava la sicurezza e il senso di una famiglia che lui cercava lontanissimo da Dresda, la sua città natale».

Lei è membro del Consiglio di Fondazione: quali compiti comporta questo ruolo?

«Faccio parte del Consiglio della Fondazione dal 2017. Conoscere l’opera di Gunter Böhmer attraverso l’archivio di Montagnola è tutt’ora un’esperienza più che affascinante. Ho seguito da vicino la digitalizzazione dell’inventario. Nel 2018 ho organizzato a Montagnola, in collaborazione con il Centro svizzero di consulenza sui lasciti artistici dell’Istituto Svizzero di Studi d’arte a Zurigo, un work shop sul lascito di Gunter Böhmer, nel quale abbiamo presentato la nostra Fondazione e le esperienze raccolte nell’attività di gestione dell’archivio Böhmer.

In ottobre 2019 abbiamo organizzato la prima mostra di Böhmer in Italia, curata da Sandro Parmiggiani, membro del nostro consiglio, alla Biblioteca Palatina di Parma dal titolo “Nell’officina di Gunter Böhmer, l’illustrazione del libro come avventura interiore”.

Seguo anche con interesse gli intenti del Comune per la creazione di un nuovo archivio, al momento con un progetto in fase embrionale, in cui troveranno sede non solo le opere che fanno parte della nostra Fondazione, ma anche tutti i fondi artistici della Collina d’Oro.

Fra i manoscritti di Böhmer ho trovato in archivio la sua agenda del 1933 (Notizbuch), un documento particolarmente interessante, direi anche toccante dal lato umano. Infatti si tratta proprio del diario dell’anno in cui il giovanissimo Gunter giunse a Montagnola per incontrare Hermann Hesse, e che sto trascrivendo. Confrontarsi con il lavoro di un artista è anche questo: partecipare al suo percorso, conoscere la sua visione della vita, il microcosmo del suo atelier, la sua rete sociale».

Perché ci sono ancora così poche donne nei Consigli di amministrazione delle Fondazioni e che cosa si potrebbe fare per cambiare questa situazione?

«Penso che laddove è necessaria esperienza professionale siano richieste donne che abbiano esperienza in un campo specifico. Nei gremi in cui sono richiesti il potere o un alto grado di influenza dominano ancora gli uomini con le loro molteplici reti di relazioni. I nuovi membri di un Consiglio vengono a volte eletti per cooptazione, un principio che svantaggia (per ora) le donne». 

Che cosa suggerisce alle giovani donne che vogliono partecipare attivamente alla vita delle fondazioni in un ruolo simile al suo?

«Nel mio caso ho sempre fatto parte di commissioni a sfondo professionale nel campo dell’arte rivestendo il ruolo di comunicatrice fra le diverse regioni linguistiche, sia perché ho una vasta rete di conoscenze nel ramo, sia per l’esperienza. Sono fiduciosa che fra pochi anni molte cose cambieranno. Si assisterà a un cambiamento generazionale all’interno di numerosi comitati delle Fondazioni nei quali in parte siedono membri in età ormai avanzata. Questi dovranno lasciar posto a donne competenti e con una solida formazione professionale, forti a comunicare su diversi piani e proiettate verso il cambiamento e il progresso».

L’immagine:
Fidanzamento di Ursula Bächler e Gunter Böhmer, dicembre 1944 (particolare)
Fondazione Ursula e Gunter Böhmer, Collina d’Oro