L’USI è una realtà da 25 anni: oggi ha 3.350 studenti provenienti da 100 Paesi, 10mila alunni nel mondo, è ben presente nei principali ranking internazionali e ottiene fondi di ricerca competitiva per circa 20 milioni di franchi annui. Ma non si ferma qui il percorso di crescita di una delle più giovani università pubbliche in Svizzera e l’unica di lingua italiana nel Paese. Il futuro, infatti, è ricco di interessanti prospettive, con progetti, iniziative, e soprattutto tante idee e curiosità accademica che andranno ad alimentare l’essenziale attività di ricerca, un’attività, questa, che fornisce un “prodotto” unico: l’USI fa conoscenza. Da un quarto di secolo questa conoscenza percorre tre vie principali: quello della formazione (con la trasmissione del sapere agli studenti), della ricerca (con la scoperta scientifica), e del servizio alla comunità con il cosiddetto “terzo mandato”. Nel corso del 2021, in occasione del suo 25esimo anno d’attività, l’Università della Svizzera italiana propone una serie di eventi rivolti al pubblico, per far conoscere più da vicino la realtà accademica della Svizzera italiana nel suo insieme e per far riconoscere l’USI quale attore essenziale per lo sviluppo socio-culturale ed economico del Cantone e del Paese. Con il Rettore Boas Erez esploriamo queste tre vie e ‘facciamo conoscenza’ con l’USI.

Professor Erez, “fare conoscenza” è il leitmotiv delle celebrazioni per i 25 anni dell’USI. Ci può illustrare questo concetto?

«Il “fare” – o creare – conoscenza è la caratteristica fondamentale di un’università. Per l’USI, come per altri istituti, produrre conoscenza e trasmetterla ci legittima nei confronti delle istituzioni e dei cittadini che ci sostengono, e ci nobilita verso la società nel suo insieme. D’altronde, non potremmo fare altro, ed è anche ciò che abbiamo sempre fatto – e che continueremo a fare – perché fare conoscenza resta al centro del nostro interesse naturale. Questa caratteristica non è tuttavia appannaggio dell’USI. Nella Svizzera italiana si è infatti creata – e si crea tuttora – molta conoscenza in differenti ambiti, ma rispetto al passato ci siamo organizzati, siamo più sistematici, e l’istituzione dell’USI ha contribuito molto a questo processo. In definitiva, il 25° anniversario dell’USI rappresenta un’occasione importante per sottolineare il nostro “essere Università”, una novità portata in Ticino verso la fine del millennio scorso e che ha fatto sì che oggi siamo un Cantone universitario a tutti gli effetti. Durante tutto il 2021 proporremo degli eventi pubblici, con un programma variegato che vuole esprimere la ricchezza intrinseca di ciò che siamo e che facciamo. Il ‘fare conoscenza’ si declinerà anche come ‘farci conoscere, e lo faremo aprendo le porte dei nostri campus sulle nostre molteplici attività di ricerca e sulle nostre ricchezze culturali: si pensi, per fare due esempi, alla nuova biblioteca dell’Accademia di Architettura a Mendrisio e alla preziosa collezione documentale del Fondo Dionisotti presso la Biblioteca universitaria Lugano. Ma non solo, in autunno prevediamo un incontro pubblico con il biochimico svizzero Jacques Dubochet, Premio Nobel 2017 per la chimica, e un grande evento dedicato ai nostri alunni, che a oggi hanno raggiunto quota diecimila nel mondo».

L’USI è ben affermata sul piano nazionale e internazionale, ma apparentemente meno nel Cantone. Perché?

«Ogni tanto ho l’impressione che in Ticino si prenda per scontato il fatto di avere un’università. Credo, infatti che l’USI non sia ancora ‘integrata’ nell’immaginario collettivo, malgrado esista da un quarto di secolo. Nel senso, osservo come le persone tendono a “proiettare” sulla nostra Università delle immagini, o impressioni, precostruite dell’ateneo. Certamente, abbiamo ancora del lavoro da fare per cambiare queste percezioni. In altre regioni della Svizzera, per esempio a Friburgo o a Ginevra, le rispettive realtà universitarie sono ben consolidate e radicate nella collettività – questo grazie alla loro lunga storia e presenza sul territorio, naturalmente. Ma la bella notizia, nonostante la sua giovane età, è che l’USI (e il Ticino come Cantone universitario) non è più ‘tagliata fuori’ dal resto del Paese. Per capirci, nella Berna federale i rappresentanti cantonali sono presenti e partecipano attivamente alle discussioni, alla pari dei rappresentanti degli altri cantoni, e contribuiscono così allo sforzo collettivo di accrescere la conoscenza e il benessere generale in Svizzera. Aggiungo un breve aneddoto: tempo fa in un’intervista radio con il Rettore (italofono) dell’Università di Berna, il giornalista ha chiesto che cosa ne pensasse dell’USI. La risposta: “È una buona università svizzera”. Questo è il punto, non siamo più un’eccezione, facciamo parte di uno dei migliori sistemi universitari al mondo, e trovo che questo sia un bellissimo risultato. Andrei però oltre: se guardiamo, per esempio, ai benefici in termini socio-economici, da tempo diciamo (e misuriamo) che ogni franco di denaro pubblico speso per l’Università nel nostro Cantone è – grazie anche all’effetto leva – un franco ben speso, il che conferma la fiducia dataci dalle istituzioni e dai cittadini. Inoltre, con la partecipazione nelle discussioni menzionate prima, l’USI contribuisce – assieme ad altri attori privati e pubblici nel Cantone – ad accrescere la credibilità complessiva del Ticino nella ‘Svizzera che conta’».

Negli obiettivi di medio termine per il quadriennio 2021-24, oltre al consolidamento dei due mandati classici dell’Università (formazione e ricerca), c’è un cosiddetto “terzo mandato”, ovvero il servizio alla comunità. Di che cosa si tratta?

«Nel 1996, quando fu istituita l’USI, la priorità era costruire una solida base formativa e far crescere l’università, anche in termini di numero di studenti. In seguito, con l’inizio del nuovo Millennio, si è posto l’accento sulla ricerca accademica, specie quella competitiva, che tra l’altro è un importante fonte di finanziamento dell’Università (oggi raccogliamo ca. 20 milioni di franchi all’anno in fondi di ricerca). Già in questa fase si iniziò a sviluppare iniziative volte a servire la collettività, per esempio l’avvio di programmi di formazione continua, l’accompagnamento di startup nei loro percorsi di sviluppo, ma anche i contributi dei nostri ricercatori e professori nel dibattito pubblico e sui media, così come nelle discussioni istituzionali e aziendali quali esperti nei rispettivi ambiti di competenza. Se allora queste azioni erano caratterizzate da una certa spontaneità, oggi sono più strutturate e definite in modo più chiaro nel “terzo mandato” dell’Università, dopo formazione e ricerca quindi. Il terzo mandato si fonda su un concetto di apertura e di trasferimento della conoscenza. Non si tratta di attività con delle finalità specifiche, come ad esempio l’apprendimento di una determinata disciplina professionalizzante oppure di una pubblicazione accademica. Sono piuttosto delle attività complementari alla formazione e alla ricerca, una condivisione della conoscenza che nutre così la crescita socio-economica nella regione. E non si tratta solo di fornire competenze in ambiti quale tecnologia, scienza o impresa, ma anche – e sempre più – spunti per la discussione culturale e sociale. Si pensi, per esempio, ai cicli di incontri pubblici del nostro Istituto di studi italiani, che riscuotono sempre molto interesse da parte della popolazione. In un certo senso, la terza via di sviluppo dell’USI dovrebbe favorire quella integrazione dell’Università nell’immaginario collettivo di cui ho parlato prima, e quindi di sfatare il mito della ‘torre d’avorio’ in cui si pensa che risiedano gli accademici».

Dall’estate scorsa Lei è stato confermato quale Rettore dell’USI per un secondo mandato. Come si aspetta di vedere l’Università nel 2024?

«Nel 2020 abbiamo pubblicato un corposo documento sulla pianificazione strategica dell’USI per il 2021-24. La direzione in cui vogliamo andare, gli obiettivi che ci siamo posti, travalicano questo termine – un orizzonte temporale che è sempre più vicino. Ci sono naturalmente degli obiettivi organizzativi di breve e medio termine, che sono senz’altro raggiungibili come, ad esempio, quelli relativi al processo di consolidamento dell’Università lungo i tre assi di sviluppo principali discussi prima (formazione, ricerca, servizio alla comunità). Io guarderei tuttavia più lontano e anche più in profondità. Vorrei continuare infatti a operare per rendere questa Università un luogo dove chi vi accede lo fa perché è consapevole del valore che possiamo offrire e dell’opportunità che ha per crescere intellettualmente e in modo responsabile. Per fare un esempio, oggi l’USI non rientra fra le scelte ‘naturali’ dei giovani liceali ticinesi – e soprattutto confederati – nella fase di valutazione delle università svizzere dove continuare gli studi – a prescindere dalla disciplina. L’USI, come tutte le università, non offre percorsi di studio in tutte le discipline accademiche, ma sarebbe davvero bello sentirsi dire, un giorno, da un giovane “peccato che non posso venire all’USI per studiare”».

USI: l’università della Svizzera italiana

L’Università della Svizzera italiana (USI) è una delle dodici università pubbliche del sistema accademico svizzero, coordinato da swissuniversities. È organizzata in cinque Facoltà e una ventina di Istituti ed è attiva in diverse aree di studio e di ricerca, in particolare: architettura, comunicazione, scienza dei dati, diritto, economia, salute pubblica, informatica, medicina e biomedicina, scienza computazionale e studi umanistici.

Un anno di appuntamenti

USI25 si articolerà intorno a due temi principali, intrecciati: #facciamoconoscenza, per contribuire a far conoscere meglio l’USI e sottolineare la pluralità di prospettive con cui contribuisce allo sviluppo del sapere; e #USIisU, per raccontare un’università unica e inaspettata dove da 25 anni si può coltivare il proprio potenziale nell’incontro e nel dialogo.

Cinque i momenti cardine: 

  • Facciamo (cono)Scienza, evento di divulgazione scientifica, 23-24 aprile; 
  • XXV Dies academicus, il “compleanno” dell’Università, 8 maggio; 
  • Alumni & Alumnae Reunion, un’occasione di ritrovo per le laureate e i laureati dell’Università, 3-5 settembre; 
  • Festa popolare per il Campus Est, il nuovo Campus USI-SUPSI a Lugano-Viganello apre le porte, 23 settembre; 
  • Incontro con il Premio Nobel Jacques Dubochet, biofisico svizzero, 27 settembre.   

Intorno a questi momenti, diverse iniziative e un calendario con una variegata proposta di altri appuntamenti.