L’occasione per incontrarla si è presentata durante la scorsa edizione del Lantern Fund Forum, convegno sulla finanza che si tiene annualmente a Lugano, nel quale Cristina Ungureanu è intervenuta con una relazione dal titolo “ESG State of the art and key developments”, focalizzandosi sul ruolo della Governance, il suo tema di punta.

Si parla di sostenibilità e responsabilità sociale oramai in tutti i settori, ma cosa si intende nel settore finanziario quando parliamo di ESG (Environmental, Social and Governance) e che cosa sono i principi SRI (Socially Responsible Investing)? 

«I fattori ESG “sociali, ambientali e di governance”, sono criteri specifici delle tre corrispondenti aree che vengono considerati in un processo decisionale di investimento, insieme all’analisi fondamentale, per creare valore aggiunto sia per l’investitore sia per la società nel suo complesso.  Il concetto di investimento socialmente responsabile (SRI) si declina con attività che perseguono obiettivi tipici della gestione finanziaria, tenendo però in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di governance delle attività economiche. Si tratta di linee guida di esclusione o di integrazione legati ad aspetti di sostenibilità che vengono considerate nei processi di investimento. Un’azienda della portata di Eurizon, che gestisce un patrimonio di 326 miliardi di euro, ha voce in capitolo anche sulla governance delle aziende in cui investe. Gli azionisti non vengono considerati solo come detentori di titoli, ma come proprietari (“shareowner”) e il dialogo con loro sulla condivisione di intenti è importante. Basti pensare che all’interno della società lavorano 17 persone che seguono gli investimenti ESG, a dimostrazione dell’importanza di questo settore». 

Come mai si è cominciato a parlare di “investimenti etici” e chi ha lanciato questo trend?

«Bisogna sapere che il primo paese che ha iniziato a promuovere la sostenibilità aziendale è stato il Sudafrica col black empowerment, l’assunzione di potere e responsabilizzazione da parte della popolazione di colore. Questo fattore è stato determinante ed ha portato alla consapevolezza dell’importanza degli aspetti sociali nel governo societario. Quel particolare momento storico ha fornito le basi per iniziare a parlare di responsabilità sociale nel contesto aziendale. Nel 1996, Eurizon è stata la prima società a lanciare i fondi etici in Italia e a quei tempi eravamo precursori anche a livello europeo.  In seguito, nel 2014, siamo stati una delle prime SGR ad adottare i principi di stewardship, l’azionariato attivo nei confronti di un’emittente. Come precisato prima, gli azionisti, in quanto proprietari di una quota dell’azienda, hanno il potere di influenzarne i processi decisionali attraverso l’intervento e il voto in assemblea.  L’anno successivo ho avuto l’occasione di diventare la responsabile Corporate Governance di Eurizon, la prima Asset manager a ricoprire un ruolo di Governance/Stewardship in Italia. Con la crisi finanziaria che l’Italia stava attraversando in quel periodo, la governance è stata vista come un elemento di salvezza, il punto di svolta per far ritrovare la fiducia agli investitori che hanno ricominciato ad essere più attivi e ad avere una voce in capitolo nella vita aziendale. Nello stesso anno con Eurizon abbiamo sottoscritto i principi PRI che guidano l’investimento responsabile e due anni dopo abbiamo integrato i fattori ESG nel processo di investimento e in tutti i fondi a gestione attiva».

Lei è riuscita a profilarsi in un settore piuttosto governato da uomini, soprattutto all’inizio degli anni 2000. Quali ostacoli ha dovuto superare?

«Non è stato molto semplice, soprattutto all’inizio. Ero giovanissima quando ho cominciato a lavorare nel settore finanziario, in Sudafrica, ma quando si dimostrano professionalità e credibilità il riconoscimento diventa immediato e ritorna a tuo vantaggio. Gli anni tra il 2006 e il 2007, a mentre lavoravo a Londra, erano durissimi, si sentiva la crisi e c’era una competitività molto forte tra i vari player del mondo finanziario tutti orientati a un profitto veloce senza riguardo per nessun’altra cosa che quello. Per una donna era ancora più difficile e, oltretutto, la vita personale era inesistente. Ho deciso poi di trasferirmi in Italia per finalizzare un dottorato sulle banche e la Corporate Governance. Nel frattempo ho proseguito anche col lavoro e pubblicato vari articoli sulla Corporate Governance e sul sistema regolatorio finanziario. Mi interessava soprattutto la parte teorica per capire cosa guida il governo aziendale».

Lato accademico della governance. Lato pratico, ma anche teorico. La pausa accademica l’ha aiutata a crescere e anche ad acquisire delle conoscenze approfondite sul tema della governance. Progetti per il futuro?

«Vogliamo rimanere in prima linea non solo come prodotti, ma anche con la nostra attività di “active ownership”, diventando ancora più incisivi nell’esprimerci attraverso il dialogo che abbiamo con gli emittenti e il processo di esercizio di voto.  Significativamente, gli aspetti ambientali, sociali e di governance devono essere vincenti per ogni azienda che vuole degli investitori sani, fedeli e di lungo periodo. Perché ogni azienda ha gli investitori che si merita».