Katia Ricciarelli Il richiamo alla classicità greca evocata dall’Ariosto ci immerge in un tempo cortese e elegante dove con umiltà e bellezza le rose chinano i loro petali sotto una goccia di rugiada. Piace pensare che dall’humus evocato dal poeta sia sbocciata un’altra fulgida rosa tramandata poi nel firmamento musicale lirico con un nome esotico, “Katia”, soprano e prezioso dono ai melomani di mezzo mondo.

Al di là della aulica presentazione del personaggio amabilmente cinto tra le braccia di Euterpe è doverosa una premessa che conferisce a Katia l’unicità della sua voce e del suo canto.

In un glossario nel quale curiosamente prevalgono criteri di valutazione vocale vagamente muscolari, i cantanti lirici vengono definiti ora con voci leggere, liriche, liriche spinte, drammatiche, verdiane o pucciniane, veriste, wagneriane, barocche e quant’altro, esulando da un principio fondamentale tramandato da una sparsa dinastia di geni compositori che hanno tracciato sul magico rigo musicale note, drammaturgia e persino insite regie teatrali. All’interprete il compito della grande esecuzione musicale e vocale attraverso l’ascolto edonistico intelligente della propria voce, dalle “aree del piacere” (vere e proprie custodie dell’essere, del pensiero e infine del colore vocale).

La sintesi di questo principio di fisiologia vocale è nel canto, o meglio, nel Bel Canto di Katia Ricciarelli, ben rappresentato nella trasposizione cinematografica dell’Otello di Giuseppe Verdi, realizzata nel 1986 da Franco Zeffirelli con la direzione musicale di Lorin Maazel. La nobiltà di Desdemona, contrapposta all’isterica gelosia di Otello (interpretato da Placido Domingo) emerge con straordinaria perfezione vocale e drammaturgica.

Katia Ricciarelli Nel momento che precede l’epilogo dell’opera, l’appello invocato tre volte è un “grido” che in Katia Ricciarelli prorompe con un suono vocale strumentale perfetto, umano e straziante. La cantilena del contrabbasso dell’orchestra accompagna l’apparizione di Otello accanto al letto di morte… i baci furtivi rubati alla vita, la condanna di Desdemona, l’epilogo del capolavoro di Giuseppe Verdi. La fine, lo spazio lasciato alle più intense emozioni.

Ritroviamo Katia Ricciarelli tra le eroine pucciniane, Floria Tosca, Suor Angelica, Liù in Turandot, Mimi ne La Bohème, Violetta Valery ne La traviata, Amelia nel Ballo in maschera, Elisabetta di Valois nel Don Carlos, Gilda in Rigoletto, in Medea, Adriana Lecouvreur, Anna Bolena, Lucia di Lammermoor, Fedora, Maddalena di Coigny nell’Andrea Chenier, Donna Anna e in altri ruoli dove vocalità tra Adina, Tosca, Euridice o Norma, in Verdi o Mozart, convergono in un solo canto.

Katia Ricciarelli trasfonde il suo patrimonio tecnico vocale alle giovani leve del bel canto attraverso lezioni, masters class, concorsi, atti a continuare e a perpetuare un patrimonio dell’umanità, quale e l’arte della musica e dell’opera lirica.