Che significato politico riveste questo incontro con Ian Borg, Ministro degli esteri di Malta?

«Le visite diplomatiche come questa rivestono un ruolo fondamentale nelle relazioni tra la Svizzera e il resto del mondo. Questo incontro fa seguito a quello tenutosi a novembre del 2022, quando ebbi modo di recarmi a La Valletta per una visita ufficiale. Malta riveste in questo periodo un’importanza strategica perché è l’unico Paese europeo ad occupare attualmente un seggio non permanente al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Malta ha presieduto questo organo nel mese di febbraio, mentre il nostro Paese a maggio. Inoltre, l’isola si trova al centro di una delle questioni internazionali più complesse, e cioè quella dei migranti che dai Paesi del Nord Africa cercano di raggiungere l’Europa ed è dunque un punto di riferimento di primo piano per comprendere tutti i problemi riguardanti il Medio Oriente e il bacino del Mediterraneo».

Qual è lo stato delle relazioni tra la Svizzera e Malta e quali sono le principali questioni politiche ed economiche che impegnano i due Paesi?

«Posso dire che se anche i due Paesi non hanno una contiguità geografica, lo stato delle relazioni diplomatiche è eccellente e si alimenta attraverso un regolare scambio di informazioni e collaborazioni. Jan Borg si è dimostrato particolarmente interessato a conoscere lo stato delle relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea (UE), in riferimento anche agli intensi colloqui esplorativi attualmente in corso, con i quali il Consiglio federale intende stabilizzare e sviluppare la via bilaterale con l’UE».

Di fronte alle numerose tensioni che contraddistinguono in questo periodo gli equilibri internazionali, quale dovrebbe essere il ruolo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di cui entrambi i Paesi sono attualmente membri non permanenti?

«L’ONU e altre organizzazioni multilaterali sono nate dopo il secondo conflitto mondiale proprio per permettere il dialogo tra Paesi in guerra tra di loro. E questo è particolarmente vero in un periodo di fortissime tensioni internazionali come quello che stiamo vivendo in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, tenendo anche conto del fatto che la Russia è membro permanente del Consiglio di sicurezza e che dunque a maggior ragione dovrebbe essere garante della pace e del rispetto del diritto internazionale. La situazione attuale è molto complessa e i margini di mediazione sono ridotti ma dobbiamo continuare, come Svizzera e come Europa, a compiere ogni sforzo per intensificare il dialogo tra le parti in conflitto anche all’interno di queste organizzazioni».

In un mondo sempre più dominato dalle grandi potenze globali, esiste ancora uno spazio di mediazione da parte di Paesi che vantano una grande tradizione diplomatica, come la Svizzera e Malta?

«Vorrei anche aggiungere un ulteriore elemento. Malta e la Svizzera sono due Paesi che hanno sempre mantenuto la propria neutralità e questo rafforza la loro credibilità nella ricerca di soluzioni condivise che possano porre termine ai conflitti. Il ricorso alla guerra come strumento di affermazione di potenza nelle relazioni internazionali sembrava, almeno in Europa, appartenere alla memoria del secolo scorso che aveva visto il deflagrare di ben due conflitti mondiali. Oggi viviamo in un mondo sempre più globale e interconnesso ma non è possibile lasciare solo alle grandi potenze, economiche e militari, il diritto di governare il mondo. Per questo, ripeto, il ricorso al dialogo e alla mediazione sono lo strumento necessario per ristabilire corrette relazioni internazionali».