Rosita Celentano: l’impronta Rosita Celentano appartiene a quelle presenze che non cercano il centro della scena, ma finiscono per occuparlo con naturalezza. Figlia di un’eredità artistica importante, ha costruito negli anni un percorso indipendente fatto di televisione, scrittura, impegno ambientale e una ricerca personale coerente e silenziosamente radicale.

Cinque anni fa ha lasciato Milano per seguire un richiamo più profondo: vivere a contatto con la natura. A Lugano ha trovato un nuovo equilibrio, dove il tempo rallenta, il paesaggio respira e la quotidianità si misura nei gesti essenziali. Qui ha dato vita anche a L’Impronta, un format di incontri che porta sul palco di un Teatro, personalità che hanno segnato il pensiero contemporaneo, creando un dialogo aperto con il pubblico su vita, consapevolezza e cambiamento. 

Partiamo da L’Impronta, un nuovo format di incontri con personaggi illuminanti che hai portato su un palco intimo, qui a Lugano…

«Sono molto affezionata a questo format perché nasce da un’urgenza precisa: imparare ad ascoltarsi e a conoscersi davvero. E, prima ancora, accorgersi che le persone buone sono molte più di quanto si pensi. Attraverso questi incontri mi interessa dare un segnale positivo. Per me esiste sempre una possibilità di soluzione. Bisogna solo scegliere da che parte stare: se dalla parte del problema, vivendo in modo superficiale e distaccato, oppure dalla parte della soluzione, creando empatia, ascolto e modi gentili».

Cosa significa per te stare dalla parte della soluzione?

«Non è sempre semplice, ovviamente. Ci sono momenti in cui la vita sembra non lasci spazio all’ottimismo. Ma credo che, qualunque cosa accada, si possa scegliere un orientamento interiore verso la felicità. È una decisione che richiede lavoro su di sé, introspezione, ma anche apertura verso l’esperienza degli altri. Gli ospiti de L’Impronta hanno avuto questo ruolo nel mio percorso: li ho incontrati negli ultimi vent’anni attraverso libri, documentari, conferenze o amicizie nate nel tempo. Il loro vissuto mi ha permesso di guardare la realtà da angolazioni diverse. Oggi sono queste persone – per me illuminate – che porto sul palco, perché possano lasciare un segno positivo a più gente possibile».

Parlami di queste persone e di come sono arrivate nella tua vita…

«Alcune le ho conosciute da vicino, altre le ho seguite per anni. Quando incontrai Daniela Lucangeli, professoressa di Psicologia dello sviluppo e dell’Educazione all’Università di Padova, esperta di psicologia dell’apprendimento, impegnata in progetti di alfabetizzazione e divulgazione di tematiche legate alle neuroscienze, apprendimento, psicologia e pedagogia, eravamo entrambe ospiti a un TED, ne fui subito affascinata non solo dalla professionalità ma soprattutto dal modo di porsi verso i giovani e mi ha molto colpito il suo stile nel divulgare argomenti drammatici e difficili con delicatezza e determinazione che ti facilita nel capire concetti profondi. Oggi abbiamo un rapporto di grande stima, diretto e affettuoso. Massimo Citro della Riva è un altro riferimento importante, così come Nicolò Covoni con il progetto Still I Rise, che costruisce scuole gratuite nei contesti più difficili del mondo, dall’Africa alle favelas brasiliane. Sono persone che agiscono nel concreto, non solo nel pensiero.  È attraverso questi incontri che mi sono sentita progressivamente più serena e centrata».

https://ticinowelcome.ch/eventi/incontri-e-corsi/rosita-celentano-lugano-impronta-teatro-foce/Non esiste una via per la felicità: la felicità è la via’. Nella tua esperienza, in che modo scegliere la felicità è diventato uno stile di vita?

«Mi chiedono spesso: Allora non soffri più?”. La risposta è semplice: certo che capita di soffrire. Le difficoltà, le paure, le fragilità restano. La differenza è nel modo in cui le attraversi. È l’uso che decidiamo di fare con ciò che ci succede che fa la differenza nella nostra vita e con le nostre emozioni. Oggi le vivo con una consapevolezza diversa: riconosco che spesso sono proprio le difficoltà a farsi maestre, costringendoci a evolvere.
Ed è bello e importante tornare ad esser “grati” per ciò che si ha ma soprattutto a saper esser grati delle difficoltà che incontriamo perché sono le vere opportunità di crescita.
Ogni caduta è un’opportunità. La gratitudine è diventata un esercizio quotidiano, sempre più consapevole, che mi porta a contatto con il mio cuore. È come se la vita spostasse continuamente il punto di vista, per riportarti – a volte con delicatezza, altre con forza – su una direzione più autentica e giusta per noi, anche se in quel momento pensiamo che non sia così. Per me, l’autenticità ha significato anche questo: non essere solo una persona di spettacolo, ma concedermi esperienze reali, fuori da ogni ruolo. Come quando lavorai come cameriera in un ristorante a Firenze, o quando, ancora molto giovane, scelsi di fare volontariato in una casa di riposo, dove mi sono presa cura dei poveri vecchietti abbandonati lì in un modo così profondo che non avevo mai provato».

La sensibilità per l’ambiente e per la difesa degli animali e delle persone fragili è presente da sempre nella tua vita…

«È istintiva, fa parte di me da sempre, ed è anche un’eredità familiare. Ho preso il testimone in queste battaglie sociali da mio padre (Adriano Celentano) che è sempre stato molto sensibile ai temi ambientali e sociali, e questo ha rafforzato una predisposizione che era già in me. Credo molto nel valore delle scelte quotidiane. Ogni gesto di consumo sostiene un sistema, e quindi anche decisioni minime hanno un impatto reale. Abbiamo il potere di indirizzare il mercato, peccato che la gente o non se ne rende conto oppure se ne frega, perché ogni volta che acquistiamo qualcosa, di qualunque tipo, noi “finanziamo” un’azienda. Ecco perché è fondamentale decidere a chi dare i nostri soldi. Se cresce la consapevolezza dei consumatori, il mercato si trasforma. Nulla è neutro, neppure ciò che sembra insignificante».

Essere vegana è un modo molto concreto di praticare quello in cui credi…

«Per me non è solo alimentazione, ma un modo di vivere. Nasce da una motivazione etica legata agli animali che si è poi ampliata includendo anche aspetti legati alla salute. Ho approfondito il tema degli allevamenti intensivi, del loro impatto ambientale e delle conseguenze legate all’uso di antibiotici e allo stress animale. Questo ha reso le mie scelte sempre più allineate. Da decenni non acquisto prodotti animali, abiti, cosmesi, cibo o altro e ho ridotto progressivamente tutto ciò che è superfluo. Non si tratta di rinuncia, ma di coerenza. Quando ciò che fai coincide con ciò che senti, tutto diventa più leggero. Ed è bello addormentarsi sapendo che hai fatto un’azione buona o che comunque non ha danneggiato nessuno».

Hai parlato spesso dell’importanza di prevenire le malattie attraverso scelte consapevoli…

«Credo fortemente che la prevenzione dovrebbe avere molto più spazio della cura. Ogni giorno possiamo agire per non arrivare alla malattia, attraverso abitudini e qualità del nostro equilibrio interiore. Non è solo una questione alimentare, ma riguarda anche il modo in cui pensiamo e viviamo. Quando si sviluppa un atteggiamento più gentile verso la vita – meno aggressivo, meno compulsivo – il corpo risponde. Anche la natura ha un ruolo fondamentale: una semplice camminata nel bosco aiuta il nostro corpo a star bene o a curarsi. In Giappone lo chiamano shinrin-yoku, il “bagno nella foresta”. E poi c’è il corpo, che ci parla: la danza per esempio, tipo il tango argentino, mi ha dato moltissimo in termini di ascolto, presenza e benessere».

Lugano, da cinque anni la tua nuova casa “verde”: qui hai scoperto la forza della gratitudine…

«Ho sempre amato Milano, una città che mi ha dato molto. Ma, a un certo punto ho capito che non era più il mio luogo. Il richiamo per la natura è sempre stato fortissimo, anche grazie agli anni in Brianza e ad Asiago. La svolta è arrivata durante la pandemia, quando il silenzio ha reso tutto più chiaro. Dopo un po’ di girovagare fra campagne e monti, sono arrivata a Lugano. E qui ho avuto una sensazione immediata di appartenenza. La natura, il lago, le montagne, ma anche la qualità della vita e la gentilezza nei gesti quotidiani: elementi semplici ma profondi. Qua ho imparato a salutare gli sconosciuti che incrocio per strada. È un contesto più lento, più umano, più vero. Si vive un senso civico che altrove sembra scomparso».

Sei una donna di contatto e di relazioni: come vivi oggi le relazioni, in questa fase della tua vita?

«Oggi le vivo in modo più libero e autentico. A un certo punto qualcosa si è trasformato profondamente. Dico spesso, con ironia, che perdendo due o tre ormoni per strada con la menopausa, ho “chiuso la boutique”…e questo ha portato a cambiamenti concreti nella mia vita e a lasciare andare un certo modello esistenziale. Non è stata una perdita, ma un riallineamento. È cambiato il corpo, la percezione emotiva, il modo di stare nelle relazioni. Ho semplicemente cominciato a seguire l’istinto e ciò che sento e provo. Credo che negare il tempo, e le sue stagioni, sia molto più faticoso che accoglierlo».

Come vivi il passare degli anni in un’epoca che tende a glorificare la giovinezza?

«Lo vivo come qualcosa di naturale. Il tempo scandito come lo conosciamo noi non esiste e comunque non si ferma, e resistergli è una battaglia persa. Se la felicità dipende dall’assenza di cambiamento, diventa fragile. Io credo invece che la stabilità vera venga da dentro: da un lavoro interiore che non dipende dall’immagine. Quando quella base è solida, il tempo non toglie: stratifica, aggiunge, chiarisce e nobilita».

Chiudiamo tornando a un progetto molto personale: il libro che stai scrivendo con tua cugina, Alessandra Celentano…

«È nato tutto in modo spontaneo. Alessandra è mia cugina, suo padre era fratello di mio padre. Siamo molto diverse, ma profondamente connesse su alcuni valori. Lei mi chiama amorevolmente “l’entusiasta di merda”, e già questo dice molto dei nostri caratteri. Viviamo entrambe a Lugano e questo ci rende molto felici perché abbiamo vissuto lontane per molti anni. L’idea del libro è nata grazie a Domenico Liggeri, il mio autore Tv e PodCast, che ci ha proposto di mettere a confronto due visioni complementari. Stiamo scrivendo di tempo, rispetto, vita e trasformazioni, senza filtri. Ed è lo stesso principio de “L’Impronta”: ognuno di noi lascia un segno, che lo volgia o no. La domanda vera è: “che segno vuoi lasciare nel tuo passaggio in questa vita?”».