Sara Martinetti, classe 1986, è partita dalla Höhere Fachschule für Tourismus di Samedan per esplorare vari settori nel campo delle PR e della ricerca fondi: dopo avere preso parte al Progetto San Gottardo, ha lavorato per Perfetti Van Melle, ESMO-European Society for Medical Oncology e Forbo Flooring Systems. Dalla fine del 2015 è la responsabile comunicazione, fundraising e progetti speciali di Inclusione andicap Ticino (ex FTIA-Federazione Ticinese Integrazione Andicap) che opera da quasi 50 anni per rendere il nostro Cantone più accessibile, difendendo i diritti delle persone con disabilità. “Persone prima di tutto, perché la disabilità è una caratteristica fra le tante”.
Che cambio di paradigma si è attuato quando nel 2017 avete modificato il nome della vostra associazione?
«Cambiare il nome non è uno sfizio e dimostra la volontà di comunicare diversamente. L’integrazione è adattamento, mentre l’inclusione parte dalla base: quello che vai a realizzare è pensato per tutti, non per un fruitore ideale. Per esempio, perché trovarsi davanti un ostacolo che impedisce di passare oltre, quando si esce di casa? Se quell’ostacolo non esiste, l’ambiente diventa adatto per chiunque».
Oggi la parola “inclusione” è piuttosto gettonata. Voi l’avete adottata già da qualche anno…
«Il termine deriva dalla Convenzione del 2006 delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Tutti vogliono lavorare per l’inclusione, ma non tutti sanno cosa significhi. Direi che siamo stati dei pionieri: abbiamo sempre comunicato in maniera positiva, facendo emergere la persona, non la disabilità, anche se solitamente in questo ambito, soprattutto nella raccolta fondi, la comunicazione mostra facce tristi».
In che maniera il vostro logo traduce questa visione?
«Per capirlo appieno, va paragonato a quello vecchio, che presentava un omino sulla sedia a rotelle. Non volevamo un nuovo logo con una disabilità, fra l’altro escludendo persone con altre disabilità. Per riunire tutti abbiamo scelto un girasole composto da tanti tasselli singoli, uno diverso dall’altro, che rappresentano la società e l’unicità di ciascuno di noi. Il grande tassello giallo identifica la nostra associazione che opera affinché tutti possano far parte della società al meglio delle loro possibilità».
In primavera, durante la fase acuta del Coronavirus, avete messo a punto nuovi progetti comunicativi?
«Abbiamo ideato e divulgato la #cartolinacheavvicina rinfrescando un gesto d’altri tempi. Allineandoci alla campagna del Canton Ticino volevamo sottolineare il fatto che la vicinanza si può dimostrare anche con due righe scritte di proprio pugno. Così siamo stati anche vicini a molti nostri soci/e con disabilità, categoria a rischio che doveva rimanere a casa, spesso isolata. Il riscontro è stato molto buono».
Cosa sono le “piccole gioie” che avete lanciato recentemente?
«Ogni anno promuoviamo una grande raccolta fondi accompagnata da un calendario che regaliamo in cambio di un piccolo sostegno. Quest’anno, vista la particolarità del periodo, abbiamo pensato di raccogliere delle testimonianze di persone con disabilità per parlare dell’importanza delle piccole gioie della vita che nella nostra quotidianità frenetica diamo spesso per scontate. Ci hanno raccontato momenti e gesti che tutti condividiamo. Oltre al calendario diamo spazio a queste chicche attraverso la cartellonistica, il sito dedicato, dei video per conoscere i protagonisti e il making-of del calendario. Sicuramente vogliamo continuare a comunicare la positività e a guardare al futuro con speranza».