Quali sono le motivazioni che hanno portato alla fondazione di Children of Africa?
«L’iniziativa è nata nel 2002 in seguito ad un viaggio in Kenya di due amiche, di cui una era mia madre, che decisero di offrire un aiuto concreto a persone che vivono in condizioni di grande disagio economico e sociale, in particolare ragazze che incontrano grandi difficoltà nel frequentare le scuole ed essere avviate ad un lavoro. L’opera è stata dedicata alla memoria del giovane Domizio Lepori, scomparso tragicamente nell’affondamento del traghetto Joola in Senegal, la cui esistenza è stata caratterizzata da un profondo impegno a favore degli emarginati del pianeta». A settembre abbiamo registrato un nuovo nome per la Fondazione: Children of Africa Foundation. Questa decisione è nata dall’esigenza di unire le due anime della nostra organizzazione: quella svizzera, fondata a Lugano nel 2002 e conosciuta fino ad oggi con il nome di Fondazione Child to Child for Africa e quella keniota, fondata nel 2005 con il nome di Children of Africa Organization. Abbiamo pensato che fosse l’occasione perfetta per creare un nuovo logo, partendo proprio dalla fusione degli elementi che caratterizzano le nostre due realtà. Per questo abbiamo scelto il colore rosso, che simboleggia la terra del Kenya ed è anche il colore che contraddistingue la Svizzera. Il cerchio rappresenta totalità, pienezza e armonia e racchiude l’intera comunità dando voce alle persone che ne fanno parte e supportandone la crescita. Nelle prossime settimane lanceremo un nuovo sito internet con nuovi contenuti e funzionalità, tra cui la possibilità di donare direttamente online con carta di credito o PayPal. Il nuovo sito è www.childrenofafrica.ngo».
Quali sono i principali interventi realizzati?
«Nel 2011 è inaugurato il centro per la formazione professionale femminile Mama Lorenza’s Vocational Centre, che ospita ogni anno 64 studentesse e ha uno staff composto da 10 interni e 6 esterni, tutti locali. La formazione si articola in due distinti settori: sartoria e lavorazione della pelle e management, life skills, cucina, svolgono attività fisica e aiutano nella coltivazione dell’orto, situato all’interno del centro. Con lo scopo di rendere il centro auto sostenibile, abbiamo avviato piccole attività generatrici di reddito: coltivazione di frutta e verdura, allevamento di polli, produzione di pane e relativa vendita e corsi brevi in sartoria, parrucchiera e informatica, aperti alla comunità, che si tengono durante i mesi di vacanze scolastiche. La struttura, situata su un terreno di 1,7 ettari, comprende aule, dormitori, cucine e refettorio, uffici, showroom e saloon, campo da gioco, orto e laboratorio Emèl».
Nell’impostazione del vostro progetto alla formazione deve seguire l’avviamento al lavoro…
«A tale scopo abbiamo infatti costituito Emèl, piccola impresa sociale femminile nata dall’esigenza di sostenibilità di tutti i progetti della fondazione e della scuola professionale Mama Lorenza’s Vocational Centre a cui è profondamente legata, con l’obbiettivo di concretizzare il lavoro di anni e di dare una possibilità di impiego alle ragazze uscenti, in un ambiente protetto e che tuteli i diritti delle lavoratrici donne. Grazie a Emèl disegniamo, produciamo e commercializziamo prodotti fatti a mano e di alta qualità, utilizzando esclusivamente materiali reperibili in loco e coltivando le abilità manuali e artistiche delle giovani donne keniote. In collaborazione con l’azienda Rift AFrica di Nairobi, a novembre 2019 è stato aperto un punto vendita a Diani Beach, all’interno del Diani Shopping Center, la cui attività ha poi purtroppo subito una sospensione a causa della pandemia. In progetto abbiamo anche l’apertura di punti vendita in Svizzera»
Su quali altri progetti state lavorando?
«Abbiamo avviato un progetto di adozione a distanza a sostegno di 82 bambini provenienti da 68 nuclei familiari, raggiungendo circa 400 beneficiari diretti, coordinato da un’assistente sociale locale. Le attività che vengono svolte sono: inserimento dei bambini a scuola; tutela sanitaria, assistenza alimentare e supporto psicologico; accompagnamento e organizzazione di incontri formativi su tematiche chiave per i genitori; accompagnamento per l’avvio di attività generatrici di reddito per i genitori».
In che modo intendete fare conoscere le vostre iniziative?
«Tra marzo a settembre abbiamo lavorato con il professore Enrico Rossi, di SUPSI, che si è proposto di offrire una consulenza per analizzare il posizionamento del nostro brand e sviluppare successivamente una strategia di comunicazione e marketing, nella prospettiva di una collaborazione con il Corso di laurea in Comunicazione Visiva di SUPSI. Il rapporto con gli studenti del corso durerà fino a gennaio e il risultato saranno sei video sulle nostre attività e progetti che ci aiuteranno a presentarci, oltre che a raggiungere potenziali nuovi donatori. Inoltre, abbiamo unsito e siamo presenti su tutti i principali social media, Per portare avanti i nostri progetti in Kenya abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Si può sostenere Children of Africa con una donazione, adottando un bambino a distanza, acquistando uno dei bellissimi prodotti Emèl, unendosi al nostro team di volontari o aiutandoci a far conoscere la nostra missione».