Vuole raccontarci i principali aspetti della sua attività e della sua vita professionale?
«Sono nata e cresciuta a Locarno e ho una specializzazione in turismo e organizzazione, attività che ho svolto per una ventina di anni prima di dedicarmi anima e corpo al teatro, seguendo una formazione a Milano per circa 10 anni al fine di conoscere il teatro a 360 gradi. Poi ho fatto alcune stagioni di direzione artistica prima di creare la mia Fondazione nel 2016».
Che cosa l’ha spinta a istituire la Fondazione Claudia Lombardi per il teatro?
«Ciò che mi ha indotto a farlo è stato soprattutto il desiderio di attuare qualche cosa di molto pratico per contribuire alla crescita artistica di giovani professionisti, affiancandoli, oltre che nelle questioni artistiche, anche in tutti gli aspetti più pratici e burocratici che anche l’essere artisti implica. Volevo dare una forma concreta alla mia passione per il teatro, lunga di oltre mezzo secolo: oggi il lavoro con i giovani e il progetto della Fondazione si stanno sviluppando nell’esatta direzione che avevo definito sin dall’inizio».
Qual è lo scopo statutario della Fondazione?
«Gli obiettivi sono in effetti molteplici: promuovere, attraverso una serie di misure tangibili, l’arte teatrale e della recitazione in Svizzera e in Italia e contribuire alla crescita artistica di giovani professionisti.
Per poter realizzare tutti gli scopi statutari sto ora sviluppando il progetto che più mi sta a cuore: Càsoro teatro lab. È un progetto unico in Svizzera: con la ristrutturazione (inizio lavori 2021 – fine lavori 2023) dell’ex-ostello della gioventù di Lugano-Figino, sotto lo stesso tetto troveranno posto un centro di creazione e di residenza per artisti, un teatro, tre sale prove utilizzabili anche per eventi e conferenze, un bistrot con agenzia postale e un B&B con tredici camere.
Càsoro teatro lab vuole essere un progetto a beneficio della scena indipendente e delle giovani compagnie professionistiche, che mira a diventare un luogo di riferimento per la nuova drammaturgia a livello nazionale e internazionale, oltre che un sito ricercato per il turismo culturale. Càsoro teatro lab rappresenta un modello di impresa socioculturale innovativo, dove il profit sosterrà il non-profit in una logica di economia circolare.
Entro fine 2023 a Figino soffierà un vento nuovo, grazie a una struttura dove ospiti dal mondo intero, abitanti del quartiere, artisti e attori potranno incontrarsi, creando così occasioni di scambio e collaborazioni professionali o intellettuali. Sarà anche un luogo dove condividere spazi e idee, oppure semplicemente dove concedersi una vacanza rilassante e seguire le diverse attività culturali proposte dagli artisti in residenza. Càsoro teatro lab sarà aperto durante tutto l’anno e sarà gestito dalla Fondazione che assumerà il personale qualificato necessario, creando ulteriori posti di lavoro che andranno ad aggiungersi ai 7 già esistenti».
Quali altri progetti ha già sostenuto la sua fondazione?
«Dal 2017 la Fondazione promuove, gestisce e realizza annualmente testinscena®, un concorso di nuova drammaturgia in lingua italiana, rivolto a giovani compagnie svizzere e lombarde. Inoltre sostiene le spese di traduzione in tedesco e francese dei dossier di compagnie italofone per permettere loro di partecipare a concorsi e bandi nazionali e internazionali; la preparazione di giovani allievi di scuole di teatro ticinesi per i provini delle accademie di arte drammatica in Italia; giovani compagnie ticinesi o lombarde che si distinguono per la loro poetica o il loro impegno sociale. Non da ultimo organizza una stagione teatrale a Figino che propone spettacoli in linea con gli scopi statutari ed è una vetrina importante per giovani compagnie».
Parliamo della pandemia. Come ha vissuto personalmente questi difficili momenti e a quali progettualità ha dato vita con la sua fondazione in questo periodo?
«Il confinamento è stato per me un tempo dedicato alla riflessione e all’elaborazione di strategie per farci trovare pronti al momento della ripresa. Durante il periodo di chiusura totale, abbiamo allestito un’esposizione di scultura con opere di Giada Bianchi, Manuela Mollwitz, Pascal Murer, Gianmarco Torriani e Giorgia Voneschen, per offrire un’occasione di visibilità ad artisti del territorio e ho voluto che le loro opere fossero collocate in bella mostra nel nostro parco e che gARTen fosse comunque fruibile.
Il mio desiderio più sentito era quello di dare un segnale di speranza e di ottimismo a chiunque fosse passato da Figino. In un momento così particolare è stato importante poter regalare bellezza, un sorriso e un istante di gioia ad ognuno di loro e i messaggi di ringraziamento ricevuti anche da sconosciuti mi hanno scaldato il cuore e confermato che averlo fatto è stata la cosa giusta.
Durante l’emergenza ho accolto le richieste pervenutemi da più parti di approfittare dell’occasione offerta da gARTen per organizzare degli eventi estivi abbinati all’esposizione. È così nato un programma culturale che ha visto un susseguirsi di appuntamenti settimanali di incontri con gli artisti, performance, spettacoli e eventi gastronomici con cui abbiamo cercato di dare il nostro contribuito alla ripartenza. Era fondamentale per me che la Fondazione fosse presente al fianco degli artisti e testimoniasse la sua vicinanza con azioni concrete».
Qual è la sua visione, che cosa deve cambiare nella filantropia svizzera perché diventi ancora più efficiente?
«Sono una paladina del buon vecchio detto “l’unione fa la forza” in modo che non vengano disperse risorse preziose. Penso che una collaborazione tra fondazioni erogative possa contribuire in modo importante alla realizzazione di progetti visionari, ma solidi, a beneficio di tutta la collettività. Nell’ambito della cultura, dove occorre una maggiore apertura e una visione globale più ampia, l’unione sarà fondamentale, non solo per la ripartenza ma anche e soprattutto nei prossimi anni, per sostenere gli artisti, senza i quali saremmo tutti molto più poveri».