Analizzando le riflessioni sul domani professionale del Forum Economico Mondiale (WEF), si delinea che grazie alla pandemia tutto ciò che veniva ipotizzato come “il futuro del lavoro” è arrivato e che il 50% di coloro che rimarranno nel loro ruolo attuale avranno bisogno, entro il 2025, di specializzarsi e riqualificarsi. 

Viviamo nella società della conoscenza e l’apprendimento permanente – il cosiddetto lifelong learning – ne è la colonna portante. Le costanti evoluzioni degli scenari sociali, economici, politici e culturali, allenano ad apprendere in modo costante e duraturo. Per questo non si smette mai di imparare, sia in modalità formali, come in un percorso scolastico, sia informali, basti pensare a tutte le esperienze e alle occasioni dove c’è la possibilità di accrescere il proprio bagaglio di conoscenze. Questa ricettività agli altri e all’esterno, questa capacità di proiettarsi verso il futuro anziché ancorarsi al passato, aiuta a realizzare al meglio le proprie potenzialità e aspirazioni personali.

Leader sul territorio nel settore della formazione continua, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) è confrontata da 25 anni con le sfide nell’aggiornamento e nel miglioramento delle competenze professionali. Orientata alla pratica, con un costante adattamento dei percorsi formativi e attività di ricerca, in base alle necessità del mercato del lavoro e della società, la SUPSI accompagna annualmente 10mila persone nella formazione continua in 15 aree di competenze.

Qual è secondo lei il ritratto della formazione continua universitaria?

«La formazione continua è il nuovo welfare, il capitale sociale delle persone, una risorsa per adattarsi al cambiamento e vivere bene le sfide professionali e personali. La formazione continua è flessibile e trasversale, abbraccia tutti gli ambiti professionali, può essere accessibile in momenti e modalità differenti. È il risultato di uno scambio osmotico tra i diversi attori del suo ecosistema: oltre a noi, i datori di lavoro, le scuole superiori specializzate, altri enti formativi, associazioni di categoria e professionali, e sindacati. È sviluppata da docenti esperti che hanno una consolidata esperienza e conoscono lo stato dell’arte della ricerca nel loro campo. Due parole chiave per descrivere la formazione continua sono permeabilità e ubiquità. Permeabilità per ampliarne l’accesso riconoscendo in ingresso le competenze ed esperienze acquisite. Ubiquità in quanto si muove tra online e offline e deve saper integrare oltre a quelle nei Campus e nel virtuale, nuove forme di presenza che permettano una formazione continua e diffusa laddove è richiesta».

Quali sono le sfide per il 2022?

«La sostenibilità, alla base della nostra visione di formazione continua trasformativa. Vogliamo dare un contributo importante allo sviluppo durevole della società, dell’economia e della cultura e dei loro impatti ambientali orientando i comportamenti dei professionisti. Abbiamo avviato un progetto pilota per riflettere sul grado di applicazione dei principi e degli obiettivi dello sviluppo sostenibile nei contenuti dei nostri percorsi di formazione continua universitaria.  Alcuni, presentano già oggi un forte orientamento alla sostenibilità, fra di essi in particolare il CAS CRS in Responsabilità Sociale d’impresa, l’EMBA Executive Master of Business Administration, il CAS in Cooperazione e Sviluppo, il MAS Fashion Innovation Management, il MAS Future Mobility and Railways , il CAS in sostenibilità integrata degli edifici, il CAS Il Ciclo Virtuoso della Sostenibilità per costruire Organizzazioni più Resilienti, Sistemiche, Proattive e Rigenerative, il CAS Sustainable Facility Management, e infine in lingua tedesca il CAS in Sustainable Finance,  il MAS Arbeit 4.0 della nostra scuola affiliata FFHS e il CAS Nachhaltige Nachwuchs leistungsentwicklung della Physiotherapie Graubünden di Landquart integrata nel nostro Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS)».

Come è evoluta la visione della formazione continua per i datori di lavoro?

«Sono tornati a focalizzare l’attenzione sulla formazione interna dei collaboratori, che avevano in parte esternalizzato negli anni scorsi, per rilanciarla e progettarla dialogando con i partner dell’ecosistema della formazione continua, per co-progettare percorsi personalizzati. Le aziende valutano e misurano ora anche la propensione all’apprendimento dei loro collaboratori».

Aziende, istituzioni, enti ed associazioni no profit possono co-creare insieme a SUPSI anche percorsi di formazione su misura. Ce ne parli…

«La responsabilità individuale nell’autoapprendimento è determinante, ma non basta, anche il datore di lavoro deve fare la sua parte. Per le aziende la formazione continua è una motivazione premiante, i collaboratori sono soddisfatti e consapevoli delle responsabilità e competenze, si genera un circolo formativo virtuoso. Le proposte di formazione continua personalizzata di SUPSI sono possibili in tre forme: corsi personalizzati per le aziende in funzione dei loro specifici obiettivi, coaching aziendale nella gestione del cambiamento e consulenza sull’applicazioni di metodi e strumenti innovativi. Fra i nuovi temi vi sono la trasformazione digitale e il lavoro agile, le sue implicazioni giuridiche, la diversità nell’organizzazione, il riuso degli spazi, la cyber sicurezza, la responsabilità sociale d’impresa».

La discontinuità storica che abbiamo vissuto che influenza avrà secondo lei nel mondo della formazione?

«La pandemia con l’accelerazione della digitalizzazione ha provocato un impatto importante sulle competenze per il lavoro, che ha generato una forte domanda di personale altamente qualificato. Il futuro del lavoro dipenderà dalla capacità di accogliere il nuovo e di apprendere; le aziende dovranno creare ambienti di lavoro che stimolino e facilitino questo apprendimento continuo. Il futuro sarà inoltre sempre più ibrido, nella formazione come nel lavoro. Occorrerà riorientare i paradigmi per uno scambio tra formazione e lavoro.  Il phygital, con l’integrazione tra il mondo fisico e digitale diventerà lo standard, amplificando il nostro stato di presenza nelle attività di lavoro e apprendimento. Diminuirà la presenza ma sarà più di valore, e con più capacità di equilibrare la sfera lavorativa e quella privata».

A proposito di equilibrio fra vita lavorativa e privata, cosa le piace fare nel suo tempo libero?

«La formazione continua non la vivo solo nella professione che svolgo ma la pratico quotidianamente in modo informale nel privato. Per me è un elisir di lunga vita, il mio brain fitness giornaliero. Attraverso la mia curiosità per il nuovo e il mondo che grazie al web posso percorrere in lungo e in largo anche virtualmente in viaggi avventurosi, proprio come faceva Emilio Salgari».

SUPSI: leader sul territorio nel settore della formazione continua in cifre (2020)

Corsi

1001 corsi lunghi (MAS, DAS, CAS) e brevi, articolati in diverse modalità (in presenza, online, ibride) proposti dai 4 Dipartimenti – Dipartimento ambiente costruzioni e design (DACD), Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale (DEASS), Dipartimento formazione e apprendimento (DFA), Dipartimento tecnologie innovative (DTI) – e dalle tre scuole affiliate – Scuola universitaria di Musica del Conservatorio della Svizzera italiana, Accademia Teatro Dimitri, Fernfachhochschule Schweiz.

I corsi vengono offerti in 15 aree di competenza: Cooperazione e sviluppo; Costruzioni; Design; Diritto; Elettronica; Energia-ambiente-territorio; Formazione-apprendimento; Informatica; Ingegneria industriale; Management; Microbiologia; Musica; Sanità; Scienze sociali; Teatro.

Titoli rilasciati

MAS/EMBA       161 Master of Advanced Studies e Executive Master of Business Administration (EMBA)

DAS       191 Diploma of Advanced Studies

CAS        894 Certificate of Advanced Studies

Dal 2012 al 2020 sono stati consegnati 1344 diplomi MAS.

Partecipanti

8270 iscritti a corsi brevi e lunghi di cui 2200 iscritti a corsi CAS, DAS, MAS

Partecipanti ai corsi, percentuale donne/uomini: 64% donne – 36 % uomini

Età Media: 40 anni per gli uomini, 37 anni per le donne

Per il 90% dei diplomati MAS e DAS le competenze acquisite durante la formazione si sono rivelate utili a livello professionale e personale.