Chi è Emmanuele Francesco Maria Emanuele e quali esperienze hanno avuto un ruolo decisivo nella sua scelta di impegnarsi nella filantropia? La Sua famiglia o una persona in particolare l’hanno ispirata in tal senso?

«Io ho avuto il privilegio di nascere in una famiglia nella quale il culto dell’aiuto ai meno fortunati era l’essenza fondante. Mio padre medico era noto per essere chiamato “il medico dei poveri” perché tutte le sere, al termine della sua attività medica nella propria clinica, si recava nei quartieri più popolosi e sfortunati della mia città di origine, Palermo, per prestare gratuitamente l’aiuto alla popolazione bisognosa. Inoltre, sempre nella sua qualità di medico, peregrinava per le zone limitrofe alla città di Palermo, quelle più afflitte da malattie, conducendo anche me nel suo desiderio che io seguissi la sua strada, ad assistere i bisognosi di quei paesi abbandonati, privi di assistenza medica. Mia madre faceva parte della Compagnia delle Dame di S. Vincenzo e prodigava quotidianamente l’aiuto alle famiglie indigenti. Quindi, l’esempio è venuto direttamente, sin dalla mia fanciullezza e dalle mie frequentazioni delle scuole religiose alle quali debbo l’afflato che mi porta ad essere vicino, spiritualmente, a coloro i quali abbiano avuto dalla vita meno di quanto la mia vita mi abbia donato. Ed è stata, quindi, una scelta quando, arrivato ad un’età avanzata, ho voluto pensare di restituire il molto che la vita mi aveva dato attraverso l’attività professionale di docente, avvocato, amministratore, uomo di finanza, agli altri, partecipando alla vita di fondazioni filantropiche e umanitarie nella quale ho avuto la possibilità di esplicarla nel modo migliore».  

Da ragazzo, ci sono stati momenti in cui il contatto con l’arte e la cultura l’hanno particolarmente toccato o ispirato? 

«L’arte e la cultura, fin da bambino, hanno costituito parte integrante del mio vivere perché mia madre, appassionata d’arte, nei giorni normalmente dedicati alla mia pausa dallo studio e al divertimento, mi portava a Palazzo Abatellis a visitare le opere d’arte ivi contenute, e io fui suggestionato, in particolare, da quelle di Antonello da Messina, che ha colpito la mia immaginazione sin da bambino, consentendomi di essere, forse, oggi colui che conosce meglio al mondo le opere di questo artista».

Nel corso degli scorsi decenni lei ha attraversato da protagonista tutte le principali vicende del sistema filantropico italiano. Dal suo osservatorio privilegiato crede nella possibilità di una finanza etica e quali dovrebbero essere i suoi elementi fondanti?

«La finanza etica è il punto fondamentale del mio credere e il libro da me scritto sull’argomento, “Il Terzo Pilastro motore del nuovo Welfare” ne è la testimonianza. Gli elementi fondanti devono essere la spinta al privato sociale senza interferenze burocratiche, partitiche, politiche e di organismi pubblici, per quell’afflato che deve essere proposto senza contropartite di tipo elettorale piuttosto che di benefici per l’attività che si svolge. Questo credo che sia l’elemento principale, tutti gli altri li troverà lungamente esplicitati nel mio libro».

Nel suo percorso professionale lei ha ricoperto importanti incarichi onorifici in molte istituzioni prestigiose della società civile. A suo giudizio come è possibile, in un’epoca segnata dai processi di concentrazione e digitalizzazione, assicurare quella libertà di opinione che è garanzia irrinunciabile di democrazia?

«Il problema della crescita esponenziale della digitalizzazione ha trovato in me, da sempre, un cauto valutatore perché ho sempre ritenuto che la cultura non possa passare esclusivamente attraverso Google che la uniforma, sulla base delle indicazioni di coloro i quali la propongono, ma deve essere frutto di una interconnessione tra le proprie aspettative, le proprie visioni, la lettura e la conoscenza di ciò che la storia ci ha tramandato e le idee altrui. La libertà di opinione è la base, come Lei ben dice, della democrazia, ad essa mi ispiro da sempre e, nel corso della mia lunga esistenza, ne sono stato un testimone in tutte le circostanze, dagli studi universitari ad oggi, dove ancora continuo a professare questa concezione della libertà di opinione, elemento fondamentale della democrazia. Il timore che ho di una eccessiva digitalizzazione, di una estremizzazione dell’esperienza lavorativa causata dalle proroghe dello Smart Working, che isola impedendo la comunicazione tra esseri umani, la scuola non più umanizzata ma digitalizzata, la conoscenza filtrata attraverso strumenti precostituiti e non tramite acquisizioni personali è una cosa che costantemente mi preoccupa e che, a mio modo di vedere, dovrebbe essere temperata non da obblighi o da imposizioni ma lasciata fruibile, a chi ne abbia la possibilità, e consentendo a chi non la ha di avere i mezzi per farlo, di essere aiutato ad affrontarla anche in maniera diversa».

Lei è stato nel tempo fondatore o membro di numerose fondazioni a carattere culturale o benefico: di cosa si occupa la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui oggi Lei è Presidente?

«La Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale si occupa nel Sud dell’Italia, nel Mediterraneo, in Africa, nel Medio ed Estremo Oriente, di Sanità, Ricerca Scientifica, aiuto ai meno fortunati, Istruzione e Formazione, e Cultura».

Ci vuole raccontare quali sono state le principali iniziative promosse?

«Le elenco le iniziative significative sviluppate, su mio impulso, dalla Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale, esposte per aree tematiche di operatività:

Per quanto riguarda l’area “Sanità e ricerca scientifica”, la Fondazione Terzo Pilastro è entrata da qualche anno a far parte della “Biogem”, eccellenza nel campo della biologia e genetica molecolare con sede ad Ariano Irpino, ed ha fondato a Malta l’ECRFM (“Emanuele Cancer Research Foundation Malta”), primario centro di ricerca sul cancro che porta il mio nome, in collaborazione con l’Università di Malta e la Presidenza della Repubblica di Malta.
Stiamo inoltre collaborando con l’Università di Tor Vergata per la ricerca sull’applicazione clinica della Lattoferrina nella cura dei pazienti affetti da infezione Covid-19; in collaborazione con Emergenza Sorrisi, sosteniamo le spese per un intervento chirurgico in Iraq, nell’ospedale di Nassirya, a favore di 5 bambini provenienti da Paesi disagiati; inoltre, è attivo a Formia (LT) il “Polo Sportivo di Prevenzione Oncologica”, realizzato in collaborazione con l’associazione Nautilus, per la prevenzione e supporto post-operatorio dei tumori al seno attraverso la pratica del canottaggio; abbiamo donato un Ecocardiografo di ultima generazione al Policlinico Agostino Gemelli di Roma.
Nell’area “Assistenza alle categorie sociali deboli”, per fronteggiare la crisi economica conseguente al Covid-19, abbiamo disposto la donazione di buoni pasto alle famiglie più svantaggiate dei Paesi del Sud Italia e a Malta; inoltre, stiamo realizzando a Malta il progetto “Music School Villabianca”, che prevede la creazione di una scuola di musica per bambini autistici o con disturbi comportamentali; a Betlemme, abbiamo avviato il progetto “Care & Work” (in collaborazione con l’Associazione Pro Terra Sancta), che prevede la creazione del primo centro di orientamento al lavoro e aiuto alle persone del Governatorato; a Roma, portiamo avanti da anni il progetto “Scherma senza Limiti”, in collaborazione con l’Accademia d’Armi Musumeci Greco, per promuovere ed implementare l’accesso alle discipline schermistiche per gli atleti diversamente abili; parimenti, sosteniamo da anni l’attività delle federazioni aderenti alla Polisportiva Lazio con particolare riguardo agli atleti con disabilità; infine, replichiamo da diverso tempo il progetto “Le Sirene di Ulisse”, una serie di gare di canottaggio disputate da atlete e donne che hanno combattuto contro il tumore al seno.
Per quanto riguarda il settore dell’“Istruzione e Formazione”, realizziamo l’importante “Progetto Mediterraneo” LUISS, in collaborazione con l’Università di Petra in Giordania, che coinvolge studenti provenienti da Paesi disagiati del Mediterraneo, al fine del loro inserimento nei percorsi di laurea offerti dall’Università LUISS Guido Carli; assicuriamo da anni il sostegno all’attività dell’Università Suor Orsola di Benincasa di Napoli; realizziamo, nelle scuole superiori del Meridione d’Italia, Corsi di Educazione Finanziaria in collaborazione con l’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito; realizziamo il “Master in Lingue e Culture orientali”, in collaborazione con l’Università IULM; abbiamo dato vita ad un Dottorato di Ricerca in “Persona, diritti e sviluppo nel Mediterraneo”, in collaborazione con l’Università Europea di Roma; abbiamo istituito la Cattedra in “Pace e dialogo nel Mediterraneo”, in collaborazione con l’Istituto Jacques Maritain; abbiamo realizzato ad Alghero, e in prospettiva lo faremo anche in Sicilia, il progetto “MediterranEU”, avente l’obiettivo di formare una nuova classe di giovani imprenditori sociali esperti in sviluppo sostenibile; promuoviamo l’iniziativa “Learning language as a cultural bridge”, progetto di educazione ed integrazione culturale proposto dalla Jerusalem Foundation, che tende all’insegnamento della lingua ebraica nelle scuole arabe ed all’insegnamento della lingua araba nelle scuole ebraiche; infine, abbiamo disposto l’assegnazione di borse di studio agli studenti di famiglie in difficoltà a causa del Covid, che frequentano il Collegio Mayor Universitario Marqués de la Ensenada a Madrid.
Quanto poi al settore “Arte e Cultura”, cito a titolo esemplificativo che sosteniamo da anni l’attività della Fondazione Whitaker, con sede a Palermo, che promuove la divulgazione dei valori artistici e culturali, lo studio e la conoscenza della civiltà fenicia-punica del Mediterraneo; abbiamo promosso e realizzato quest’anno la grande mostra “Chagall e la Bibbia” a Catanzaro, rendendola ad ingresso gratuito per tutte le scuole della Provincia, e la mostra di Andrea Pazienza a Bologna; analogamente, a Roma, su mio impulso, abbiamo recentemente inaugurato la mostra “La Scuola di Piazza del POPolo” a Via Margutta; sosteniamo da varie edizioni il Campus internazionale dell’associazione Narnia Arts Academy, che prevede la realizzazione di corsi di alto perfezionamento artistico per giovani in tutti i campi, con insegnanti provenienti dalle più importanti scuole internazionali, e realizza ogni anno a Narni il “Narnia Festival”; promuoveremo quest’estate la rassegna “Vivere nel sole. La poesia in viaggio al Sud”, manifestazione itinerante dal Lazio alla Sicilia, con la partecipazione di poeti, scrittori, attori e musicisti, nei teatri più famosi delle città del Meridione; sosteniamo da svariati anni il “Talent Prize”, il Premio per i giovani talenti dell’arte che, in prospettiva, riguarderà sempre di più gli artisti emergenti dei Paesi del Mediterraneo e del Medio ed Estremo Oriente; infine, sosteniamo da molti anni la Conferenza Internazionale del Mediterraneo “Multaqa de las Tres Culturas”».

Qual è la sua visione per la filantropia del futuro?

«Per quanto mi riguarda, è l’essenza principe del vivere e ad essa bisogna fornire tutte le opportunità perché divenga il cardine essenziale del vivere di una società civile e quindi lo sforzo di uomini, istituzioni e soprattutto, se posso permettermi di dirlo, dello Stato nelle sue articolazioni anche periferiche, dovrebbero porre la filantropia come elemento fondante del loro esistere».