Chiara Dynys, una delle più rilevanti artiste italiane contemporanee, ha stabilito con Cortesi Gallery un lungo sodalizio che si rinnova adesso presso gli spazi di via Morigi 8, dove fino al 5 luglio sarà presente con una nuova personale dal titolo Un’eterna ghirlanda brillante, in cui propone quattro cicli di lavori inediti, appositamente concepiti per la mostra milanese, a cura di Giorgio Verzotti, insieme con la serie La Blancheur. L’esposizione potrebbe essere definita «una costellazione di corpi che, quasi fossero senza materia, definiscono un universo luminoso. Una ghirlanda che compare davanti agli occhi dello spettatore e lo rapisce, come se venisse colto da un’immagine di totale assenza di peso che sembra quasi volare davanti agli occhi. Elementi in transizione luminosi e leggerissimi, ma in realtà lavorazioni complesse di alluminio».

Al centro del lavoro risiede, ancora una volta, la contraddizione tra opposti, tra materiale e immateriale. L’installazione, d’impatto museale, si compone di forme dodecagonali di 8 diverse dimensioni. Ogni forma, su taglio d’invenzione dell’artista a ricordare un diamante, presenta 122 facce, in perfetto concerto tra elementi introflessi ed estroflessi, e partecipa a una cometa di elementi disposti a raggiera in maniera irregolare sulle pareti. L’eterna ghirlanda brillante, da cui prende il titolo l’intera mostra, si definisce così, evocando due elementi complementari e insieme opposti: la fisicità scultorea e l’immaterialità luminosa.

Inedito e realizzato appositamente per la mostra da Cortesi Gallery, il ciclo Parade Perspective si compone di una serie di cornici prospettiche in metacrilato, strombate e trasparenti di diversi colori. Completa la mostra l’omaggio di Chiara Dynys alle celebrazioni per l’anno canoviano, tramite il ciclo La Blancheur, in precedenza esposto presso la Galleria Casamadre di Napoli. La serie La Blancher, termine francese traducibile con “il candore”, è improntata sulle foto originali dell’artista nella gipsoteca di Possagno – Museo Canova; queste ultime riprendono particolari che, attraverso la moltiplicazione spaziale, diventano specchi. Raccoglitori di luce in cui, specchiature accostate a immagini di neoclassica perfezione, creano un cortocircuito tra realtà, percezione ed illusione. La Blancheur è un’esperienza provvisoria di assenza di peso che ci impone oggi la comunicazione, ancora più appesantita dalle velocissime trasformazioni. Un momento di pura sospensione. In mostra anche gli ultimi esemplari del ciclo Tutto, la cui idea di base è l’opposizione e il collegamento fra la storia e la contemporaneità.

Di Naturalismo Cosmico, si deve invece parlare a proposito della mostra personale di Tiziana Lorenzelli, a cura di Vera Canevazzi, che trasforma sino al 22 luglio gli spazi della galleria luganese in un universo di installazioni metalliche e brillanti, alcune appositamente progettate per gli ambienti della Cortesi Gallery.

La mostra si sviluppa principalmente intorno al tema della Natura, intesa in tutte le sue forme terrestri e cosmiche, nei meccanismi di forze che la regolano e nella necessità, oggi sempre più impellente, di tutelarla. La Natura è concepita nella sua mutevolezza, nel suo continuo trasformarsi ed evolversi in relazione agli altri elementi, allo spazio che la circonda, alla luce e a noi spettatori che assistiamo a una cosmogonia dell’universo, al suo stesso crearsi e farsi mondo celeste. È proprio questa dimensione cosmico-spaziale dominata da campi di forze che Tiziana Lorenzelli vuole ricreare, facendoci immergere in vere e proprie costellazioni scultoree in cui ogni opera è studiata e realizzata insieme all’ambiente circostante.

Il tema della Natura, al centro della riflessione dell’artista da più di quarant’anni, è sempre stato veicolato dall’utilizzo di metalli, di recupero o di nuova produzione. Negli ultimi dieci anni l’attitudine alla sperimentazione di Tiziana Lorenzelli si è concentrata su un nuovo materiale, Aluflexia® Recyclable Alluminium, da lei stessa inventato. Nel lavoro della Lorenzelli la ricerca formale è sempre stata arricchita dalle sperimentazioni sulle nuove tecnologie. Da anni è ad esempio concentrata sull’utilizzo dei magneti, con cui affigge le sculture al muro, arrivando fino alle sospensioni gravitazionali delle Flying Sculptures. Recentemente ha inoltre realizzato delle opere in NFT: una serie di disegni “stroboscopici” trasformati in crypto arte e l’opera Cobalt Blu Door (2022), video in cui l’omonima installazione in Aluflexia® blu si trasforma ed evolve in un flusso denso e magmatico.

Infine merita un cenno la grande mostra personale Grazia Varisco. Percorsi contemporanei 1957-2022 a cura di Marco Meneguzzo, dal 22 giugno al 16 settembre 2022 a Palazzo Reale di Milano. Questa esposizione racconta il percorso artistico di Varisco dagli anni Sessanta, con le sue ricerche di arte cinetica e programmata fino alle sperimentazioni più recenti. Una sala importante sarà dedicata alla ricostruzione di una storica mostra personale dell’artista alla Galleria Schwarz 1969 a Milano, che ha costituito un momento di sintesi di tutto il periodo artistico-cinetico. Dalle prime ricerche, il lavoro di Grazia Varisco ha una costante evoluzione nella sperimentazione di diverse tematiche che mettono in relazione spazio/tempo, caso/programma, presentate in differenti forme espressive non convenzionali.

Le opere di Varisco sono presenti in molte collezioni private e pubbliche, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museo di Arte Moderna di New York, il Museo di Arte Moderna di Bologna, la Fundación Museo de Arte Moderna Jesús Soto di Ciudad Bolivar, il Museo im Kulturspeicher di Würzburg, il Museo di Villa Croce di Genova, il Museo del Novecento di Milano, Le Gallerie d’Italia, Piazza Scala e il Museo Ritter di Waldenbuch.

Grazia Varisco è una delle artiste italiane scelte per partecipare alla 59º Biennale di Venezia, Il latte dei sogni, a cura di Cecilia Alemani. Il suo lavoro Schema Luminoso Variabile R.3D, 1963, è presentato al pubblico nella mostra tematica La tecnologia dell’incanto dedicata agli artisti storici.  La mostra, collocata nel padiglione centrale della Biennale Giardini, si concentra sul rapporto tra corpo umano e tecnologia come membrana e schermo. L’artista ha sempre riflettuto su questo tema fin dai primi anni ’60 quando ha co-fondato il Gruppo T di Milano, con una ricerca artistica dedicata al campo cinetico programmato.