Quando ha capito che la sua strada artistica avrebbe unito classica e rock?

«È stata un’evoluzione naturale. Ho iniziato suonando classica, però intanto ascoltavo rock, musica cantautorale statunitense, e le due cose cominciavano a prendere una piega comune, nella mia testa. A un certo punto ho cominciato a sentire l’esigenza di sperimentare, di portare in vita questa fusione, scrivendo io stesso una musica che rappresentasse queste due anime. E non solo, perché anche il pop mi ha sempre affascinato. Ma c’è stato un momento in cui ho avuto una folgorazione: avevo 16 anni e in quel periodo ascoltavo molto metal, era in generale un momento di sperimentazione e alcuni musicisti di questa corrente avevano cominciato a usare il violino folk. In quel periodo io avevo una vera passione per un cd che ascoltavo molto spesso, era dei Rhapsody of Fire, un gruppo nato negli anni ’90 e ancora oggi in attività. Sicuramente quell’ascolto mi diede l’input che aspettavo per iniziare il mio percorso».

Come mai questa fusione ha incontrato l’immediato favore del pubblico?

«Immagino proprio per la natura dei due elementi che lo compongono: il violino è uno strumento che parla direttamente al cuore, quasi tutti coloro che lo ascoltano descrivono un senso di immediata apertura, di subitaneo unirsi alla melodia, e il pop è per sua natura immediato, fortemente empatico e coinvolgente. In più questa unione si presta molto bene al live, è estremante fruibile, richiama la partecipazione diretta del pubblico e questo di sicuro ne ha agevolato la diffusione».

 

In effetti basta partecipare ad un concerto per capire quanto il pubblico sia felice di ascoltare la sua musica, ma quale è stata invece la reazione dei suoi colleghi, quando lei ha proposto di iniziare questa sperimentazione?

«Suonavo il basso in una band e a un certo punto ho sentito la spinta a usare il violino in quello stesso contesto. Inizialmente violino classico e quindi ci fu da parte dei colleghi un po’ di diffidenza: passavo da uno strumento elettrico a uno che non sembrava potesse adattarsi a quel tipo di sonorità. Anche io non sapevo che effetto avrebbe avuto sul pubblico. Ma i miei compagni decisero di appoggiarmi e per fortuna le reazioni furono positive e potemmo continuare su quella strada. Tra l’altro soltanto da poco ho acquistato un violino elettrico a 5 corde, altrimenti ho sempre usato il mio, ma in modo differente, suonando con accenti più vicini al folk. Senza volerne ovviamente dare un giudizio di merito, ma di certo il mio stile è riconoscibile».

 

Con altri strumenti e altri ritmi, ma sono diversi i musicisti classici che stanno portando strumenti tradizionali a suonare per un pubblico molto più numeroso di quello delle sale da concerto. Che cosa ha di “giusto” il momento storico/artistico per permettere questa sperimentazione?

«Sicuramente siamo in un periodo che, più di altri, premia la curiosità artistica. Ma grande tema è di certo l’evoluzione tecnologica. Oggi è possibile sperimentare ogni tipo di sonorità anche nel proprio studiolo casalingo, portando a termine mini produzioni anche estremamente solide dal punto di vista qualitativo, con costi davvero accessibili rispetto ai tempi passati. E questo per me è un dato positivo: si può sperimentare con più leggerezza, meno timori, e arrivare a scoprire qualcosa a cui magari non saremmo arrivati se i costi e i tempi di produzione fossero stati molto più elevati. Quello che invece mi chiedo è se oggettivamente ci sia ancora qualcosa di completamente nuovo da sperimentare sul piano strumentale. Non possiamo ignorare, per esempio, che già negli anni 70, il rock d’avanguardia usava il violino».

 

Lei ha all’attivo due album solista, una partecipazione all’Eurovision Song Contest, che oltre a farla conoscere nel modo, l’ha portata a essere un’icona del talento ticinese, e un numero incredibile di live. Cosa ci regalerà in futuro?

«Recentemente ho suonato con l’orchestra, portando la mia musica a un livello più sinfonico. Dall’inizio dell’anno, sto lavorando al nuovo album che, tanto per non smettere mai di mettersi in gioco, si muoverà su sonorità più elettroniche. Quindi dopo la scorpacciata di live degli ultimi mesi, vorrei dedicare l’estate e l’autunno al lavoro in studio. Il nuovo album dovrebbe uscire per la fine del 2019».