L’EOC, e in particolare l’Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera Italiana, è stato nominato Centro di riferimento nazionale per l’analisi degli effetti collaterali ai vaccini Covid19. Come avete ottenuto questo prestigioso ruolo?

«È verosimilmente la conseguenza di diversi fattori tra cui la buona reputazione del nostro centro in termini di competenze, di affidabilità e di qualità del lavoro svolto, nonché di un certa rapidità organizzativa e lungimiranza: ci siamo infatti attivati già in estate 2020 con una proposta piuttosto innovativa e dettagliata di come creare un sistema di monitoraggio diversificato della sicurezza dei vaccini Covid, quando la prospettiva dei vaccini, in particolare sulle tempistiche, era ancora incerta».

A che conclusioni siete arrivati al momento? Gli effetti collaterali dei vaccini sono quelli che, in termini di quantità, gravità e tipologia, vi aspettavate?

«La maggior parte degli effetti collaterali dei vaccini anti-Covid utilizzati in Svizzera sono quelli che erano noti dagli ampi studi clinici che hanno portato all’omologazione e quindi ce li aspettavamo. Si tratta ad esempio di dolore e arrossamento al sito della puntura, stanchezza, mal di testa o dolori osteo-muscolari, a volte brividi o febbre. Reazioni di regola che scompaiono spontaneamente, o con un trattamento sintomatico, dopo pochi giorni. Non dimentichiamo che questi effetti collaterali sono anche un segno che il vaccino sta funzionando e che il corpo sta costruendo una risposta immunitaria».

 Confermate la loro sicurezza? Cosa direste a chi è indeciso sul fatto di vaccinarsi o no?

«La sicurezza dei vaccini utilizzati in Svizzera osservata negli studi clinici è stata confermata dai risultati nel mondo reale. Sulla base di quanto osservato finora confermo che il rapporto tra rischi e benefici di questi vaccini è indubbiamente favorevole, in particolare per quelle fasce della popolazione che sono più vulnerabili come gli anziani o coloro che soffrono di determinate malattie. A chi è indeciso, direi che è normale e legittimo voler prendere una decisione informata sul vaccino. Consiglierei quindi di documentarsi usando fonti attendibili».

Il ruolo di EOC rispetto ai vaccini si limita alla sorveglianza?

«Intorno ai vaccini, e più in generale alla pandemia, si è sviluppata molta ricerca in EOC, che ha avuto riscontri prestigiosi anche a livello internazionale. Attualmente stiamo studiando l’effetto dei vaccini su pazienti in dialisi, malati oncologici, anziani e altri gruppi specifici. Questo tipo di attività è funzionale ad ottenere una migliore comprensione del funzionamento e dell’efficacia dei vaccini e della risposta immunitaria per categorie diverse di persone. Si tratta di elementi importanti per poter pianificare al meglio la strategia per proteggere le persone dal Covid 19».

Di recente l’EOC è stato inserito nella rete EUVAP – European Vaccine Trial Accelerator Platform. Di cosa si tratta e cosa significa questo riconoscimento per l’Ente?

«Si tratta di un’occasione importante per dare un contributo scientifico concreto partecipando a studi clinici avanzati sui vaccini Covid 19. Gli studi verteranno su popolazioni per le quali vi è una carenza relativa di dati, come donne in gravidanza, persone immunosoppresse ed eventualmente giovani. Si potranno portare avanti ricerche con approcci innovativi, eventualmente con combinazioni di diversi vaccini finalizzate anche ad un miglior controllo delle variant.

Avete fatto molta attività di ricerca sul Covid 19. A che conclusioni siete arrivati? Che cosa è rilevante a vostro avviso? Esse cambiano l’approccio alla prevenzione e alla cura delCovid 19?

«La diffusione del Coronavirus ha imposto alla comunità medico-scientifica di fare ricerca sul tema con una rapidità e ampiezza mai viste. Questo lavoro ha permesso, ad esempio, di studiare in piena pandemia processi per garantire cure di qualità sia ammalati di Covid 19, che a chi avesse altre problematiche; di identificare farmaci di uso comune per combattere la malattia; di disegnare percorsi diagnostico-terapeutici specifici per malati Covid 19 con patologie concomitanti o fattori di rischio, e molto altro. Non si tratta di risultati astratti, ma si potrebbe dire che la ricerca clinica e di laboratorio abbia migliorato la risposta dei nostri ospedali alla pandemia, nonché permesso di proteggere dal contagio in modo efficace sanitari e pazienti».

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