Vuole raccontarci i principali aspetti della sua attività e della sua vita professionale?

«Sono avvocato e notaio. Per 20 anni ho esercitato politica attiva quale Consigliere comunale di Lugano, rivestendo per 10 anni il ruolo di capogruppo. Sin da adolescente, ho sentito come importante partecipare attivamente alla realizzazione di una società e di un mondo che ogni giorno spero diventi migliore. Anche se quello che faccio risulta una goccia nell’oceano, talvolta probabilmente anche inutile, non potrei rimanere alla finestra a guardare. Fa parte del mio modo di essere e di pensare alla vita. Esprimo l’amore per la vita anche attraverso l’amore per il bello. Mi piacciono l’arte, la musica, l’architettura, insomma la cultura in genere, che è – a mio parere – il vero mezzo per vincere l’odio, la paura, l’intolleranza. Queste scelte si concretizzano nella mia attività extra professionale, che esercito in alcune associazioni culturali e sociali. Ad esempio nella Fondazione Svizzera Madagascar (FSM), di cui sono presidente dal 2016».

Come nasce la Fondazione Svizzera Madagascar?

«Maurizio Botti con un gruppo di amici si recò all’inizio degli anni ’90 in Madagascar. Da questo viaggio attraverso un Paese che presentava una miseria estrema nacque l’impulso spontaneo ad aiutare la popolazione malgascia a migliorare le proprie basilari condizioni di vita. Dal 2002 al 2016, la FSM è stata presieduta da Mascia Cantoni, ora presidente onoraria. Coadiuvata dall’ing. Fiorenzo Melera, nostro delegato residente a Nosy Be, Mascia Cantoni è riuscita a realizzare progetti importanti».

Qual è lo scopo statutario della fondazione?

«La Fondazione Svizzera Madagascar (FSM) è un’organizzazione di aiuto allo sviluppo non governativa (ONG), apolitica, aconfessionale e senza scopo di lucro. Riconosciuta dallo Stato malgascio, grazie ad un “Accord de siège”, svolge la sua attività a Nosy Be, un’isola situata sulla costa nord-occidentale del Madagascar. Dal 2014, FSM è stata riconosciuta come membro dell’Ordine Nazionale della Repubblica del Madagascar. Mascia Cantoni e Fiorenzo Melera sono stati nominati Cavalieri dell’Ordine Nazionale del Madagascar. Dal 1993 la FSM è attivamente impegnata in interventi mirati, senza imposizioni e senza intermediari, atti a soddisfare i bisogni primari degli abitanti del Madagascar: salute, istruzione e ambiente. Non è un’organizzazione caritatevole, opera in modo attivo, sostenendo la popolazione aiutata nel raggiungimento del proprio autonomo sviluppo. Il modello prevede la sinergia di micro-interventi in vari settori: ambiente, educazione, sanità sociale, agricoltura, turismo, servizi, ecc. La nostra strategia è quella di: promuovere iniziative tendenti allo sviluppo sanitario e sociale, attraverso la creazione di infrastrutture di base; creare le condizioni per uno sviluppo economico attraverso iniziative che rispettino la cultura, le tradizioni, l’etica, la popolazione locale e l’ambiente; promuovere conoscenze scientifiche. Inoltre, negli anni passati, abbiamo cercato di instaurare una rete di cooperazione bilaterale che prevede attività di gemellaggio fra Madagascar e Svizzera (sanitarie, sociali, educative)».

Che progetti ha sostenuto la fondazione e perché?

«In oltre 26 anni di attività, FSM ha costruito numerose scuole dell’infanzia e dispensari sull’isola di Nosy Be. Il progetto più importante è costituito dalla costruzione di 21 acquedotti con le annesse infrastrutture in altrettanti villaggi; ciò ha portato ad esempio ad una drastica diminuzione delle morti infantili. Abbiamo costruito e gestito una scuola di formazione turistica-alberghiera per i giovani che poi hanno trovato lavoro nelle infrastrutture che via via sono cresciute sull’isola di Nosy Be. Vi sono inoltre stati altri progetti quali ad esempio la collaborazione nella formazione della Riserva naturale di Lokobe oppure il finanziamento per la sistemazione della diga di Andrianankonko che ha permesso nuovamente la produzione di riso su un largo territorio, prima invaso dal mare. Da anni organizziamo regolari corsi di formazione per gli insegnanti della scuole (dell’infanzia sino al liceo).  Ora stiamo sostenendo il Centro Sanitario Santa Maria delle Grazie, finanziando la costruzione di impianti (elettrico, solare), l’acquisto di apparecchiature mediche (stiamo acquistando un’incubatrice), le spese di gestione e la formazione del personale paramedico ed infermieristico».

Parliamo della pandemia. Come ha vissuto personalmente gli ultimi mesi e a quali progettualità ha dato vita con la sua fondazione in questo periodo?

«Ho cercato di vivere serenamente questo periodo, godendo molto nello stare in famiglia. Certo non sono mancate le preoccupazioni in relazione a chi ci sta vicino, alla nostra professione e, più in generale, alla situazione nel nostro Paese e nel mondo. A Nosy Be dove operiamo in Madagascar la situazione è tragica, essendo venuta a mancare la maggior fonte per il loro sostentamento: il turismo. Il nostro delegato residente, che era rientrato in Svizzera come usualmente prima del lockdown, è ancora bloccato qui. Seguiamo comunque i “nostri” progetti, in particolare l’Ospedale Santa Maria delle Grazie e il nostro centro di formazione turistica-alberghiera dove abbiamo avuto un cambio di direzione e controlliamo l’implementazione della nuova organizzazione scolastica».

Qual è la sua visione e che cosa deve cambiare nella filantropia svizzera affinché diventi ancora più efficiente?

«Sono membro del Consiglio di Fondazione di altre Fondazioni che operano sia localmente sia internazionalmente. Solo FSM è membro della FOSIT, la Federazione che raggruppa le ONG della Svizzera Italiana. FOSIT ha il compito dell’organizzazione, e di favorire la conoscenza reciproca, ma mi accorgo che quanto viene chiesto alle ONG porta ad un onere di lavoro che potrebbe essere demotivante. Si può pensare che sia più semplice operare da soli. Parlare dunque di efficienza per la filantropia potrebbe comportare il rischio che essa diventi una professione. Bisogna invece cercare il giusto equilibrio tra libertà di scegliere come operare in un Paese (anche nel proprio), e tutela e controllo dell’uso dei mezzi forniti alle ONG (dai privati e dagli enti pubblici). D’altronde, anche se guardo ad associazioni private che operano in Svizzera di cui faccio parte, ritengo che debbano potersi adoperare, con lo scopo del bene pubblico, nel modo da esse scelto, ovviamente nel pieno rispetto dell’ordinamento legislativo e dei principi etici e morali».