Rapporto tra imprenditorialità familiare e finanza: questo il tema dell’incontro luganese, moderato da Carmine Garzia, Professore di Strategia e Imprenditorialità presso la presso SUPSI. Focus specifico, le dinamiche dei mercati privati e le differenti strategie e modalità di crescita delle imprese.
“Il capitalismo familiare è qualcosa che come Ceresio Investors conosciamo bene e con cui ci relazioniamo quotidianamente per supportare i nostri clienti imprenditori e le loro aziende con un attività che parte dall’advisory con una relazione di lungo termine e che poi può sfociare di fronte ad un progetto di sviluppo interessante anche in un attività di investimento di minoranza in affiancamento all’imprenditore – ha spiegato Alessandro Santini, Head of Corporate and Investment Banking ed Executive Board Member di Ceresio Investors. – la nostra attività Private si basa su tre semplici principi: gli uomini, l’allineamento di interessi e le operazioni dirette”.
Sulla stessa linea Giovanni Tamburi, Fondatore e Presidente di TIP – Tamburi Investment Partners S.p.A., che ha evidenziato il valore di un approccio di investimento basato sull’accompagnamento all’imprenditore nel lungo periodo: “Il nostro approccio si differenzia molto da quello dei fondi di private equity, specie da quelli che privilegiano l’uso della leva finanziaria. Investiamo a fianco dell’imprenditore con quote di minoranza, senza prendere la governance, perché crediamo che sia lui il miglior gestore della propria azienda. La coerenza e la visione a lungo termine sono fondamentali.”
Attilio Ievoli, Presidente di Next Geosolution, ha illustrato il percorso di trasformazione e diversificazione della sua azienda, sottolineando l’importanza dell’innovazione tecnologica e di una strategia lungimirante. “L’innovazione e la diversificazione – ha dichiarato – sono stati i pilastri del nostro successo. La quotazione in borsa ci ha permesso di competere a livello globale e di attrarre i migliori talenti, garantendo una crescita costante e sostenibile.”
Luca Arnaboldi, Managing partner dello Studio Legale Carnelutti, ha elogiato l’unicità dell’imprenditore, descrivendolo come “una figura antropologica” che richiede il supporto di professionisti con competenze diversificate. “Affiancare gli imprenditori richiede una profonda comprensione della loro unicità – ha spiegato. – Ogni imprenditore ha una propria visione e merita un supporto differenziato da parte dei professionisti che lo circondano. Il nostro compito è offrire competenze complementari, che spaziano dal diritto alla finanza.”
L’evento si è concluso con un invito a rafforzare la cooperazione tra finanza e imprenditorialità, attraverso un approccio basato su fiducia reciproca, visione condivisa e creazione di valore sostenibile. Con il programma di investimento “Private Markets”, Ceresio Investors continua a consolidare la sua posizione di riferimento nel panorama finanziario, promuovendo un dialogo strategico e costruttivo tra il mondo degli investitori e quello imprenditoriale.
Ceresio Investors rappresenta il gruppo bancario svizzero che fa capo a Banca del Ceresio – specializzato nella gestione di patrimoni, nella custodia titoli, nel Corporate & Investment Banking e nel consolidamento fiscale e patrimoniale – fondato nel 1919 a Milano da Antonio Foglia. La terza generazione della famiglia Foglia è attiva oggi a Lugano attraverso la capogruppo Banca del Ceresio, a Milano tramite Ceresio SIM, Global Selection SGR e Eurofinleading Fiduciaria; a Londra con Belgrave Capital Management. La solidità patrimoniale (Leverage ratio semplificato 38.9%), la reputazione nella gestione (CHF 8.4 miliardi di attivi in gestione) e la logica del co-investimento tra proprietà e clientela rappresentano da sempre i suoi principali elementi distintivi.
Le aziende familiari in Svizzera e Canton Ticino
Si stima che circa l’88% di tutte le aziende in Svizzera siano di proprietà familiare. Le aziende a controllo familiare giocano un ruolo significativo nella Borsa svizzera (SIX Swiss Exchange). Circa 99 aziende su 268 quotate in borsa sono a conduzione familiare. Tra queste, sei delle 20 aziende più grandi, come Roche, Swatch e Schindler, sono sotto controllo familiare.
Passando al Canton Ticino, l’AIF, l’Associazione Imprese Familiari Ticino in collaborazione con la SUPSI, Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana ha sviluppato un osservatorio che monitora 8.461 aziende, di cui 6.444 SA e 2.017 SAGL a controllo familiare, basate nel Canton Ticino. Secondo le stime dell’osservatorio le SA e le SAGL a conduzione familiare presenti in Ticino forniscono lavoro a 83.808 collaboratori, con ricavi aggregati di circa 20 miliardi di CHF. Gli investimenti tangibili delle SA familiari ticinesi sono stati stimati in circa 7,7 miliardi di CHF nel 2022.
Un’indagine approfondita focalizzata solo sulle aziende familiari associate ad AIF ha evidenziato che circa il 60% delle aziende intervistate è stato fondato a partire dagli anni ’50, il 12,3% ha addirittura origini prima del 1900, il 90% delle imprese è stato fondato in Ticino. Si tratta prevalentemente di aziende di medie dimensioni, infatti circa il 34% delle aziende ha tra 10 e 50 dipendenti, solo il 12,3% delle aziende ha oltre 250 dipendenti. Le aziende sono ripartite in modo equilibrato tra i tre macro settori dell’economia: circa il 41% operano nei servizi, il 33% circa sono aziende manifatturiere e il 26% circa sono aziende commerciali. Le aziende familiari ticinesi sono attive sui mercati internazionali, oltre il 50% delle aziende esporta, prevalentemente in Europa, e il 30% del campione esporta per oltre la metà della propria cifra d’affari.
Le aziende familiari ticinesi sono per il 37% alla seconda generazione, per il 36% circa alla terza generazione e per il 27% circa sono alla quarta generazione o oltre.
L’identificazione tra famiglie e aziende è piuttosto marcata, infatti il 58% delle aziende ha un consiglio di amministrazione (CDA) composto esclusivamente da familiari e solo il 15% ha un CDA con una maggioranza di membri esterni. I soci e membri delle famiglie proprietarie hanno un ruolo importante nell’operatività, infatti nel 60% dei casi i familiari lavorano per l’azienda, anche se non hanno ruoli di direzione.
Il tema del rapporto tra famiglia e impresa è particolarmente rilevante per questo tipo di realtà imprenditoriali, la maggior parte delle aziende ha intrapreso delle azioni per gestirlo, ma con approcci diversi. Il 27% delle aziende ha un patto di famiglia, circa il 34% ha un patto parasociale tra gli azionisti, poco meno del 19% ha considerato di formalizzare le regole di entrata e di uscita dei familiari nell’azienda.
Il 46% delle intervistate ha già definito un processo di successione, poco meno del 14% ha già eseguito una successione (da meno di dieci anni), mentre circa il 40% non ha ancora affrontato il tema.
Il 60% delle imprese interessate rifiuta categoricamente l’opzione della vendita dell’azienda e poco meno del 18% ha valutato l’opzione, ma la considera poco probabile.